Di Lincompreso, alias Roberto Calabrò, poco si sa a livello di notizie biografiche, nonostante le numerosi fonti digitali e social network vari cui attingere per avere info. Quindi poco è dato da sapersi sul ”chi è” da un punto di vista biografico, anche se quel che importa principalmente è la musica, quindi alla fin fine di sapere quando è nato, dove abita, ecc. probabilmente non interessa ai più…
Qualche notizia in più invece relativamente al “da dove viene”, con brevi ed ironici cenni ai primi approcci con la chitarra, dovuti alle insistenze di un padre lungimirante (“con la chitarra si rimorchia”), riferimenti essenziali alle precedenti esperienze musicali ed artistiche (membro del gruppo Le Valvole nel 1996 e degli Enfantronique nel 2000). Dopo una serie di lavori “veri” sempre nell’ambito dell’area musicale, decide, dopo svariate disillusioni, di cimentarsi con un album vero e proprio. Voglio essere come te! è composto da “12 canzoncine di ‘non amore’ e problemi affini col pianeta donna”, praticamente un sottotitolo vergato direttamente dall’autore. Senza troppi giri di parole, se dovessi definire con un solo aggettivo questo lavoro direi “controverso”; se mi chiedessero “ti piace?” e dovessi rispondere in maniera netta direi “non lo so”. Musicalmente lo trovo un album composito, maturo, ben suonato e ben calibrato, con numerosi spunti interessanti, l’area è quella cantautorale, con testi intelligenti e ricchi di humour (come già l’ottima presentazione allegata ai brani lasciava presupporre). E non è poco, di questi tempi, dove regna l’imitazione quando non il ripescaggio di sonorità d’altri tempi, riproposte pedissequamente, senza alcun arrangiamento originale. Però… C’è un però ed è come se ciascun brano partisse con un picco verso l’alto per poi stabilizzarsi senza riprendere il volo; è come se in chi ascolta nascesse la sensazione di un qualcosa che sta per arrivare e che poi non arriva… in sostanza, manca qualcosa, forse un po’ più di incisività a livello melodico, come un puzzle dove qualche (e ribadisco qualche) pezzo si trova fuori posto, si tratta di sistemarlo per dare alla figura che comparirà la sua completezza.
Quindi, la risposta all’ultima delle più filosofiche delle domande: “Dove va Lincompreso?” potrebbe essere: verso questo ideale “Tutto” che finalmente renderebbe l’ascolto piacevole in tutte le sue parti, musica e testi. Di certo è quello che gli auguro, visto che, come si direbbe negli anni Cinquanta, la stoffa c’è.
(Patrizi Lazzari)







