C’è chi dice che il “post-rock” sia morto da un pezzo e che ormai ha già dato tutto quello che poteva dare… beh, sicuramente sono passati i tempi degli Slint e della scena di Louisville, sono passati pure per quel bellissimo “Young team” dei Mogwai, ma in mezzo a tanti “gruppi copia” c’è ancora chi riesce a dare personalità a questo genere. “Killing polar bears” è l’ultima fatica dei Clerville, un trio catanese formato da Marco Papale (chitarra,programming) Davide Trovato (basso, programming) e Davide Chiofalo (percussioni). Ammetto che ci ho messo un po’ prima di capire di che pasta sono fatti questi Clerville ma ad ogni riascolto ho scoperto sempre più particolari che mi erano inizialmente sfuggiti riuscendo
così a dare un senso compiuto al disco. Con questo “Killing polar bears” ci troviamo nei più profondi abissi del mare, atmosfere dilatate da sola musica strumentale e da un’elettronica che non prende mai il sopravvento.
Il primo brano è “667″, suoni “liquidi”, chitarra pulita ed echi di sottofondo che sembrano emessi da un’animale marino (balena?) , un continuo crescere di chitarre che si fanno più distorte fino a placarsi. “Bubble grass” inizia con dei soli suoni elettronici vaganti fino all’intervento di una batteria lenta,quasi trascinata che sembra menare su bidoni di plastica, la tensione poi aumenta e un sibilo assordante simile ad una sirena ci accompagna fino alla conclusione. A metà album troviamo “Gli anni 70 sono finiti da un pezzo”, dieci minuti di
continuo sali e scendi tra “quiete e tempesta”. Tocca ora alla title track “Killing polar bears”, l’atmosfera si fà decisamente più cupa; drone profondi che ci oscurano la già debole luce del
sole sino a farci sentire con la schiena contro il fondale del mare, ma si viene poi tratti in salvo dall’esplosione finale che ci riporta in superficie.
“Telkens weer” è caratterizzata dall’ausilio di programming che si fondono al noise per arrivare alla conclusiva “When i was an angel”; ci troviamo ora in acque calme, chitarre melodiche, un basso che si fà sentire timidamente con l’elettronica che si manifesta immateriale come un fantasma.
Questi tre catanesi sono riusciti a coniugare le “chitarre elettrificate” con le fredde elettroniche riuscendo a creare ambientazioni quasi cinematografiche, una buona prova insomma che spero possa continuare a spingere i Clerville ad una continua evoluzione.
Anche stà volta il “Post-rock” ce l’ha fatta.
(Andrea Tamburini)
Myspace – Scarica (gratis) la compilation con il brano “When i was an Angel”







