Torna in circolazione Bjork, il “folletto islandese”, il “campanellino” magico, dopo una ridda di gossip e ufficiose tiritere stampa riguardanti la natura di questo nuovo Biophilia, disco che sancisce definitivamente la “terza maturità” e la perfezione di un’artista che raddoppia se stessa e si conferma unica e forse l’ultima avanguardista pop sulla terra.
Perfezionista, eccentrica, selenica, una voce che sembra arrivare dallo spazio atemporale, Bjork è arte nell’arte, chiave di volta del pensiero oltre, e dopo un lungo silenzio arriva per divulgare il suo nuovo rivoluzionario album-progetto, ed è tutta una piena metamorfosi astrale in cui ravvede e descrive il filo profondo che unisce gli esseri viventi, va a subliminare con circospezione aperta le relazioni che uniscono musica. scienza, tecnica e la sua tanto amata natura, il suo vizio primordiale; già definito un’opera d’arte globale che inventa un genere, l’App-Pop, il disco formato da dieci tracce, per le quali è anche disponibile singolarmente l’applicazione iPad, oscilla come una forza antigravitazionale, una straordinaria espressività che va ben oltre il cinematico con quale l’artista islandese ci ha viziato sin dal suo lontano debutto, ed è già candidato come uno dei capolavori assoluti di quest’eterna figura senza età, di questa nebulosa musicale di nome Bjork.
In una recente intervista definisce questo lavoro come “.. un manifesto su come io vedo il posto dell’umanità nell’universo e la musica come miracolo dello stesso, ed è quello che da quando avevo due anni ne intonavo intere canzoni…”, ed è vero una volta persi tra gli immaginifici incastri di strumenti musicali inventati apposta per le tracce tra cui la Gravity Harp, realizzata da un tecnico specializzato del MIT e che “classicheggia” futurista in “Moon”; con un look Attenboroughiano frutto dell’estro della stilista olandese Iris Van Heepen, Bjork riesce a sbalordire come non mai, si circonda di laptop, vocals stereo, beatboxer e compositori classici e da il quattro al gioco carillon di xilofono e tubolar kye (“Virus”), partono imperiose le trombe campionate che fanno solennità della libertà musico-mentale che l’artista ricerca da tempo (“Cosmogony”) , dondolano i quattro mega pendoli che oscillando fanno suonare le corde montate all’interno di “Solstice” omaggio a Focault e l’armonia pressurizzata dell’elettronica che disegna pixel e sgreys come fosse un allunaggio dolce nel deliro cosmico (“Crystalline”) e tanto altro in questo magic-box di maestosa fusione di tecnica e grazia fredda.
Biophilia non è detto che possa piacere a tutti, ma a quei fortunati coinvolti in questa nuova avventura gli ermi colli e le amene piazze se le potranno scordare per un lasso di tempo, viaggiare sulla luce impossibile di questa intensità sarà un profondo e sfumato privilegio lunare da legare al dito e orecchio. Capolavoro.
(Max Sannella)








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Bella recensione però anche basta con folletti e campanellini… Bjork è Bjork… PUNTO!