Due ragazzi dalle metodologie passate ma con idee che guardano sempre avanti. Andrea Maraschi e Andrea Marcellini sono l’anima dei 2 a.m.band giovane, pronta per farsi largo nella vasta marea di gruppi emergenti e non. Il loro debutto è degno di gran nota sia per quanto riguarda il lato musicale sia per quello promozionale visto che per accompagnare l’uscita dell’album, che verrà pubblicato il 24 ottobre (Se volete averlo a casa vostra gratuitamente basta spedire una email a questo indirizzo isaac.gravity@gmail.com), sono stati messi in download dei singoli contenenti brani dell’album, b-sides e remix, come andava di moda qualche anno fa (li trovi Qui).
Non mi resta allora che augurarvi buon rock e buona lettura.
Ascoltando le tracce del vostro album The End. The Start si percepisce il sottile confine tra la semplicità del rock pop e la profondità ricercata delle sonorità alternative. La vostra è una scelta mirata di stare con i piedi in entrambe le classificazioni o vi sentite di appartenere maggiormente a un genere musicale?
In realtà, tutto nasce in modo completamente naturale. Il nostro approccio alla composizione prima, e all’arrangiamento poi, segue una sorta di processo irrazionale. Quando sentiamo di dover dire qualcosa, le mani vanno automaticamente sulla chitarra o sul piano e iniziano a suonare guidate da un qualcosa di inconscio. Quando non è così, significa che probabilmente non abbiamo niente da dire e allora ce ne stiamo fermi. D’altronde ogni brano è a sé e viene sviluppato indipendentemente, con l’intento di tirare fuori il meglio, canzone per canzone. Il risultato è quello di avere ottenuto 11 canzoni (le 7 dell’ep e le 4 b-side) ognuna dall’atmosfera diversa dall’altra. Da qui, i titoli delle 4 uscite digitali: Season # 1. Season #2, Season #3 e Season #4.
In questi giorni esce il vostro EP che è stato preceduto dalla pubblicazioni di quattro singoli contenenti anche dei b-sides e dei remix. Queste uscite mi riportano indietro nel tempo quando anni fa i singoli erano la scoperta del secolo, costavano poco e in qualche modo ti aiutavano a conoscere ancor di più la band. Come è nata questa idea?
Curando in prima persona il management, tramite Isaac Gravity Records, abbiamo subito puntato sulla promozione e distribuzione gratuita del prodotto, in quanto essendo alla prima uscita abbiamo ritenuto opportuno che la gente avesse l’opportunità di fruirne in maniera totalmente libera, piuttosto che puntare ad un guadagno. Anche perché, e non siamo noi a scoprirlo, con l’avvento della digitalizzazione anche gli artisti più importanti fanno fatica a vendere. Band indipendenti che vendono 100 dischi possono ritenersi più che fortunate. Inoltre, la scelta di pubblicare quattro singoli – uno al mese per quattro mesi – è stata dettata dalla volontà di mantenere alta l’attenzione del pubblico, offrendogli per ogni realease un contenuto extra: quattro b-side e un remix. In questa scelta ha influito anche il ricordo positivo che noi avevamo del vecchio singolo, valorizzare la canzone in sé con l’aggiunta di ulteriore materiale, visto che come siamo piuttosto prolifici.
Le vostre sonorità arrivano da un modello principalmente english style. La musica inglese è stata come una scuola per voi o avete avuto altre influenze durante la vostra formazione musicale?
La scuola inglese è stata sicuramente la nostra maggiore influenza, ma secondo noi il discorso è più profondo. Non abbiamo scelto di ascoltare il britpop, ma è il nostro temperamento, la nostra sensibilità – e non come artisti, ma come persone – che probabilmente ci hanno spinto verso questo genere. Di conseguenza è normale che questo sia anche il modo tramite il quale esprimiamo le nostre emozioni.
Cosa vi piace e cosa detestate dell’odierno mondo musicale?
Cosa ci piace… partiamo dalla situazione internazionale: le band che negli ultimi due anni hanno fatto dischi che abbiamo apprezzato sono state Glassvegas, Kings of Convenience e Phoenix. Altre band di riferimento come possono essere Coldplay, Beady Eye, Kasabian hanno recentemente pubblicato dischi mediocri. Per quanto riguarda il panorama italiano non apprezziamo
nessuno. Anzi, possiamo dire che artisti quali Dente, I Cani, Iosonouncane, The Zen Circus, A Toys Orchestra e compagnia bella, idolatrati dalla critica underground italiana, siano palesemente un insulto al buon gusto. Il fatto è che la musica italiana, a livello indipendente, ha innanzitutto un gran complesso d’inferiorità con quanto viene fatto in Inghilterra e America. Consci di ciò, artisti e addetti ai lavori, sapendo di non poter proporre niente di, chiamiamolo, “ascoltabile”, scelgono di spostare quelli che sono i parametri estetici attraverso i quali un disco può essere giudicato. Prendi i primi Coldplay o i primi Travis, per non nominare Blur e Oasis, con quattro accordi riuscivano a dar vita ad una melodia che non ti usciva più dalla testa. Quando non è nelle tue corde comporre un buon brano (e questo è il caso degli artisti indipendenti italiani), come dicevamo vengono spostate le traiettorie del gusto e il bello diventa ciò che è non comprensibile, no-sense, confuso e senza ragione di esistere. Quest’estate abbiamo visto un live di Iosonouncane e possiamo affermare che è stata una delle esperienze musicali più imbarazzanti alla quale abbiamo mai assistito. In quel caso è stato evidente come il non saper scrivere canzoni sia mascherato da un’accozzaglia di suoni, voci (ovviamente non cantate) e messaggi pseudo-politici di una banalità disarmante. Ovviamente sospettiamo che il pubblico che apprezza queste realtà, soffra dello stesso complesso di inferiorità (intendiamo il non saper riconoscere ciò che è buono da ciò che non lo è) degli artisti che ne fanno parte. C’è poi il ritorno a quello che il sociologo Maffesoli chiama neo-tribalismo, per il quale: l’importante non è il contenuto dell’ideologia, ma il fatto di condividerla semplicemente per far parte di quella comunità. E questo è ciò che sta succedendo nel panorama indie italiano ormai da qualche anno a questa parte.
I vostri ultimi CD fisici che avete comprato?
Non ci ricordiamo, siamo figli del mercato musicale digitalizzato
Credo che certe coincidenze rendano particolare il momento. Insomma anche le piccole cose come avere le stesse iniziali del nome e del cognome come è capitato a voi due sono segni del destino! Come vi siete conosciuti? E qualcuno di voi ha dovuto cambiare il proprio nome per potervi chiamare 2 A.M. che in pratica sta per Andrea Marcellini e Andrea Maraschi o davvero è pura coincidenza? Scherzi a parte com’è gestire la vita musicale di un duo? Siete spesso in conflitto?
Come diceva non ci ricordiamo chi: “Niente è casuale, bensì causale!”. A parte le citazioni, non sono solo le nostre iniziali a coincidere, ma anche tutta la nostra visione della musica e del lavoro. Infatti, oltre a scrivere e arrangiare, ci troviamo a gestire il management del progetto e il tutto, senza conflitti né stress.
Come vivete la vostra dimensione live? Preferite la vita da studio o il palcoscenico?
Sono due realtà talmente diverse che non si può fare un paragone o sceglierne una piuttosto che l’altra. La dimensione studio è sicuramente più faticosa a livello di approccio e di impegno mentale, mentre il live coinvolge di più i sensi e vai più sciolto. Ci piacciono entrambe!
Progetti per il futuro? Siete fedelissimi al vostro far musica o pensate di cambiare qualche sonorità?
Come dicevamo in apertura, non abbiamo nessun impostazione nel fare musica, la cosa importante è essere fedeli alla propria sincerità emotiva. Ma, se torni alla risposta numero 4, avrai buone indicazione riguardanti ciò che intendiamo fare. Grazie davvero dell’opportunità.
(Alessio Basile)








Comments
Non so chi siano e nemmeno mi interessa scoprirlo, fatto sta che offendere altri artisti che a differenza loro, piacciano o no, qualcosa hanno dimostrato è da perfetti IMBECILLI !
complimenti… ed a mai più risentirvi.
Ovviamente mi riferivo ai due intervistati… preciso.
E’ l’unico modo che hanno per ottenere l’attenzione, altrimenti chi se li fila questi? Sono la fotocopia dei fratelli Gallagher, sia nella spocchia che nella noia ! Coraggio 2 a.m. forse prima o poi vi passerà il complesso di inferiorità nei confronti di altri artisti indie italiani più bravi e affermati di voi. Peccato che quando vi succederà nessuno ricorderà più chi siete.
Ahahaha è vero che assomigliano ai fratelli Gallagher! ma incuriosito ho ascoltato il loro disco e non sono affatto male!