Sono tra noi, intorno a noi, probabilmente siamo noi. I Fast Animals and Slow Kids. Li introducemmo circa un anno fa (QUI), con l’impegno di tenerli d’occhio. Adesso esce il loro primo lavoro sulla lunga distanza, in altri tempi si sarebbe parlato di LP, per ora lo chiameremo semplicemente Cavalli. Cavalli esce per la Iceforeveryone records, casa discografica che è una diretta emanazione degli Zen Circus, i quali nei ritagli di tempo si divertono a produrre dischi d’esordio di giovani promesse. E, come appunto accennavamo prima, i FASK sono una promessa mantenuta.
L’album si apre con “Nervi”, che com’è giusto che sia, è uno schiaffo in faccia mentre si dorme. Bella, acuta, pungente ed incazzata. Massiccia com’è massiccia “Cioccolatino”, pezzo simbolo del gruppo perugino, essendo anche uno tra i più collaudati motivi dei ragazzi. “Gusto” comincia con un synth incalzante, con tanto di batteria campionata. Chitarra ficcante, voce distorta; in Inghilterra si sarebbe già parlato di “next big thing”, ma è ben nota la fine che fanno i gruppi indie nei quartieri di Londra, quindi teniamoceli stretti nella nostra Italia centrale. “Lei” invece è sorretta da un basso morbido ma cattivo, con la voce di Aimone che finalmente riesce a ritagliarsi degli spazi nei quali non viene sepolta dagli strumenti, piccolo particolare “tecnico” che però rappresenta l’unica pecca del disco, un po’ più di volume alla voce non sarebbe stato malvagio, anzi. “Copernico” è una delle mie preferite, insieme alla successiva “Pontefice”. Vuoi per l’incedere ipnotico, vuoi perché è la prima traccia in mid-tempo dopo quattro pezzi esaltati, vuoi per la freschezza con la quale i FASK riescono ad esprimere sé stessi pur non essendo diretti discendenti delle penne migliori del panorama italico; ad ogni modo “Copernico” è il pezzo che più resta in testa dopo i primi ascolti di questo “Cavalli”. “Pontefice” invece torna sulla linea graffiante dei primi pezzi, rincarando la dose con un buon carico di ironia, tanto “morto un papa se ne fa un altro”. E così ci spostiamo in “una città di collina con il piede nella fossa”, che dovrebbe essere la loro Perugia, ritratta in “Collina” come un avamposto del nulla, al confine tra il mondo reale e la disperazione provinciale, situazione che si ripete davvero troppo spesso nella fitta rete di microrealtà italiane. Su “Lì” compare per la prima volta un sentore di chitarre acustiche, che aggiunge al lavoro un non so che di orientaleggiante, o quantomeno di diverso dal suono generale e complessivo del gruppo, ma è solo una breve parentesi di nemmeno due minuti; si ricomincia immediatamente con “Mangio”, che si conferma un pezzo da paura. Messo in mano ai Weezer sarebbe diventato una hit mondiale. “Organi” è un altro pezzo molto breve, ma molto intenso, con l’accortezza di creare delle pause per evidenziare il testo, volutamente senza una metrica precisa. È questo il gioco dei Fast Animals and Slow Kids, la cosiddetta ribellione della gioventù, la voglia di spaccare il mondo mantenendo comunque una certa coerenza figurativa tanto nei testi quanto nella musica. E poco importa se il pezzo finale dell’album “Guerra”, si perde in un eccesso di arpeggi e piano, fino a diventare una pomposa colonna sonora nascosta; quello che piace dei FASK è la loro voglia, il divertimento che traspare da ogni nota. Continuiamo a tenerli d’occhio, questi fanno il botto.
(Mario Mucedola)
FAST ANIMALS AND SLOW KIDS – Lei live@ITALIANPARTY from Il polimorfo on Vimeo.








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