The New Division – Shadow (2011 – Autoprodotto)

Published on ottobre 6th, 2011

A leggere il nome del gruppo, la prima cosa che viene in mente è che stiamo parlando di una cover band. Frullate i New Order insieme ai Joy Division e otterrete The New Division. Ma se è vero che l’abito non fa il monaco e una rondine non fa primavera, fidatevi, in questa recensione ci saranno delle sorprese.

Allora, stiamo parlando di musica anni ottanta. Quella dark dei primi anni del decennio che poi si è trasformata in quel suono elettronico che forse è stato l’unico movimento musicale in grado di unire una generazione intera. Dark, paninari, tutti erano in adorazione di queste nuove sonorità che gettavano i semi per una raccolta fruttuosa che continua fino ai nostri giorni. Stiamo parlando di tastiere, di scatolette magiche con tutte le luci che lampeggiano ritmicamente. Stiamo parlando di riff ripetuti fino all’ossessione, stiamo parlando di un’anima e una conoscenza musicale che va oltre alla sua semplicità del far musica schiacciando un semplice tasto, che spinge l’ascoltatore a un viaggio interiore dove non si conosce la destinazione.
Se poi si viene a sapere che i New Division sono dei ragazzetti, per giunta californiani la cosa diventa molto interessante. Io li immaginavo vecchietti da pub londinese, romantici legati al passato. Cosa vuoi che ne sappia degli anni ottanta un ventenne distratto dal regno attuale del pop? Eppure la musica al giorno d’oggi riesce ancora a stupirmi. Più new che division, l’album Shadow si avvicina maggiormente a quella evoluzione portata avanti dai Joy Division dopo il suicidio di Ian Curtis con il nome New Order. Dico questo perchè nelle 14 track c’è soprattutto una ricchezza elettronica e pochi sentimenti viscerali soprattutto nel cantato, quelli che Ian ne aveva da vendere. Tutto è fin troppo perfetto. Nessun suono distorto, nessuna frase urlata proveniente dallo stomaco.
Ma la semplicità a volte è l’arma migliore per raggiungere un obiettivo prefissato. Questo è il caso dei New Division che non si perdono nella ricerca di loop strani che possono deviare il proprio percorso musicale. Ogni suono, ogni nota in Shadow è già stata suonata e sentita ma questo non toglie la pelle d’oca che si sovrappone al passaggio di ogni canzone.

Insomma state tranquilli, nessuna cover band, ma solo un tributo a qualcosa che è stato davvero unico che come le antiche storie vengono continuamente narrate per renderle immortali nel tempo.

(Alessio Basile) 

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