Un uomo dai mille volti e dalle mille sfaccettature: questo è John Lennon.
Esattamente trent’anni fa, l’artista inglese, veniva freddato davanti al suo appartamento newyorchese da un pazzo squilibrato.
È difficile descriverlo senza cadere nella banalità e soprattutto nell’errore.
John Winston Lennon, genio musicale prima nei Beatles, poi solista è stato consegnato ai posteri come un santo pacifista. Ma era realmente tutto ciò, questo timido ragazzetto?
Non proprio, è lui il misogino violento descritto nella canzone “Getting Better” (da Sgt. Peppers Lonely Heart Club Band), è sempre lui che descrive i Beatles dei primi tour come giovani degni di un Satyricon: tante le loro ammucchiate selvagge, quasi senza sosta.
La caratteristica fondamentale del Lennon uomo e musicista è il gusto per il nonsense: già dai dodici anni, il piccolo John tiene un giornaletto arguto ed irriverente, chiamato Daily Owl. Le illustrazioni, l’amore per il disegno, ed il pun (tipico gioco di parole della tradizione inglese) sono le caratteristiche delle antologie “In his own write” e “A spaniard in the works”, ad opera proprio di John. Che dire, poi delle canzoni vere e proprie filastrocche senza senso (“I’m the Walrus”), random lyrics incomprensibili. I critici si dannarono l’anima tentando di interpretarle. “Lucy in the sky with diamonds” è l’esempio più eclatante: scritta per il puro gusto dell’intrattenimento e del divertissement. Priva, quindi, di ogni significato.
Lennon musicista sperimentatore, verrebbe da dire. Era lui (e non Mc Cartney) il vero innovatore. Per “Strawberry fields forever” volle registrare i suoni dei parchi e delle strade londinesi. In studio, vennero poi sovraincisi al termine della canzone, dando vita ad un capolavoro inaudito.
Ma ecco, quando pensiamo di averlo afferrato e compreso Lennon dichiara: “Ero molto irritato da questa roba da intellettuale e da tutta quest’avanguardia del cazzo”.
Che dire infine di “Immagine”? L’inno pacifista ed utopico, è classificato da Rolling Stone al 3° posto fra le canzoni più belle di tutti i tempi. Neil Young la suonò in commemorazione per le vittime dell’11 settembre. Le dichiarazioni di Lennon, non lasciano però spazio a dubbi: “Ora Image è diventata una canzone antireligiosa, antinazionalistica, anticonformista, anticapitalistica ma visto che è ricoperta di zucchero viene accettata. Adesso ho capito che bisogna fare. Convincere la gente del tuo credo politico mettendoci un po’ di miele. Era “Working Class Hero” con sopra un pò di cioccolato. Cercavo di pensarla come una canzone per i bambini“.
John Lennon è stato il vero rappresentante di due decadi: gli anni ’60 e le utopie, poi sfociate negli atti violenti del decennio successivo. Beffardo, irriverente, tanto proletario quanto artista illuminato: i veri geni non si lasciano mai incasellare e se amiamo così tanto John Lennon è anche per questo motivo.
(Giorgia Furfaro)







