Unòrsominòre – La Vita Agra (2011 – Lavorare Stanca)

Published on ottobre 31st, 2011

Il nuovo disco di Kappa, il nucleo funambolo di unòrsominòre, La vita agra è un piccolo gioiello, una concrezione preziosa che si muove tra il migliore  cantautorato indientimistico e la faccia più sofisticata e soffice della bramosia rock, di quella controcorrente e zona franca sulla quale la poesia “scoglionata” prende forma e spazio per mettersi a nudo dalle false complicazioni e le teatrali finte tenerezze.

Prodotto da Fabio De Min (Non Voglio Che Clara), il disco che prende titolo e soffio vitale da un romanzo di Luciano Bianciardi, è un disco che arde e si mostra ispido, ricco di una cremagliera di rabbia inespressa che esplode ed implode come un respiratore a mano, e talmente lontano (questo è il bello) dal grande sistema mediatico che non faticherà a trovare un posto privilegiato nella consorteria di chi ama certa musica trasversale e stupendamente isoscele.
Tracce che scavano l’anima, che raccontano storie dentro e fuori come uno spiffero dissoluto che trapassa ogni pertugio d’ascolto, una poetica impegnata, mai banale e nell’insieme di quella dolcezza amara che ti rimane in bocca dopo essere passata per gli orecchi attenti, mai disturbati d’altro; l’artista veneto porta in studio l’affiatamento di un qualcosa che nella sua spartana parola crea magia consapevole e sguardi di fuoco sulla società sempre malata, sempre lontana dalla convalescenza che si aspira (La vita agra I), la metafisica  reale dei resoconti quotidiani (Storia dell’uomo che volò nello spazio dal suo appartamento”, “Il mattino del 26 Luglio) di lato l’amarezza che si ingoia con la voglia di risputarla fuori (Ci hanno preso tutto) e più sotto il rock-beat seventies (Perfetto così), traccia colma di ironia, sfegatati jaccuse sull’immagine, contro il non impicciarsi di nulla e del menefreghismo di chi oggi abita in questa nostra Italia senza nemmeno sapere il perché della sua esistenza.
Musica e parole che cadono come pioggia acida e per fare grancassa a qualche mente distratta dal circo folle dell’oggi, ed un musicista-poeta che dal suo “underground” stabilisce contatti con Gaber, Bindi, polvere di Benvegnù e a tratti Tenco nelle particolarità del ruminare dentro tutto quello che non va e di come dovrebbe essere (Celluloide), fuori delle confezioni e al centro umano dell’inquietudine dove le verità non devono galleggiare sull’acqua ma essere mare vero e proprio (La vita agra II).

Unòrsominòre torna a stupire con la sua grafìa autorale e sincera, cose di musica schiette e dirette, che guardano dritte gli occhi, riempiono le meningi e ingrassano di rabbia quella pompa borbottante chiamata cuore.

 (Max Sannella)

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Comments

  1. Posted by Steve on novembre 1st, 2011, 11:00 [Reply]

    Ottimo disco, molto meglio di quello dell’osannato Dente. Finalmente un disco che ha delle cose da dire, per me se la gioca con “Nati per subire” degli Zen Circus!

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