Una preghiera solenne, quasi liturgica; narra di uomini che offrono la possibilità di una rinascita, di un nuovo mondo. Preghiamo, tutti. È una messa strumentale, fatta di passi lentissimi, quasi malinconici nel loro incedere, e armonie cangianti, notturne, ipnotiche. C’è una sacra unione musicale che, creando un distacco col nostro mondo, sembra avvisarci di una possibile catastrofe: i fedeli osservano attenti il panorama apocalittico. Paesaggi pastorali, sonorità psichedeliche e una danza magnetica sono quello che si può trovare dentro questo disco, percezioni di un futuro nefasto.
Gli autori sono i ravennati Kisses from Mars – Massimiliano Gardini (chitarra e voce), Simone Ricci (chitarra), Luca Baldini (basso) e Jacopo Biserni (batteria) -anche se dal vivo gli strumenti attuano un vorticoso passaggio fra le mani di tutti i componenti- alle prese con il loro primo album ufficiale. La band, che nasce nel 2004, ha all’attivo un ep autoprodotto, registrato e mixato da Andrea Lepri (compositore e autore con laVis, Radis, Palustre e fonico RAI ) dal titolo (Once upon a time) Down in A White Peacocks House (2008) ottenendo un ottimo riscontro da stampa locale e specializzata. E nel 2009 ha inizio la collaborazione con Disco Dada Records che porterà all’uscita, nel febbraio 2010, del secondo lavoro, intitolato Sunset of the Giant, EP promozionale registrato e mixato da Gianluca Lo Presti (Nevica Su Quattro Punto Zero) e Lorenzo Montanà (Tying Tiffany, Simona Gretchen). Un post rock psichedelico ben limato, a tratti progressive, che va a braccetto con solidi ed eclettici testi in inglese; queste le premesse di a Birth of a new childhood, il primo album ufficiale, un disco complesso, lungo, a tratti stancante (sette tracce per un’ora e più di musica!) che è l’immagine della nascita di una nuova infanzia, di una rinascita, una nuova era che bussa alla porta di fronte un mondo ormai corrotto e inevitabilmente vicino al crollo.
Il disco si apre con “Wor(l)ds” e l’inizio si fa entusiasmante: un pezzo maturo, compatto in grado di far incontrare i primi Slint con i Black Mountain sotto l’algido sguardo del maestro Karlheinz Stockhausen, che qua e là si diverte a inserire giochi elettro-acustici. La batteria è lontana, sembra quasi di un altro mondo, e la chitarra si fa acidissima. L’abilità artistica dei Kisses from Mars è ben chiara come dimostra anche il brano successivo, totalmente strumentale, “Sunset of the Giant”, travolgente epilogo del famoso ‘gigante’, la nostra cara società dei consumi sempre più vicina al disastro. Segue “Albatross”, che tra una prima parte scatenata di heavy-psych e new wave, regala un duetto acustico tra cantato e chitarre all’interno della seconda, bellissima, parte floydiana. “Tyde” è un viaggio fatto al crepuscolo, destinazione? La psiche umana. Intensa, un impatto quasi disorientante. Con “Senses” ci spostiamo in un mondo onirico, dove i nostri sensi si trasformano in armonie visionarie dai toni barocchi. “Pyramid” è uno schiaffo elettronico riuscitissimo, un disegno divino che grazie a una ballata melodica compie il suo gioco magico. E a chiosa di un disco elaborato e di grande interesse, troviamo “Sedna”: synth elettronici e chitarrona math che un po’ ricorda i Battles, e che è l’ennesima avvisaglia umana e sociale. Il titolo del brano deriva infatti dalla divinità indù degli oceani che adirata contro gli uomini che stanno perpetrando la distruzione del suo regno e dei suoi abitanti, li punisce con tsunami e inondazioni. Una visione intima e profonda, a coronare un disco corposamente post rock.
L’avviso è chiaro: ricerchiamo la spontaneità perduta, la naturalezza delle cose belle, e facciamolo attraverso gli occhi puri di un bambino, con un disco che invita alla rinascita e che, fra psichedelie puramente seventies ed estensioni shoegaze anni ’90, punta lo sguardo sul nostro quotidiano creando un espressionismo rock di alti livelli. E con il distacco tipico di alieni che sembrano venuti da Marte, proviamo a purificarci dall’immondizia di questo triste panorama e sì, tentiamo di nascere un’altra volta.
(Beatrice Pagni)
Kisses From Mars – Albatross (live) from Matteo Bevilacqua on Vimeo.








Comments
Grazie davvero. Non per la recensione positiva, bellissima e davvero ben scritta, non solo.
grazie per aver davvero ascoltato e capito.
Ciao
S. (KFM)
Grazie a voi, è stata una bella rinascita