Quando mi trovo a Livorno penso sempre a Piero Ciampi, lo chansonnier che combatteva “non con le armi ma con il cuore”. E oggi nella sua patria mi appresto a incontrare la musica (e le parole) di un cantautore che di poveri cristi come lo era Ciampi ne sa qualcosa visto che ci ha scritto un disco, il suo secondo lavoro, bellissimo e commovente (Qui la recensione, ndr). Lui è Dario Brunori, della Brunori SAS e posso anticiparvi che alla fine della serata assumerà circa un centinaio di giovani urlatori nella sua azienda musicale. E no, non sarà necessario presentare un curriculum!
Ma torniamo un attimo indietro: sono circa le venti, l’arietta marina si fa fredda e salubre, il cielo è già nerissimo e sembra un tappeto con tantissime stelle. Con i suoi muri dalle piastrelle rosse e nere, il Cage è pronto a ospitare il soundcheck di Brunori e dei suoi musicisti; risate, battute, microfoni che non sono perfetti, cenni al fonico e via con un altro brano. Seduta in lontananza mi gusto lo spettacolo, il via vai di addetti ai lavori, amici e giornalisti: il tempo passa velocemente e senza quasi accorgermene vedo un uomo con camicia bianca e maglioncino nero scendere dal palco e -sorridente- avvicinarsi al vivace gruppetto di giornalisti che lo attende all’angolo divanetto. In quel gruppetto ci sono pure io, occhi spalancati e orecchie aperte. Il tempo a disposizione non sarà molto, non perdo nemmeno un minuto. Pronti, attenti, via!
Le tue canzoni sono fatte di una semplicità rivitalizzante: dopo un live si è quasi stanchi ma perché non ci si ferma un attimo ma si è felici, soddisfatti e lo dico con cognizione di causa avendo presenziato tre volte ai tuoi concerti… Tu come vivi il pubblico che hai di fronte? Noi crediamo di conoscerti, di capirti tramite le tue imprese musicali. E tu che idea ti sei fatto delle persone che ogni sera assumi?
Una pessima idea! Se continuano a venire come te e non demordono dopo la prima esperienza! (ride)… no, sicuramente la cosa buona è che in alcune serate, come ad esempio ieri a Torino dove eravamo stati pochissime volte, c’è un bellissimo clima, si respira un’aria buona, c’è un grande affetto con le persone; in certe cose, come quello che facciamo noi, si corre il rischio di farle diventare ripetitive, che le canzoni perdano di spirito e di animo se ripetute duecento volte..quando hai un pubblico davanti che si emoziona per quello che canti è ovvio che questa cosa non accade. E per me è molto importante.
Il 15 ottobre scorso hai partecipato al Premio Ciampi, e nel 2009 hai vinto come miglior esordiente, oggi sei di nuovo a Livorno. Ciampi, uno che diceva ‘Andare camminare lavorare’ avrebbe avuto un posto fra i tuoi Poveri cristi, vista la sua storia artistica e personale?
Sicuramente la sua scrittura ha un’umanità e una poetica che si avvicina molto a quella dei personaggi che assaporano il gusto del fallimento; ci sono brani in cui lui in maniera molto più profonda di me dipinge questa situazione… la sua vita personale e quella dell’artista erano legate in modo indissolubile quindi la sua non era una scrittura che veniva dal voler raccontare una storia pensando a un’altra, c’era qualcosa di assolutamente viscerale, quindi in questo senso sì. Penso a brani come “Adius” in cui ha fotografato in maniera incredibile il dramma ma anche l’autoironia, con picchi amarissimi.
Padre Pio, la Madonna di Pompei, San Francesco, Sant’Ambrogio e Dio: li troviamo tutti nei tuoi due volumi. Ha un suo fascino la fede? O almeno lo esercita su di te?
Diciamo che lo esercita più la religiosità, i modi in cui la religione assume determinate forme nella cultura popolare che mi sono sempre piaciute tantissimo perché trovo che siano il modo miglior per capire l’animo umano, almeno da noi al Sud dove è particolarmente viva questa cosa… ma vedo che in tutta Italia insomma troviamo Padri Pii (ride), o San Pii o Sampei sparpagliati ovunque, da Varese fino a Reggio Calabria. Per questo nei testi mi interessava fotografare l’aspetto spirituale fermo restando che personalmente non sono credente ma non sono nemmeno iper- materialista!
Che regista sceglieresti per un film che possa contenere il tuo Vol.2 – Poveri cristi?
Potrei scegliere Lucio Pellegrini oppure tra quelli del passato Fellini e banalmente tutti quelli del Neorealismo.
Gli confesso che il protagonista maschile di “Rosa” un po’ mi ricorda il Luciano Bianchi de La vita agra di Bianciardi che lascia la provincia e la moglie per
andare a lavorare a Milano con l’intento iniziale di vendicare i minatori morti in un incidente causato dalla scarsa sicurezza sul lavoro (ecco la mano lasciata alla morsa per fare di corsa!)…Brunori mi racconta così che brani come
“Rosa” e “Il giovane Mario” alla fine sono venuti fuori da un annetto di “cinema da furgone” “perché noi abbiamo questa grande fortuna di partire da Cosenza, fare la Reggio Calabria, dopo quelle nove ore e mezza essere a Napoli e fra un cantiere e l’altro vediamo almeno sei-sette film, vere e proprie maratone!”
È da poco uscita una raccolta di tredici storie edita da Minimum Fax ‘Cosa volete sentire’, i cui autori sono tutti musicisti della scena indipendente italiana, quasi una compilation. Ci sei pure tu… l’hai presa come un’esperienza circoscritta o potrebbe essere l’inizio di una carriera da scrittore, viste anche le esperienze di Clementi che ad esempio lo fa dal ’97 fino ai più recenti Bianconi e Brondi?
Ma, io non mi vedo autore anche se è vero che non mi vedevo neanche quando me l’hanno proposto. La vedevo una cosa molto difficoltosa, per me che non ho l’abitudine a scrivere, non sono uno che annota sul diario… io scrivo quando suono quindi fare questo racconto è stata una cosa particolare perché ho dovuto farlo senza musica e infatti il tenore dello scritto è assolutamente più legato non tanto al sentimento come per la scrittura delle canzoni, quanto più al mio lato buffonesco… più che un racconto il mio è una serie di fesserie! Però devo dire che questa cosa ha un po’ ribaltato il concetto iniziale perché mi è piaciuto farlo… poi che abbia o meno un seguito vedremo, non dipende da me ma da chi farà dei bonifici sul mio IBAN! L’ispirazione mi viene di più quando vedo bonifico effettuato sul C.R.O.!(ride).
L’arcano è stato svelato: senza IBAN non si va da nessuna parte… anche perché, come confessa ironicamente lo stesso Dario, più c’è IBAN più ci sono teenager! La chiacchierata si conclude in allegria, la verace italianità è venuta fuori, Dario saluta sorridente e se ne va: il cinghiale lo attende. Io mi accontento di un panino e inganno l’attesa del live ripensando alla sua spontanea intelligenza, a quella genuinità che lo ha portato a scrivere due splendidi e raffinati capitoli musicali dalle dinamiche grottesche ma sempre a misura d’uomo. Le lancette corrono veloci, il giardino del Cage si affolla ed è arrivato il momento di
prender posto, prima fila ancora una volta. E lo spettacolo ha inizio: la SAS si schiera sul palco con Dario Della Rossa alle tastiere, Mirko Onofrio al sax, Massimo Palermo alla batteria, Stefano Amato al violoncello e alla chitarra, Simona Marrazzo ai cori e al tamburello, e Dario, socio accomandatario di questa gioiosa impresa musicale, pronto a suonare disinibito la sua chitarra. “Come stai”, oltre ad essere la frase d’esordio nel mondo, è il pezzo che apre questa serata che profuma di allegria e sincerità. Il pubblico canta, ride alle battute da showman navigato di Brunori e balla. Sì, balla perché non si può star fermi quando nell’aria ci sono le note di “Italian Dandy”, del famosissimo “Paolo” o della splendida “Lei, lui, Firenze”. La SAS luccica di suoni, è un tripudio di sorrisi, archi dolcissimi, sax in libertà. I Poveri Cristi avanzano sulla scena, portandosi dietro le loro sciagure condite da un’autoironia cristallina, c’è l’orgoglio di una vita difficile. E non mancano i classiconi tratti da Vol.1 come “Guardia ’82”, stasera introdotta come fosse “Paradise City” dei Gun’s’Roses, “Il Pugile”, momento intimo, delicatissimo che riesce a immobilizzare il pubblico, fermo in una bolla di vetro. Ci si avvicina alla conclusione, come dice lo stesso Dario ‘Le abbiamo suonate tutte! Non ce ne sono più!’, e dal pubblico qualcuno urla un improbabile ‘Inventati!’. Si scherza con la Brunori SAS, si ride, e ci si scatena “Con lo spray”… un ultimo momento romantico lo regala la deliziosa “Stella d’argento”. Il pubblico oscilla, gira su se stesso, sembra un carillon, seguendo quel famoso ahi ahi ahi ahii e come d’incanto il sogno si scioglie, il suono si allontana. I nostri eroi ci salutano, Dario Brunori ci invita ad alzare le mani e poi finalmente l’annuncio: Siamo tutti assunti! Con un contratto a tempo indeterminato… Gaudio immenso, quasi un giubilo di applausi, e le luci sul palco iniziano a spengersi. Cinque secondi al buio, passaggio obbligato. Giusto il tempo di tirare il fiato, realizzare che la magia si è compiuta ed ecco che un Celentano d’annata esce dalle casse del mixer con la sua “Storia d’amore”. Gli occhi dei nuovi assunti brillano, grandi sorrisi si stampano sul volto di tutti. E nuovamente sembriamo chiederci ‘Come stai?’..Bene, benissimo. Grazie imprenditore!
SCALETTA CONCERTO
Come stai
Fra milioni di stelle
Italian Dandy
Paolo
La mosca
Rosa
Una domenica notte
Lei, lui, Firenze
Tre capelli sul comò
Il giovane Mario
Nanà
Guardia ‘82
Animal colletti
Il pugile
L’imprenditore
Con lo spray
Stella d’argento
Si ringrazia tutta la Brunori SAS e Matteo Zanobini.
Testi e Foto 1-2: Beatrice Pagni
Foto 3: Jessica Bartolini








Comments
Che gioia esserci! Che gioia leggerlo!!