Fabryka – 5 Days (2011 – Snowy Peach)

Published on novembre 8th, 2011

Se un disco avesse la possibilità di rendere tutto più semplice, tramite il suo ascolto, cose come la crisi economica che ci morde i calcagni, l’impennamento dello spread, le dimissioni di metà della nostra classe politica (destri e sinistri incondizionatamente), la fame nel mondo e le guerre per la pace allora io avrei trovato un disco che nella sua complicata semplicità irradia una gioia che manco più il sole sulle nostre teste riesce a fare. Basterebbe installare in tutte le città un abbozzato impianto di filodiffusione tramite casse, megafoni, cellulari, laptop e lettori mp3 ed il gioco è fatto. Saremmo tutti pervasi da un appagante senso di serenità ed i Fabryka avrebbero salvato questo grigio e triste pianeta.

Purtroppo però il mondo non gira attorno a un disco, in questo caso un ep, e ai Fabrika non daranno mai un nobel per la pace, tuttavia possiamo sempre accontentarci di cambiare i toni di una giornata quando sembra che tutto ci volga le spalle, cambiare il mondo o un mondo è impresa utopica ma raddrizzare un’ora, un giorno o soltanto 5 giorni è possibile. E proprio 5 Days si intitola l’ep di questi musicisti baresi che all’anagrafe rispondono al nome di Tiziana Felle (voce), Stefano Milella (batteria/elettronica), Raffaele Stellacci (pianoforte/synth), Agostino Scaranello (basso/chitarra baritona), Alessandro Semisa (chitarra). Non vorrei che si perda altro tempo nel leggere questa recensione perchè sarebbe tempo sottratto all’ascolto di questi 5 splendidi brani nei quali si respira un’aria fresca e leggera dal primo all’ultimo minuto: troverai dei  momenti un po’ malinconici (“Silence” e “Young Signals”) tinteggiati di rosa tenue, quel rosa che tappezza i bei ricordi attaccati alle pareti della tua memoria. Troverai nuvole di ovatta e stelle di cartapesta che pendono dal cielo dei tuoi sogni (“Day in Day out”) o gente che corre salta balla e schizza dentro pozzanghere createsi dopo una pioggia primaverile in un parco affollato (“The Good Insight”).
Tutti i brani sono cantati in inglese ad eccezione del pezzo finale, “Ometti l’ego”, che si scolla quel tanto che basta dal resto dell’eppì per far sembrare i Fabryka la naturale progènie dei Perturbazione più vivaci, quelli di “On Off” o “Se mi scrivi” per intenderci.

Se io avessi la possibilità economica di far pubblicare un disco ai Fabryka lo farei immediatamente, chiuderei loro e tutta la strumentazione in sala di registrazione così da non disperdere questa voglia di sperare in un futuro (anche musicale) migliore avendo la certezza che anche se fuori piove ci sarà l’incontro tra sole e pioggia a far nascere un arcobaleno.

(Antonio Capone)

 

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