Le tre giornate di Milano – MiAmi 10-11-12/06/11 (Live Report)

Published on giugno 23rd, 2011

Arrivare il primo giorno di un festival e sentire come prima cosa il fonico della Collinetta che comunica “È saltata la corrente” non è certo un buon inizio. Il Miami nella sua settima edizione è stato perseguitato dalla pioggia. Acquazzoni, non troppo estivi, che hanno inevitabilmente causato ritardi e rimaneggiamenti sulla scaletta. Spostare il festival nella seconda settimana di giugno (dal 10 al 12) non ha favorito la stabilità metereologica, ma le presenze non ne hanno risentito. Venerdì con la classe innata dei Massimo Volume, la domenica con l’energia dei Verdena, e il sabato con i Casino Royale, il pubblico non si è risparmiato.

Venerdì: Seguire tutti i gruppi è impossibile, a meno di non rinunciare a parte di uno o dell’altro set. Ma interrompere l’ascolto di una band che ti piace è molto difficile quindi qualcuno ne rimane penalizzato. Con i cambi di orario della prima giornata i sacrificati sono più d’uno. Diserto la collinetta (sostanzialmente Iosonouncane e Mariposa) per seguire i concerti di Fine Before You Came, Le luci della centrale elettrica e Massimo Volume. Se i FBYC hanno dato una bella scossa con “Fede”, “Vixi” e l’inedita “Sasso”, saltando sul pubblico in crowd surfing, Vasco Brondi è sottotono. Ad accompagnarlo c’è una band di tutto rispetto, ma le canzoni non riescono a evocare quell’immaginario sgualcito e urlato dei primi live. Brondi è annoiato, o forse è solo la prima data del tour estivo, deve ancora carburare. Gli ultimi a salire sul Pertini sono i Massimo Volume. Un’ora, più bis, che ripercorre la carriera di una delle più importanti formazioni degli anni Novanta, e che ha saputo ricavarsi spazio anche negli anni Zero. I brani di Cattive abitudini si alternano con “Primo Dio” e “Meglio di uno specchio”. Ipnotici e poetici, un live senza sbavature, intenso e coinvolgente.

Sabato: Presentando la line up del Pertini Carlo Pastore (direttore artistico della manifestazione) aveva parlato di sonorità urban. L’inizio è rock’n'roll con i Forty Winks, poi vira verso il soul di Ghemon e Al Castellana, l’adrenalina incontenibile degli LnRipley, e i redivivi Casino Royale. Si potrebbe semplicemente parlare di giornata riempi-pista, d’altronde è sabato bisogna accontentare un pubblico più ampio. Per questo eccetto qualche piccola escursione la serata trascorre in Collinetta, il palco secondario che concede diverse chicche. A partire dagli Iori’s Eyes, dopo un’intro elettronica il trio affila il lato più rock, in particolare sul finale di “Santa Sofia” che si trasforma in coda noise. Tira ancora aria brit con Banjo or Freakout e le sue melodie dream pop, iniettate di piccola elettronica e sostenute da un terzetto classico ben affiatato. La voce di Alessio è sottile, si muove sul ritmo ipnotico della musica come un soffio, vedi “105″. L’italiano ritorna protagonista con Marco Parente, cantautore che alterna ironia e serietà, simpatico e colorato anche nei momenti più grevi del suo repertorio. Chitarra al collo e aria bohèmien per un finale che ricalca la fuoriosa “Sympathy for the devil” degli Stones.

Domenica: L’ultimo giorno e, a detta di molti, il migliore. Molti nomi interessanti, consolidati o ancora da scoprire, nonchè il primo concerto in assoluto, e a volto scoperto, dei Cani, il progetto romano che ha scatenato un hype incredibile sul e grazie al web. La giornata inizia con i bergamaschi Sakee Sed, sbirciando tra il pubblico si vedono Luca, Roberta e Alberto dei Verdena intenti ad ascoltare i loro “fratellini”. La band si prodiga con Rhodes e batteria ottenendo un distillato altamente rock’n'roll, Bacco e “Cenami il cefalo”, con un retrogusto folk, come nella ballata “Tralalala”. Da Bergamo si viaggia fino alla Sicilia di DiMartino. Il trio presenta i brani di Cara maestra abbiamo perso, tra leggerezza cantautorale, fisarmonica e tastiere si viaggia con “Cercasi anima”, “999″ e “Ho sparato a Vinicio Capossela”. Stabile sulla collinetta, dove nonostante siano le 18 non si è ancora scatenata la consueta pioggia, aspetto Bob Corn, un vero idolo dell’indie. Le canzoni sono sistematicamente introdotte dalle sue parole. Racconti di viaggi, di persone o personali e anche il primo “incontro” con Rockit. “non avevo neanche il cellulare figuriamoci internet, degli amici mi han detto che a Fiz era piaciuto il mio festival, Musica nelle Valli”. Una musica semplice e per questo meravigliosa, che incanta, tanto da ottenere un bis che Bob canta in mezzo al pubblico senza microfono, solo con la sua chitarra. I The R’s intanto energizzano a suon di 60s rock il main stage. La collinetta è stracolma, tutti sono curiosi di vedere il volto dei Cani, i fotografi nel pit sono una ventina, pronti a immortalarne l’immagine. Peccato che la band si presenti con un sacchetto di carta in testa. La delusione è palpabile. Una breve intro strumentale e le macchine fotografiche vengono bandite. Non si possono più far foto mentre comincia il vero e proprio live con “I pariolini di 18 anni”. Le buste vengono abbandonate e svelano cinque ragazzi, un gruppo qualunque che fa musica elettronica con buoni testi, però da alcune facce del pubblico sembra di assistere ad un’apparizione divina. Il filo dell’electro continua con i port-royal, ambient e minimal si incontrano con ispirazioni più rock, ma l’assenza dei visuals di Sieva penalizza l’esibizione. L’attesa per i Verdena è mitigata dall’esibizione de Il Buio che scatena un hardcore d’impatto. Il Mi Ami si avvia alla chiusura sulle note della poliedrica band che con Wow, un doppio album pubblicato in un peroiodo in cui i dischi non sono più di moda, È tornata alla grande sulle scene. In scaletta il trio, più il polistrumentista Omid Jazi, seleziona vecchi e nuovi brani. Dalla storica “Valvonauta” a “Badea Blues”, da “Canos” a “Rossella Roll Over”, una lezione di rigore professionale applicato ad una musica folle, che insegue i modelli del rock, li raggiunge e li supera come in “Loniterp” con la sua chiusa alterata e pseudocaraibica. Il modo migliore per salutare il festival della musica bella e dei baci, e dirgli arrivederci all’anno prossimo.

(Amanda Sirtori)

Foto: Jessica Bartolini

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