Virginiana Miller – Il primo lunedì del mondo (2010 – Zahr/Edel)

Published on maggio 26th, 2010

La prima considerazione che ho fatto sul nuovo album della band livornese è stata; “C’è un gallo in copertina”. Questo significa che l’Insonnia (domenicale?) descritta nell’ultimo brano del precedente album Fuochi Fatui d’Artificio ha ceduto finalmente il passo al sonno ed al risveglio portato dal gallo raffigurato in copertina o dalla “bella canzone” di “Lunedì” con la quale probabilmente i Virginiana vengono dolcemente svegliati per iniziare la settiamana.

La seconda considerazione che affiora, questa volta ascoltando il disco ripetutamente, è data dal fatto che l’album sembra splendere di un’aura più ottimista, tanto nei testi quanto nelle sonorità, o almeno mostra una minore tensione emotiva rispetto al passato, basta ascoltare la solarità della succitata “Lunedì” o quel “giurami che resteremo giovani felici e sempre in bilico sopra queste superfici” di “Acque Sicure” o la finta spensieratezza de “L’Angelo Necessario” (brano contenuto nel film “La Prima cosa bella” del conterraneo Virzì con il quale hanno girato pure il video di “Lunedì”) con il suo sentirsi disposti a diventare qualsiasi cosa (“sono un’icona/la più bizantina/sono le tue aspirazioni/sono aspirina/ per il tuo mal di testa di questa mattina”) pur di sentirsi presi in considerazione; o ancora la generazione myspace intenta a crearsi una nuova vita, molto spesso dimenticandosi che la vita reale è un’altra, vantandosi dei 2500 amici in “L’inferno sono gli altri”, per avvertire una nuova fase compositiva che pianta i piedi ben saldi nel presente.

Ma non ci sono solo onde, sole e amicizie vere o fittizie a rivelarsi in questo nuovo capitolo perchè ritroviamo momenti più intimi e riflessivi come nel dolce incedere de “La Risposta” con la sua calma e decisa dichiarazione d’amore in quel “e alle tue domande la risposta è che voglio te” mentre sempre nello stesso brano c’è un “In fondo in fondo resto sul fondo e mi nascondo” che rimanda le mie memorie a quel “Ogni fondo in fondo è una rincorsa per chi ha fiato ancora da buttare” cantata in “Arrivederci Addio” da Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, dove però nel primo caso si ha la voglia di ripartire nonostante le parole siano pesanti come sassi mentre nel secondo lo spleen resta appiccicato addosso desiderando solo di diventar più leggero. Nell’album trova spazio il lato anglofono dei Virginiana; “Frequent Flyer”, brano di apertura totalmente cantato in inglese, con il suo passo scuro affida ad archi e fiati il clima greve che si respira. Ma il meglio arriva verso la fine con quel piccolo capolavoro dal titolo “Piccolo Oggetto (a)” nella quale il desiderio brucia fino a diventare ossessione in un crescendo sonoro che regala non pochi sussulti.

Seguono a ruota la morbida e adombrata “Cruciverba” tenuta per mano dal clarinetto basso di Beppe Scardino (il ruolo dei fiati in tutto l’album è molto più incisivo rispetto ai precedenti dischi), oramai presenza fissa e preziosa per la band; La radioheadiana, almeno nell’incipit iniziale, “Il Presidente” con la quale i nostri regalano un po’ di vigore rock prima di scivolare nel senso di fallimento delle parole de “La carezza del Papa” dove Simone fa un mea culpa dichiarando “non ho avuto nè figli/ nè gloria o potere/ soltanto canzoni/ che non canta nessuno/che non cambiano niente/che non legano il sangue/spero tu mi perdoni” e che cita a modo suo Papa Giovanni XIII cantando “Tornando a casa stasera/ troverete i bambini/dategli quella carezza del Papa/ ma anche un calcio nel culo va bene”. L’album si chiude con la cover dei Rokes “È la pioggia che va” (anche quest’ultima presente nel film di Virzì), lievemente sotto tono rispetto alla bellezza generata nei brani precedenti.

La band cesella con esperienza l’album nei minimi dettagli e Simone Lenzi si dimostra nuovamente abile paroliere, solidificando il proprio linguaggio espressivo e delizia in modo naturale e geniale con le sue parole; “un disco che sfuma e rimane la cenere”, “metto lenzuola davanti agli specchi/se l’ultima cosa che hai detto è stata rifletti” sono solo alcune delle gemme disseminate nel disco, il quale se fosse un libro sarebbe pieno di sottolineature da memorizzare.

Pensate che il meglio dei Virginiana Miller sia già stato detto/cantato/suonato in “Fuochi fatui d’artificio” o “La verità sul Tennis”?
Allora due sono le cose: O non avete ancora ascoltato “Il Primo Lunedì del Mondo”. O non siete più vivi.

(Antonio Capone)

Myspace

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