Il nostro povero e bistrattato stivale ha un maledetto bisogno di band del genere. Di band che hanno personalità, grinta e soprattutto talento. Questo dovrebbe bastare e avanzare ad incuriosirvi abbastanza per ascoltare questo disco, ma visto che la pigrizia è una nostra non invidiabile caratteristica, è doveroso approfondire.
I No Strings Left hanno scritto un piccolo grande album, divertente, trascinante, energico e potente. Un disco rock per la indie generation immerso nello spirito punk del ’77. Una breve estratto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti fa da introduzione sonora ed “intenzionale” all’album, che parte subito fortissimo con “No Strings Left” e “East Of The Sun”, due pezzi in cui vengono tracciate le coordinate del sound del gruppo napoletano, tra Ramones, Bad Religion, Rancid e Clash. Quelli che ad un primissimo ascolto potrebbero essere classificati come due banali punk song, sono invece arricchite da richiami smaccatamente di rock’n’roll primordiale, come la linea di basso nella prima e l’assolo di chitarra nella seconda. I NSL hanno un’identità solida, un canovaccio ben definito sul quale intarsiano via via qualche ricamo, giusto per render il disco più vario e piacevole. “November” scivola via tra punk attitude, indie britannico e sfumature rockabilly. La nervosa “Manage Your Beauty” sembra scritta apposta per essere suonata live; Tre minuti di sano pogo garantiti, un vero e proprio anthem da ballare e cantare a squarciagola. Chiudete gli occhi e vi sembrerà di sentire il calore e il puzzo di fumo dei piccoli rock club, mentre vi districate tra decine di corpi sudati. Con “Wastin’ Time” la band partenopea si sporca le mani di alternative, tanto da avermi ricordato (speravo prima o poi di poterli citare) i magnifici Warrior Soul di Space-Age Playboys, uno dei migliori dischi degli anni 90, per una delle band più sottovalutate della storia… c’è lo stesso suono acido della chitarre e la stessa insolenza vocale, il ritmo si abbassa, l’intensità no, la canzone ti gira intorno, ti ipnotizza e ti seduce lentamente… fantastico! Non c’è titolo migliore per “Little Song To Dance”, la cui strofa sinuosa sfocia in un refrain assolutamente irresistibile grazie a quei micidiali cori woo-woo in falsetto così sixties, così perfetti che ti si conficcano piacevolmente in testa e non si schiodano più. Da amare incondizionatamente. “The Eternal Promise Of Charm” e “Get Me Out” chiudono idealmente l’album con i due pezzi più punk di tutto il disco, prima che la lunghissima outro lo chiuda anche musicalmente.
I No Strings Left sono una band di cui andare fieri, non hanno la pretesa di inventare niente, ma sanno come valorizzare al meglio un’influenza nobile ma pericolosa come quella dei Clash. La band partenopea ha un piglio combattivo, ma scrive pezzi che potrebbero passare su Virgin a tutte le ore, è una band fondamentalmente punk ma più o meno velatamente rivela uno spettro sonoro molto ampio. Il tutto con le dovute proporzioni ovviamente, anche se al giorno d’oggi trovare un disco punk credibile e che allo stesso tempo ti invogli a mandare al diavolo il tuo capo non è poco. Personalmente mi hanno conquistato totalmente, da stanotte nei miei sogni migliori (categoria musicale, of course) ci sono loro che prendono a calci in culo i Dari a Top Of The Pops. “Tu sogna e spera fermamente, dimentica il presente e il sogno realtà diverrà” (cit.)… let’s try.
(Andrea Gnani)
“Little song to dance”
“No String left”







