CARPACHO! – La futura classe dirigente (2011 – Pippola Music)

Published on ottobre 27th, 2011

 Il loro è puro pop ed meraviglioso ascoltarlo. L’album si intitola La futura classe dirigente e non si sa se sia un titolo ottimista. Dopo un intro strumentale appena percepibile, il pezzo splendido che apre il disco si intitola “Il playmaker” e parla di uno sportivo che a un certo punto dice, basta, non mi va, lasciatemi qui, rivendico la volontà di cedere, rinunciare al mondo intero, ritrovare l’armonia del limite.

Bel colpo, l’apertura: si viene inglobati nella dimensione Carpacho col punto esclamativo, pop con i controattributi, perfetto nell’equilibrio tra la scioltezza della musica e l’intelligente arguzia dei testi, meravigliosa amalgama tra sapiente uso di strumenti e cori (bellissimi) e ironia malinconica delle liriche. Non sono molte le band italiane che riescono nell’intento di essere piacevoli e intelligenti: oltre ai Carpacho! vengono in mente gli Egokid, i Numero 6, gli Hank! (altro punto esclamativo). I Carpacho! sono quello che i Baustelle non riescono più ad essere: immediatamente cazzuti. Ribadiamo pure che chi sa fare pop perfetto ha sempre un debito coi maestri Battisti (del suo tempo migliore potrebbe essere “Tutto andrà a finire”) e Battiato (potrebbe duettare in “La classe diligente”). Risolta la parentesi del giochino un po’ odioso di “a chi somigliano”, sbizzarriamoci senza timore: tutte le canzoni di questo album sono belle, orecchiabili, curate nei testi, perfette nell’arrangiamento. Evviva la grazia dei suoni elettronici, la batteria in quattro quarti, i synth, le chitarre dolciamare, il pianoforte d’amore. E poi le voci: controcanti e cori che rifiniscono l’armonia come gli infissi nella casa dei sogni. Detta così, sembrerebbe che al primo ascolto si rimanga fulminati dalla tempesta perfetta. Invece no, ma attenzione: l’ìimmediata piacevolezza inganna i distratti, va superata con ripetuti ascolti, per non rischiare che l’orecchiabilità dei Carpacho! rimanga soltanto un bel sottofondo sempre uguale. Non se lo meritano: ad ascoltarli, ogni volta di più si scopre la diversità dei pezzi l’uno dall’altro, ci si innamora ora di “Canzone 7 – winter”, ora di “Canzone 4” o di “Assassino seriale sensibile” (geniale) o di “Le riprese” (sulla mania giornalistica di rivogare il dolore alla platea morbosa dei teleutenti che più non si indignano). Ad ogni riascolto, ci si concentra sui testi (“social pop”?) e si impara a cantarli. Così, il disco rivela tutta la sua profondità. Già con La fuga dei cervelli e l’ep L’oracolo e il fardello i Carpacho! ci avevano conquistato: non era facile superarsi, invece ci sono riusciti. E se certa critica che ascolta e scrive alla speedygonzales non l’ha capito, pazienza! Punto esclamativo.

(David Drago)

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