Con certi album immaginare e portare la mente molto lontana è assai producente: in un certo senso, si comprende in miglior modo con che tipo di ascolto si ha a che fare.
Per uno come me, che a certi tipi di lavori è sempre stato ben poco vicino, è quasi naturale dubitare, pensando di avere di fronte un album di banale semisperimentazione. Ma mi sono ricreduto, e come: gli Oniric sono una band di tutto rispetto.
Ma, torniamo a noi. Infilate Cabaret Syndrome nel vostro lettore e fiondatevi dritti dritti nella Parigi di fine ‘800, magari in quelle vie lasciate a marcire, dove è semplice trovare ladri in azione e prostitute all’opera. Poi, tutto d’un tratto, tra synth, piano, chitarre acustiche e fisarmoniche onnipresenti, sentite delle dolci ma melanconiche e decadenti melodie. Ed ecco qui la musica degli Oniric: dark-folk-ethereal bagnato dalle dolci armonie vocali di Simona Giusti (molto Charlotte Gainsbourg), che ben si sposano con quelle amare di Gian Vigo. Provate a immaginare Tim Burton in opera di restauro su “Il favoloso mondo di Amelie” e quindi su Yann Tiersen: la colonna sonora ideale sarebbe proprio “Cabaret Syndrome”. Album da segnalare come meraviglioso; in Italia, purtroppo, di musica del genere se ne trova ben poca.
(Davide Ingrosso)
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