Ultima fatica per il mio conterraneo Cesare Basile che, con grande e piacevole sorpresa, sforna Sette pietre per tenere il diavolo a bada. Pregiato e delicato, affascina anche il più sordo degli ascoltatori.
Si parte con “L’ordine del sorvegliante” e ascoltarlo è stato come aprire la porta di casa e accomodarsi con sollazzo e relax sul divano di qualche artista maledetto che sa il fatto suo. “Il sogno della vipera” e “L’impiccata” si avvicinano già a quei brani che ti fanno salire un brivido freddo lungo la schiena e ti contorcono mente e budella. Da qui, “ci si alza dal divano” e si prosegue dentro l’appartamento che ora è diventato un labirinto. “Strofe della guaritrice” è una sorta di ballata rock dai toni cupi e stati d’animo monodirezionali. Proseguiamo con “E alavò”, bella, commemorativa di un genere cantautorale ormai scomparso, una riscoperta del bilinguismo che funziona, in questo caso fra italiano e siciliano. “Elon lan ler” è una vera delizia. Non perderei molto tempo nel descriverla, il consiglio è quella di godervela senza l’aggettivo di nessuno, tanto meno il mio.
L’album volge al termine, ma prima di chiudere dobbiamo inevitabilmente attraversare le ultrime tre stanze di questa casa/esperienza passando per “Sette spade”, “Lo scroccone di Cioran” e “La Sicilia havi nu patrui”. L’ultima parola, l’ultima camera, l’ultimo soffio di vento è dato da “Questa notte l’amore a Catania”, la voglia di rialzarsi nonostante la caduta, una forza d’animo che appartiene ai poeti e non al mondo che oggi ha fallito, con le sue false religioni e le prese in giro palleggiate fra capitalismo e comunismo.
Sette pietre per tenere il diavolo a bada è un disco che stra-consiglio soprattutto a chi sa sedersi ad ascoltare. Perdere un’oretta della propria giornata per lasciarsi abbandonare un po’ all’arte e alla poesia. Forse è anche un viaggio in Sicilia, la mia Sicilia, terra del dolce e dell’amaro, di gente fatta di acqua, di mare e della lava del vulcano.
(Alberto Minnella)








Comments