In un progressivo evolversi di personalità e capacità compositive, lo strato fertile del cantautorato si arricchisce di un nuovo elemento talentuoso di pregio, l’artista mantovano Vincenzo Fasano che è sintesi ed efficacia di un raccounteur aspro e limaccioso che parla, canta e suona della socialità con la schiettezza di una voce sabbiosa che mastica storie senza emettere sentenze, un crooner underground con il rischio dell’avventura ed il calore generale che sa d’antico.
Il Sangue è il suo disco, la sua forza espressiva che si scioglie e coagula in un susseguirsi di canzoni, refrain, pensieri e narrazioni che ti possono strangolare il cuore come accarezzarlo, istinti malinconici da vecchio tabarin sporchi di muffa e macchie di vini pagati a pegno di scommesse irrealizzate; non un cantautorato affollato questo di Fasano, ma un urlare dentro solitario che non si vuole etichettare nello snobismo o peggio, nell’ ermetismo colto di chi la vita non la mastica ma la sputa, ma un rotolarsi nella semplicità di righe e frasi conficcate nell’agrodolce di una poetica di strada, che poi significa verità. Una “prima volta” discografica che l’artista lombardo - siculo di nascita – spartisce in dieci tracce sulle quali imbarca dentro anche collaboratori di tutto rispetto, Dino Fumaretto, Gionata Mirai e Riccardo Sinigallia alle “manopole” del Moog, e la rappresentazione di uno spaccato di società malferma e vita sconnessa è pronta per andare in scena tra colori e sembianze di un marrone brillante.
Con la spiritualità di un Rino Gaetano che aleggia sofferente e accusatorio, il disco da alla mente un immaginario sonoro compiuto e intelleggibile, un compenetrare nelle “sceneggiature” come attori presenti e vivi, mentre Fasano snocciola realtà come la violenza che abbiamo intorno (“Il sangue”), l’illusione di un approdo migrante nella felicità (“Mal d’Africa”), il paso doble di una fisarmonica latin dei falsi miti (“Paiettes”) o gli stupendi barriti brass che muovono l’aria tanghera di “A bocca aperta” ma è meglio fermarsi qui per non svelare tutte le quinte di questo straordinario registrato, una vera scoperta a cinque stelle con un tessuto fortemente amaro e dolce come la vita che abbiamo e che scorre nelle vene, come un sangue pulito che non si vuole infettare di cattiveria e questo Fasano non ce lo manda a dire, ce lo insegna direttamente senza tanti convenevoli.
Un’artista, una conferma consolidata già di primo acchito.
(Max Sannella)








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