Luminal – Io Non Credo (2011 – Black Fading)

Published on maggio 11th, 2011

Se ha senso parlare di musica impegnata, laddove la si voglia intendere come attenta alle dinamiche sociali e antropologiche, i Luminal si collocano in quel quadro già occupato da nomi quali Le luci della centrale elettrica, Giorgio Canali o Il teatro degli orrori. Sin dalla copertina del loro nuovo album Io non credo, infatti, è chiaro l’intento della band di voler raccontare lo spaccato di un’Italia che si presenta frammentata e piena di contraddizioni al suo 150° anno di Unità.

Il volto di Garibaldi che si compone come una sindone su un mucchio di giacche nere vuole essere il simbolo-fantasma di un ideale disatteso, forse distrutto o forse mai realmente esistito. Nove tracce in cui si mescolano rock e canzone d’autore, caratterizzate da un’attitudine post-punk che permette di particolarizzare e rendere distinguibile il sound; nove tracce in cui si alternano le voci, i racconti, le emotività di Alessandra Perna e Carlo Martinelli, coppia leader del gruppo.  La descrizione dell’uomo contemporaneo passa attraverso analisi personali, intimiste, se non autocritiche: non ho più una voglia, non so se l’ho avuta mai / la mia rivoluzione è più irreale di me.  Sono versi del brano d’apertura “Signore e signori dell’accusa”, forti e diretti, che esprimono bene il senso d’alienazione e l’amara condanna alla mediocrità dell’epoca delle dissoluzioni ideologiche. È solo uno dei tanti interessanti spunti dell’album, in cui rassegnazione, utopia, disagio, smarrimento, coraggio e orgoglio si mescolano per celebrare la morte e (forse?) la rinascita dell’individuo e della sua unicità. Come detto, sonorità che spaziano dal post-punk/new wave (“Io non credo, “Non è ancora finita baby blue”), al folk rock (“Il giorno sulla collina”, “L’ultima notte”) e che collocano i Luminal in quella scena indie italiana, fortunatamente, ancora in grado di contare su realtà confortanti e piene di personalità. “Si può vivere” rimane l’unico brano debole di un lavoro, nel complesso, di grande qualità, perché ricco di poesia, di pathos, di varianti, di sfumature, e che, soprattutto, sa coinvolgere e far riflettere. Da segnalare la presenza di Andrea Pesce (Carmen Consoli, ex Tiromancino), piano in “Si può vivere”, “Tutti gridano è finita” e di Nicola Manzan (Bologna violenta, ex Il teatro degli orrori), viola e violino in “Io non credo”, “Niente di speciale” . In quest’ultimo brano la voce sofferta e graffiante di Carlo Martinelli ci accompagna in uno degli episodi più toccanti dell’album, in cui è possibile riconoscersi e perdersi, assaporando il retrogusto amaro dei suoi versi: mi sento cadere / cos’è che io ho? / ho voglia di bere / cos’è che io ho? / non è niente di speciale / non sono niente di speciale…

Io non credo è il secondo lavoro in studio della band, che conferma quanto di buono ha già saputo dimostrare con il disco d’esordio Canzoni di tattica e disciplina. Un ulteriore salto di qualità per i romani Luminal, a cui ora spetta il compito di raccogliere i meritati frutti.

 

(S. de Traumnovelle)

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