E quale miglior proposito se non quello di voler ascoltare questo disco senza che tutto ciò veda mai una fine? I Laradura, a circa quattro anni dall’autoprodotto Dal tramonto all’alba, tornano con caratteri assai maturi e un decisissimo sound intriso di rock allo stato puro per proporci un full-lenght sulle nove tracce che ben figurerebbe in qualsiasi classifica nazionale ed internazionale.
La band composta da Luca Li Voti (chitarra, voce), Valentino Pirino (chitarra), Antonio D’Urzo (basso) e Gaetano di Giacinto (batteria) si forma nel 2005 e coinvolge un amalgama dalle ottime potenzialità e fornito di una elevata dose di creatività. Grazie ad una diligente propensione verso la melodia già dai primi fuochi si può quantificare con fedeltà il valore di questo Senza fine; la trinità iniziale, all’insegna di una preminenza dell’arpeggio trova, in fila con l’apertura di “Andate in pace”, seguita dal ponte di “In ombra”, la sua naturale conclusione nei primi due minuti circa di “Tony Cascella”, uno strumentale ipnotico che vira nel diabolico tra una pestata di batteria e l’altra prima di un pacioso finale, che non rimane un episodio isolato ma trova il suo naturale seguito nei più veementi contrappunti solistici in “Arpeggino”, un titolo che è più che un movente. Poco prima la fantastica atmosfera da reading night della title-track, quasi un’analisi del pensiero dell’umana realtà e dei suoi slogan, tra autoconoscenza ed autocelebrazione. Interessante nota, non di certo a margine, è l’assunto testuale di “Notte Verde”, celebrazione poetica del Cante Hondo e dei versi di Federico Garcia Lorca. La giusta chiusura del sipario è un antro caldo e movimentato come un cuore, un’acustica versione di un sogno che prima passa nei lineamenti di “Ritorno al vento” e poi scivola bagnata, ridando vita ai colori, tra le tiepide foglie degli oltre sei minuti di “Chiaroscuro”, una voce urlante, quasi a voler riempire un enorme e vuoto spazio aperto accompagna i morsi dell’intelaiatura melodica che prende vigore e ritorna in quiete attraverso innumerevoli scosse di assestamento. Il valore poetico dell’opera da grande visibilità al disco. I Laradura, caduti da un albero per essere gustati spargono semi su un terreno assai fertile, nutrono la terra e si nutrono della terra, in un ciclo senza alcuna fine.
(Lorenzo Tagliaferri)







