In genere quando mi arrivano i comunicati stampa con i quali vengono accompagnati gli album delle band/cantautori cerco sempre di tenermi lontano da ciò che viene descritto; si sà che bisogna tirar acqua al proprio mulino ed il più delle volte si gonfia ciò che purtroppo ha dei piccoli tagli intorno e mai potrà restare pieno e gonfio di quei superlativi arzigogolati impreziositi da parole sbrilluccicanti. Inizio questa recensione in questo modo perchè nelle prime due righe del comunicato stampa sull’album d’esordio di Guido Maria c’erano due accostamenti che mi hanno fatto venire i brividi: Antony Hegarty e Jeff Buckley.
Per questo motivo mi sono avvicinato cauto e con tutti pregiudizi del caso, ma lentamente i suoni all’album mi hanno rapito tanto era il coinvolgimento emotivo che trasudavano le canzoni scritte, suonate, arrangiate, sofferte e donate all’ascoltatore dal giovane cantautore e poeta campano.
Deve aver sofferto molto Grillo. E se i suoi testi non sono direttamente collegabili al suo vissuto, si è comunque fatto carico di dolore altrui visto che tutti i brani stillano un sentimento denso e ombroso tuttavia carico di passione ed in alcuni casi (“Un fiore va a dormire” per citarne uno) anche di fioca speranza. Nei testi, le parole sembrano avere una piccola cordicella sfilacciata che unisce un brano e l’altro come nel caso di “Ferite di Guerre”: “sarà il mare di stelle” e “è autunno a primavera” e ancora “sarà luce su di noi/ferite di guerre” che nel secondo brano “Quello che resta” si collega: “laghi di stelle”; “su un’altalena arruginata dall’autunno/ che foglie rosse scaldano dall’inverno”. In “Le nostre verità” ritorna il paesaggio autunnale; “e ora raccoglie solo foglie mature/che l’autunno dai rami hai lasciato cadere” e si affacciano nuovi e ricorrenti elementi; “Se ad ogni petalo che cade nasce ancora un’altra vita/se per morire basta un graffio o una ferita” nelle successive “Un fiore va a dormire” e “Solitudine” le ferite e la vita si ripresentatno; nella prima “e se ogni tua lacrima rimarginasse una ferita/allora anche una pietra se la sfiori con le dita può diventare vita”, nella seconda invece “Dove non c’è via d’uscita/perchè sei lama e poi ferita”. Si potrebbe andare avanti così citanto i sorrisi amari sempre in “Solitudine” ed il consiglio di una madre (“vivi e per ogni cosa ridi”) di “Trasformati in vento”. Tutto legato stretto e forte da sentimenti puri e disperati come quegli amori impossibili che vengono riflessi da finestre bagnate dalla pioggia, svaniti al primo caldo sole ma con il bruciante ricordo ancora vivo nel corpo.
Ho citato Hegarty e Buckley all’inizio ed anche se il paragone è un macigno non posso non notare delle similitudini che accomunano i tre artisti; le sonorità possono ricondurre al leader dei “The Johnsons” nelle quali troviamo partiture classiche e sognanti, con strumenti delicati e spesso tormentati come il violino ed il piano, i quali si muovono ora fragili (“Le nostre verità”, “Mai più”) ora tesi e struggenti (“Nulla sarà come prima”, “Trasformati in vento”) ora grondanti passione come il tango sanguinante di “Ferite di guerre” e “Inutili Parole”, tuttavia si scorgono in modo leggero elementi elettronici che vanno ad incastrasi in modo naturale tra gli strumenti primari. Le similitudini con Buckley Jr. possono sembrare un tantino presuntuose ma nella voce di Guido Maria si avvertono quei lampi di genio tanto cari al defunto cantante americano come nella bellissima “Un fiore va a dormire”, mentre quando la voce diventa più calda rievoca anche un po’ il Francesco Renga più maturo e post-Timoria, e si sente che tutto gli riesce in modo molto naturale.
L’album necessita però numerosi ascolti poichè nei primi passaggi le composizioni sembrano essere legate l’una a l’altra risultando leggermente omogenee, ma il tutto si dischiude ed i dettagli sonori prendono forma quando non si fa altro che seguire attentamente l’universo musicale del giovane artista per il quale questo primo album si rivela coraggioso nella proposta e molto probabilmente sofferto nella stesura dei testi. Ci aspettiamo grandi cose per il futuro.
(Antonio Capone)
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