La vita di tutti i giorni cosa è se non un susseguirsi di inizi e conclusioni di amori, amicizie, situazioni varie in un turbinio di eventi esterni, politici, sociali, culturali che fanno da sfondo alle felicità e ai dolori di migliaia di individui? Il lunedì è sempre visto come un ricominciare: ogni settimana che inizia è un ritorno di emozioni e sensazioni nuove. L’amato/odiato lunedì giunge inesorabile e metodico. Forse nel lontano 2004, quando a Bologna si formavano gli Aura, era proprio un lunedì, chissà? Dopo un primo ep autoprodotto (“Problematiche Lontane”), nel 2011 esce con il primo full-lenght, dal titolo, appunto, Si avvicina Lunedì targato ForEars. Dieci tracce, dieci ballate a metà tra il rock pop inglese e quello italiano. Doppia chitarra, basso e batteria: melodie coinvolgenti e arrangiamenti british. L’elemento stupefacente di questo gruppo risiede nel fatto che pur trattando temi semplici e puri, quali il bersagliatissimo amore, lo fanno senza risultare mielosi o eccessivamente buonisti; anzi, sono le musiche e gli arrangiamenti che catturano l’attenzione e distolgono da tutto il resto. Un sound che può ricordare i modelli inglesi (Oasis su tutti, ma anche Travis) con un pizzico di Baustelle e di Ministri (“Doveva andare così”), di cantautori italiani e qua e là di Placebo in acustico (soprattutto in alcuni frangenti vocali in “Untitled”), ma mai è palese il riferimento. Ed è così che da canzoni orecchiabili, movimentate e divertenti da canticchiare come “La forma della mia faccia” e “Quanto ci costa”, lasciandoci avvolgere dalla malinconica “Doveva andare così” (“Doveva andare così, come dicono.”) si arriva a “ConsumAzioni”, uno di quei pezzi che ha un effetto calamita e in barba ai mille pensieri entra in testa e obbliga ad essere ascoltata. E chi se ne frega se assomiglia a un qualsiasi pezzo degli Oasis? Fa respirare, apre i polmoni, apre il cuore. (“non lo so se lo amo oppure no/questa notte mi vai bene tu/ma domani libera. E chissà se è soltanto questa mia età o è la voglia di far male un po’ non a me/in fondo che male c’è”). D’altra parte: e sì, fa rima con “cuore e amore” in salsa british, ma “l’amore salverà il mondo”, no? E lasciamoci trasportare dall’onda romantica con “Le nostre ore” (“Non si sa, ma ti lascio il mio tempo per sempre”) dal sapore invernale, di quelle sere maliconiche, fuori piove e il tempo trascorre bagnato dalle lacrime amare di ore che ormai “ci sfuggono tra notte e giorno”. E’ “Senza” a virare verso un sound più rockkeggiante, seguito dall’arpeggio incantatore di “Il tempo sul tuo viso” che invece riporta a sonorità più malinconiche insieme a una semiacustica “Untitled”, nella quale chitarra e violino trovano una sintesi perfetta e soavemente ci conducono alla fine dell’album. Mai l’avvicinarsi del lunedì fu tanto piacevole.
(Francesca Paolini)








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