L’Europa, l’Irlanda, la Toscana: riferimenti geografici e luoghi dell’anima che dicono parecchio di Stefano Schiavocampo da Milano. Nelle varie città d’Europa in cui ha abitato ha imparato l’internazionalità suonando per strada, dall’Irlanda in cui ha vissuto (nel luogo che dà il titolo all’album) ha assorbito meravigliose influenze folk, e in Toscana, dove in un fienile tra Siena e Arezzo ha registrato il disco, ha fiutato il rispetto dei suoni e dei colori. Ingredienti che nel disco d’esordio ci sono tutti: suoni e colori dalle città e dalle campagne, le voci delle Banshee e delle Chimere, i sussurri degli uomini, degli alberi e delle cose. Suoni e colori che filtra attraverso i suoi strumenti principali, la voce e la chitarra, amalgamando quel bagaglio di esperienze che Schiavocampo, seppur giovane, ha acquisito, e che gli permettono di unire tutti i diversi colori in un coerente caleidoscopio che riflette cielo e terra al contempo.
Children’s corner è un album pieno di umiltà: il suono è caldo e avvolgente, gli si attagliano meravigliosamente le giornate d’inverno e il fuoco acceso, il calore delle coperte e la compagnia di qualcuno d’importante. Ma è anche nudità d’intenti, essenzialità di sentimenti, attenzione al quotidiano senza mai debordare. Un suono che, tra lo shoegaze e il folk, è qui privo di sovrastrutture, e va dritto al cuore e all’anima. Caratteristiche, queste, che accomunano quei musicisti ai quali davvero la musica scorre nelle vene, in un rapporto viscerale e intenso eppure certo ed equilibrato, come sarebbe bello che fosse nelle storie d’amore.
Parlare di Schiavocampo (che adesso pare viva a Bruxelles) significa parlare di quei talenti intensi e solitari, polistrumentisti di respiro internazionale che in Italia faticano non poco ad emergere forse proprio perchè hanno dalla loro la vera passione per la musica, scevra da compromessi e ostinatamente coerente, l’umiltà di non perdere mai di vista il proprio cuore. Parliamo di Schiavocampo ma anche di altre meraviglie d’Italia. Come Jackeyed (il suo bellissimo “The Sleeper’s sunday grid” è ancora in download gratuito sul suo sito), Gabriel Sternberg, Brown and the Leaves, e Celestino Telera, straordinario talento di Manfredonia che dopo il fuminante esordio “5/4” ha lasciato, anche lui, la Milano dove viveva per andare a cercare altri suoni e altri colori in Inghilterra. Come Telera è stato accostato a Peter Gabriel, Stefano Schiavocampo è stato definito “un Jeff Buckley alle prime armi”: e le armi sono dolcemente affilate di malinconica serenità.
(David Drago)








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