Tu puoi dire quello che ti pare sul fatto che se si parla delle 7 arti tutto è stato già scritto, visto, suonato, girato, costruito, sperimentato ma nulla può il tempo già passato quando ti arrivano dal nulla una botta di stati euforici scaturiti dall’ascolto di un nuovo album, quindi mi riferisco in questo caso ad un’arte in particolare. Quell’euforia trasmessa da cose non vissute in prima persona con le quali però percepisci un legame inspiegabile, quella euforia che non ti permette di ascoltare altro per settimane per paura che tutto svanisca non appena l’album smette di suonare. La paura che possa dissolversi nell’aria qualcosa di magico.
E allora voglio condividere con te questo stato di eccitazione per l’ascolto del debutto su lunga distanza dei Gleamer, band italiana che ha dato da poco alle stampe The Chasing Method: un rosario composto da dieci grani di opale nobile dalla fattura preziosa e iridescente nel quale nulla è superfluo e tutto è cesellato come se fosse un esemplare unico senza probabilità di replica. Bello come belli sono stati i debutti di Coldplay e Muse, quelli di radioheadiana ispirazione che sono anche due riferimenti non casuali; struggente come se i Gleamer avessero deciso di suonare per l’ultima volta su questa Terra e partire poi verso mondi nuovi e universi paralleli alla ricerca di anime gentili cui presentare questo disco; Sfaccettato e cangiante riesce a passare da un rock inquieto leggermente striato di elettronica a passaggi dai movimenti jazzati con la semplicità insita in chi certe cose riesce a farle in modo naturale e senza il minimo sforzo; Suonato guardandosi ogni tanto le scarpe con l’eleganza che difficilmente si incontra in questo genere musicale (lo shoegaze appunto) usato come viatico emozionale per affiancarsi a band quali gli Elbow avendo però una notevole predisposizione verso una forma canzone ben strutturata negli arrangiamenti con momenti che sfiorano derive quasi pop, nel modo in cui si ficcano bene in testa dopo pochi ascolti, fattore questo che alla band inglese manca quasi del tutto pur scrivendo canzoni di rara bellezza.
Trovo difficoltoso citare anche un solo brano che possa rappresentare al meglio la band italiana in quanto farei un torto a tutti gli episodi presenti in questo album che meriterebbe una bella recensione coi decimali sulla “Bibbia della musica indipendente” così da presentare al resto del mondo i Gleamer e fare in modo che escano dai nostri confini sempre troppo castranti in quanto critica (quella che conta), grandi network e major (quelli che contano solo i profitti) puntano sempre sul sicuro e già sentito (vi piace vincere facile) o affidandosi quasi solo all’estero per proposte come questa. I Gleamer non potevano fare di meglio perchè il meglio rasentava la perfezione, tuttavia se la strada e le intenzioni sono queste non possono che migliorare perchè il cammino è appena iniziato.
(Antonio Capone)








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