Da quest’anno si inaugura una nuova sezione che nella seppur breve vita di Shiver si era sempre cercato di evitare: La Classifica dei migliori dischi dell’anno (da leggere come farebbe Fantozzi di fronte all’annuncio della consueta festa natalizia tra dipendenti dell’azienda/lager in cui lavora). Perchè evitare una classifica? A chi porterebbe beneficio un’operazione del genere? Farà vendere più dischi al musicista chiamato in causa? Domande inevitabili per risposte molteplici. Forse l’unica risposta che ha spinto a realizzare una classifica su Shiver è quella che tu possa esserti perso un album che per svariati motivi non sei riuscito ad ascoltare. Allora ecco che la wiSH(IVER) list nasce per servire a quello scopo, o quanto meno ci prova: Consigliare quegli album che sono piaciuti a noi che li abbiamo ascoltati e (non sempre o non qui) recensiti. Non troverai un’unica classifica generale contenente i 10, 20 o 50 migliori dischi del 2011 bensì 22 mini classifiche, 2 per ogni recensore, divise tra Migliori Album e Migliori Esordi dell’anno. Ecco quindi che le classifiche diventano una specie di lista dei desideri nelle quali poter trovare anche un commento sul perchè di tale scelta ed un contributo audio per “farsi un’idea” sugli album presenti nelle liste. Va da sè che leggendo un paio di volte le classifiche con penna alla mano (suvvia un minimo di sforzo!) si riuscirà anche ad avere una classifica dei 5 album più amati del 2011, qualche nome: Bon Iver, Beirut, Anna Calvi, Paolo Benvegnù e… basta così!
Questa pagina è aperta ai commenti ed ecco quindi che entri in gioco anche tu, se vorrai, con la tua personale classifica, magari corredata da un commento sul perchè la scelta è caduta su quell’album e chissà che non ci renderai il favore facendoci scoprire qualcosa che meritava di essere ascoltato.
Ultima domanda che potrebbe venirti spontanea: Perchè proprio una Top5? “Perchè nella Top10 ci può entrare chiunque ma non c’è posto per tutti nella Top5, quelle sono posizioni riservate ad un tipo di emozioni che non tutti riescono a suscitare.”
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2. Aucan – Black Rainbow: perché hanno le palle quadre. E perché sono bresciani.
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3. Danger Mouse and Daniele Luppi - Rome: perché dopo questo disco l’idea di ambientare un western a Roma non è mai sembrata più plausibile.
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4. Bon Iver – Bon Iver: perché vorrei ascoltarlo mentre precipito dal cinquantesimo piano e mi dico che va tutto bene.
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2. Unknown Mortal Orchestra – Unknown Mortal Orchestra: perché l’indolenza non è mai stata così sculettante.
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3. Dellera – Colonna Sonora Originale: perché mi ha dato le parole per capire cosa voglio: rivoglio il mio disordine.
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(Alberto Mazzanti)
Migliori Album
1. Bon Iver – Bon Iver: Diverso e allo stesso tempo simile all’album precedente, “Bon Iver” è un album di una bellezza mistica e inafferrabile, che ti cresce dentro senza che tu te ne accorga. La cosa più bella del 2011, personalmente.
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2. M83 – Hurry Up, We’re Dreaming : Un disco generoso, accessibile, sfaccettato e generazionale. Per M83 potrei spendere la parola genio senza neppure sentirmi in colpa.
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3. Beirut - The Rip Tide: Il terzomondismo si fa un po’ da parte ed il risultato è che per quante volte lo si ascolti “The Rip Tide” finisce sempre troppo presto.
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4. Real Estate – Days: Semplicemente perché riesce ad evocare atmosfere e sensazioni a cui non hanno ancora trovato un nome.
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5. The Rapture – In The Grace Of Your Love: Ovvero i campioni mondiali della discontinuità: un capolavoro nel 2003 seguito da un disco a dir poco mediocre seguito da un lungo silenzio seguito da un disco bellissimo. Questo.
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Migliori Esordi
1. A Classic Education – Call It Blazing: È in questa classifica ma non sfigurerebbe nemmeno nell’altra. La missione “Bologna da esportazione” è ufficialmente iniziata fra gli applausi di CHIUNQUE.
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2. Be Forest – Cold: Altro che sapore di mare, altro che provincia mite: la new wave pesarese quando ci si mette è capace di fare impallidire la maggior parte delle produzioni Slumberland.
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3. I Cani – Il Sorprendente Album D’Esordio Dei Cani : Per quanto li cerchiate, commenti moderati su questo disco è impossibile trovarne. Forse non saranno esattamente dei simpaticoni ma non si può negare che il disco tocchi più di un nervo scoperto. E chi dice il contrario è un “nichilista col cocktail in mano”.
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4. The Jacqueries – Excitement: Ammetto che sia un bello smacco ricevere una lezione sugli anni ‘90 da dei ragazzi nati in quegli stessi anni…ma detto questo io ne prendo ancora, grazie!
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5. Green Like July – Four-Legged Fortune: Domanda: Se Bright Eyes non è più lui, a chi rivolgersi per un po’ di indie-folk come piace a noi? Risposta: semplice, a questi ragazzi piemontesi.
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(Max Sannella)
Migliori Album
1. Blitzen Trapper – American goldwing: La pazzia dello slide nel vento dell’Ovest, quando il folk s’imbelletta di bello.
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2. Fionn Regan – 100 Acres of sycamore: L’Irlanda uggiosa di fragilità in un disco che sa di muschio e solitudini.
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3. Cashier No9 – To the death of fun: La fine dell’innocenza country prima di intraprendere il vizioso del psichedelico
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4. Giorgio Canali & Rossofuoco – Rojo: Il delirio poetico dei fine novanta che si spoglia per diventare divinità alternative.
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5. Bjork – Biophilia: Quando l’intellettualità del pop vola alto, oltre l’intellettuale del concetto sonoro.
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Migliori Esordi
1. Mezzala – Il problema di girarsi: Prima era uno dei N.6, poi si è girato senza problemi verso il Numero 1
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2. Roberta Barabino – Magot: La Genova della grazia femminile, incanto jazzato con un filo di perle.
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3. Verily so – S/T: Wave e folk che si incrociano sulle strade ocra della Toscana, con un pò di Mexico nelle tasche.
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4. La distanza della luna – S/T: Stralunato, magico e tenero, un piccolo cameo da far invidia pure al Pierrot Lunaire.
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5. Raphael Gualazzi – Reality and Fantasy: Una genialità genuina come poche, un grande disco affabulatore di swing e miraggi.
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(Antonio Capone)
Migliori Album
1. Beirut – The Riptide: Perchè ogni volta che lo ascolto mi verrebbe voglia di partire solo per avere questo disco come colonna sonora.
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2. The Horrors – Skying: Faris e soci si riscoprono diversi per la terza volta. Affetti da disturbo della personalità multipla o pizzico di genio?
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3. unòrsominòre – La Vita Agra: Si va bene la leggerezza delle storie cantate da Dente però avevamo bisogno, in questo 2011, di qualcuno che usasse le parole giuste per dire che in questo Paese “non va tutto bene”.
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4. The Zen Circus – Nati Per Subire: Un disco che dovrebbe essere passato in tutte le radio e, perchè no, anche a S. Remo. Peccato che poi il 99% della popolazione si sentirebbe offesa dai contenuti (perchè chiamati in causa) e nessuno li passerebbe più in radio mentre a S. Remo non passerebbero nemmeno le qualificazioni. Costretti a subire!
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5. Colore Perfetto – L’Illusione del Controllo: Pari merito con Benvegnù (che escludo perchè presente nelle altre top5). Un percorso musicale a tratti commovente per il suo modo di riuscire a prenderti il cuore in mano senza farti eccessivamente male.
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Migliori Esordi
1. Anna Calvi – S/T: Nero come la notte. Rosso come la passione. Colori che Anna sfoggia come una divisa d’ordinanza ogni volta che sale sul palco e parte la magia.
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2. A Classic Education – Call It Blazing: Semplicemente un incanto. Come riscoprire una vecchia fotografia in bianco e nero che pensavi perduta.
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3. Gleamer – The Chasing Method: Amore al primo ascolto, al secondo invece è stata passione pura. Pochi debutti mi hanno folgorato come quello dei Gleamer, due di quelli sono stati The Bends dei Radiohead e Parachutes dei Coldplay.
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4. Soviet Soviet – Nice: Il post punk in Italia è vivo e si muove molto bene anzi si muove talmente bene che se ne va in tour (anche) all’estero.
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5. A Winged Victory For The Sullen – S/T: L’espressione “Il cielo in una stanza” rende l’idea della grandezza che si agita in questo album.
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(Beatrice Pagni)
Migliori Album
1. Danger Mouse & Daniele Luppi – Rome: Ritratto notturno di una città senza tempo, sinfonico e al tempo stesso pop. Il progetto di mastro Danger Mouse e del compositore italiano Daniele Luppi è un mazzo di rose, preziose che profumano di passato. Roma non è mai stata così bella.
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2. Paolo Benvegnù – Hermann: La vita di un uomo, di un vecchio con le mani di una bambina. Giorno dopo giorno, Hermann si scopre ricco tantissime cose, di storie potenti, e in certi momenti blu, conviene fidarsi solo delle sensazioni. Canzoni che sono piccole fragilissime abitudini.
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Migliori Esordi
1. M+A – Things.Yes: Ascoltare il melodico elettro-pop del duo italiano è come immergersi nell’acqua zuccherata, un viaggio dolce e sognante fra lande nordiche ed eleganti sonorità ovattate. Un esordio cristallino, bello e gioioso che si fa ascoltare con piacere.
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2. Foster the People – Torches: Hai voglia di ballare? Ininterrottamente? Ecco i dieci brani elettro beat che fanno per te. Un ascolto fluido, dove chitarre, synth e riff aciduli si mescolano sapientemente in un pop melodico e spensierato. Devi solo lasciarti andare!
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3. Fast Animals and Slow Kids – Cavalli: Eclettici ed esplosivi: sono i cavalli imbizzarriti dei perugini FASK. Isterismi punk e declamazioni incazzose sono il modus vivendi di un disco energico, potente e colorato. Alternativì sì ma con le palle!
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4. Anna Calvi – Anna Calvi: Si fa ammaliante il blues-rock di questa giovane musicista che confeziona un disco tecnicamente perfetto. La voce ruvida e sensuale si staglia su vibrazioni noir e il lato oscuro della Calvi è ormai manifesto: non resta che avventurarsi per i vicoli bui delle sue creazioni.
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5. Washed Out – Within And Without: L’amore ai tempi della chillwave, sembra voler narrare questo disco. Un impatto delicato e rilassante, con sonorità ambient e corpi che si incastrano come i synth nebulosi fanno con la drum-machine. Una slow-dance che sin dalla copertina invita a fare e disfare lenzuola bianche e freschissime.
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(Mario Mucedola)
Migliori Album
1. Aucan – Black Rainbow: Perché è stato l’ultimo regalo, perché ha dimostrato che in Italia si può fare qualcosa di assolutamente estraneo ai canoni nazionali, pur rimanendo nei canoni dell’oggettivamente ascoltabile, senza perdersi in quei ghirigori raffazzonati e leziosi che spesso gli artisti inseriscono per dimostrare di essere tipi che ne sanno.
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2. Verdena – WOW: Perché niente da fare, se uno su mille ce la fa, c’è un motivo. I Verdena tirano fuori un doppio album che non esiste, che nessuno ha chiesto loro, eppure è la definitiva prova di maturità per i bergamaschi. Il tempo di fare altri due album, poi ce li ritroviamo falliti come i Subsonica. Per ora me li tengo stretti.
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3. Zen Circus – Nati per subire: Perché fondamentalmente c’è lo stesso discorso dei Verdena. Chi vale, emerge e continua, chi no sprofonda. Gli Zen costruiscono album dopo album un appiglio, diventato una zattera, diventato un Titanic. Sciolti e tranquilli inanellano staffilate su staffilate alla società, col sorriso sulle labbra. Magistrali.
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4. DevotchKa – 100 lovers: Ogni anno c’è qualcosa di sconvolgente. Se nel 2010 arrivarono i Kashmir con “Trespassing”, questo è sicuramente l’anno dei DevotchKa, che però continuano ad avere un solo difetto: sono americani.
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5. Brunori SAS – Vol.2 – Poveri Cristi: Avrei potuto aggiungere Bjork, i Radiohead, quei cani de I Cani, ma ho preferito dire la verità. Dai, davvero c’è gente che ascolta I Cani con piacere invece che per convenzione? Comunque. Brunori tira fuori il disco definitivo, struggente e malinconico come solo chi cresce a pane e Dalla-De Gregori riesce a fare. E quindi niente, a me è piaciuto troppo.
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Migliori Debutti
1. Fast Animals and Slow Kids – Cavalli: Li coccolo come fosse il mio gruppo, una scoperta che dà solo soddisfazioni. Avrebbero bisogno di tempo per maturare, ma sticazzi, sono belli così come sono, potenti e cattivi.
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2. Kutso – Aiutatemi EP: Lo so che un EP non è un album, ma per i Kutso vale lo stesso discorso dei FASK, e il fatto che abbiano spaccato un po’ il culo a tutti all’ultimo MArteLive ne è la conferma.
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3. Yuck – Yuck: Esistono gruppi che non esistono. Altri che fanno un disco e spariscono. Gli Yuck hanno una buona possibilità di far parte della seconda categoria, pertanto ascoltate l’album omonimo prima che sia troppo tardi.
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4. Dimartino – Cara maestra abbiamo perso: Il primo esponente della Leva Cantautoriale degli anni ’10. Ironico, stonato, basilare nell’approccio alla musica suonata. Come i vecchi cantautori di una volta, solo un po’più professionale.
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5. Duemanosinistra – Intimo rock: Un disco che non si perde in chiacchiere facilone e populiste, un disco frutto di una ricerca quasi maniacale sia per quanto riguarda i suoni sia per quanto riguarda i testi. Un disco fatto dannatamente bene, e che pertanto è dannatamente ipnotico.
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(David Drago)
Migliori album
1. Verdena – Wow: Lo stupore di trovarsi davanti a un doppio capolavoro ruggente e visionario, infernale e paradisiaco, che ti sbalza per aria come un razzo mentre ti culla come una fiamma.
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2. Nada – Vamp: Cosa vuol dire essere davvero indipendenti: la più grande rocker italiana sintetizza il meglio della musica italiana dagli anni ’60 al 2011 in un album indie-rock-pop-folk che graffia l’anima.
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3. Marco Notari – Io? - Profondità e immediatezza: una miscela musicale in mirabile equilibrio, che si dilata nei testi a guardare se stessi e a interrogare il mondo.
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4. Carpacho! – La Futura classe dirigente: Perfetto connubio tra scioltezza della musica e intelligente arguzia dei testi: ci si scioglie nella piacevolezza dell’ascolto e si gode dell’ironica malinconia delle liriche.
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5. unòrsominòre – la vita agra: Non è che tutto fa schifo, ma di certo è inutile giocare a quelli che “troppo pessimismo non va bene”, e magari “suonano al Leoncavallo e poi scrivono per Feltri”. Agra è l’aggettivo giusto per un consumismo che consuma, un lavoro che non ti dà da lavorare, una musica bella e aspra che ti penetra il cervello
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Migliori esordi
1. Dellera – Colonna sonora originale: Esordio atteso, attesa premiata: la meraviglia di un mosaico. C’è la migliore scena inglese degli anni recenti, c’è il miglior indie rock italiano che ne sbaraglia molti.
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2. Gleamer – The Chasing Method: Perfezione malinconica ed elettronica, bellissimi testi e poderosa voce. Debutto su lunga distanza dipinto di shoegaze ma con più eleganza, e senza la minima sbavatura.
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3. Esmen – Tutto è bene quel che finisce: “Di mattina” chiude il debut album e lascia senza fiato, tanto è bella. Così si riparte e si riprende a navigare: in atmosfere distese, dilatate, avvolgenti e rese intense da una voce straordinaria.
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4. Girless and the Orphans – Same name for different girl + The epic epoch of ephemeral epileptic epoch: Due ep, uno a distanza di due mesi dall’altro, fanno un album dell’anno. Soprattutto se sono belli uguale, eppure diversamente. Una spregiudicata utopia fuzz-folk ma molto rock.
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5. Schiavocampo – Children’s Corner: Un suono che, tra lo shoegaze e il folk, è qui privo di sovrastrutture, e va dritto al cuore e all’anima. Viscerale e intenso eppure certo ed equilibrato, come sarebbe bello fossero le storie d’amore.
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(Fernando Rennis)
Migliori Album
1. Bombay Bicycle Club – A different kind of fix: Belle canzoni, bei suoi, un album che gira e sa il fatto suo.
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2. Florence + The Machine – Ceremonials: Forse il lato dark di Florence Welsh è più incantevole del suo album di debutto.
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3. …A Toys Orchestra – Midninght (R)evolution: In Italia c’è gente che sa il fatto suo e sa equilibrare forma e sostanza.
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2. Be Forest – Cold: Avvertenza: venire a conoscenza del fatto che i Be Forest sono di Pesaro e non stranieri potrebbe provocare shock.
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3. Gazebo Penguins – Legna: Le nuove leve ci sono e battono più di un colpo. #1
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4. Thegiornalisti – Thegiornalisti vol.1: Le nuove leve ci sono e battono più di un colpo. #2
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5. Pineda – Pineda: Bel disco, post/rock e influenze jazz. Un bel progetto da ascoltare e assaporare.
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(Patrizia Lazzari)
Migliori Album
1. Alborosie – 2 Times Revolution: Poco da dire di un’artista italianissimo che ha il reggae nel sangue al punto da essere ormai qualche spanna sopra agli stessi jamaicani. Da Soul Pirate in poi un album più bello dell’altro… Meno male che esiste. Una garanzia.
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2. Beirut – The Rip Tide: Rock con sottofondi elettronici, voci che ricordano Talking Heads/Devo, arrangiamenti da banda stile Bregovic e atmosfere soft… tutto questo sono i Beirut, fondati da un americano che si è stabilito a Parigi e si è innamorato della musica balcanica. Ewwiwa il melting pot.
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3. The Rural Alberta Advantage – Departing: Band canadese, genere indie, chitarre a sottolineare un ritmo potente e canzoni proprio belle. Questo album è una conferma di quello che già il precedente “Hometowns” lasciava presagire: gran bel gruppo, gran bella musica.
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4. The Rapture – In the Grace of Your Love: Ormai noti ai più, questo nuovo lavoro sembra quasi una new wave old style, con innesti dance che danno ai brani un non so che di retro. Saltare si deve, stare fermi non si può.
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5. 2562 – Fever: Beat, bassi, una spruzzata di dub in un vortice di techno che fa letteralmente pulsare ogni brano come un battito cardiaco.
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Migliori Esordi
1.Fatoumata Diawara – Fatou: Zap Mama, Les Nubians, Rokia Traroré, la musica di matrice africana è alla riscossa. E questo ottimo album di una bellissima cantante del Mali lo conferma.
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2. Jeff Bridges – Omonimo: Sorprendente e intenso questo lavoro di Jeff Bridges; da ora in poi lo si potrà ricordare non solo come eccellente interprete di film memorabili quali “Una calibro 20 per lo specialista” o “Il Grande Lebowski, ma anche come voce profonda e avvolgente di un album dalle sonorità piacevolmente tradizionali.
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3. Hanni El Kathib – Will the guns come out: Nato a San Francisco, da padre palestinese e madre filippina… Pura contaminazione già dalla nascita. Album essenzialmente garage, con ironie crampsiane e solido impianto sonoro di matrice hard. Energia allo stato puro. Granitico.
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4. Cosmin TRG – Simulat: Sonorità techno, da club interrato nei sobborghi londinesi, ritmi che entrano nella cassa toracica. Per gli amanti del genere, un must.
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5. Yuck – Yuck: Belli belli belli, leggeri quanto basta con sonorità alla Pixies… beati loro, che sono inglesi…
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(Maurizio Narciso)
Migliori Album
1. Verdena – WOW: La psichedelia made in italy del trio bergamasco.
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2. FaltyDL – You Stand Uncertain: Il mash up elettronico dell’anno.
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3. Radiohead – King Of Limbs: La band di Oxford in versione 2.0.
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4. Stendeck – Scintilla: L’IDM italiana che strizza l’occhio agli Autechre.
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5. Mogwai – Hardcore Will Never Die, But You Will: Il post rock scozzese virato Kraut.
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Migliori esordi
1. Umberto Palazzo – Canzoni della notte e della controra: Un bignami della storia della musica italiana.
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2. Winged Victory for the Sullen – S/T: Dustin O’Halloran e Adam Wiltze per un debutto neo(classico) ammaliante.
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3. James Blake –S/T: Il soul elettronico in odor di dubstep.
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4. Nicolas Jaar – Space is only noise: La micro-house che fa muovere il culo.
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5. Com Truise – Galactic Melt: Un pastiche elettronico da flipper.
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(Alessio Basile)
Migliori Album
1. Sigur Ros – Inni: Loro per sempre primi, che sia un live, una raccolta o un nuovo album i Sigur Ros per sempre primi.
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3. Luminal – Io Non Credo: Orgoglio rock italiano, album da consumare e urlare fino allo sfinimento, appagamento assicurato.
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4. Aldrin – Bene: Post rock che produce pelle d’oca.
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5. Radiohead – The King of Limbs: Non potevano mancare anche i Radiohead, anche quando non pubblicano il loro miglior album.
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2. S.C.U.M. – Again into Eyes: Se fossi in un gruppo musicale vorrei che suonasse come gli S.C.U.M. Stesse note, stesso effetto da sogno.
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3. Anna Calvi – S/T: La reincarnazione al femminile di Jeff Buckley, debutto vellutato di una artista da tenere d’occhio.
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4. This is Head – OOO1: Pop che si mischia con l’alternativo, la giusta miscela per un gran bel disco.
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5. Tomakin – Geografia di un momento: Uhhh i Tomakin!! New Wave tutta italiana da ascoltare e cantare, e siamo solo all’inizio!
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(Federico Anelli)
Migliori Album
1. Bon Iver – s/t: Il secondo disco di Justin Vernon forse non avrà dalla sua l’effetto sorpresa dell’esordio, nè quel fascino lo-fi che aveva reso For Emma, forever ago una sorta di Pink Moon degli Anni Zero. Ma la raffinatezza degli arrangiamenti e la grandezza della scrittura lo rendono l’album più intenso uscito quest’anno.
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2. Iron & Wine – Kiss Each Other Clean: Questo disco l’ho ascoltato a ripetizione. Una ventata di folk moderno che trasuda suoni seventies bagnati con la giusta dose di LSD. Samuel Beam si conferma uno dei migliori songwriter in circolazione. E poi la copertina è un capolavoro.
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3. Verdena – Wow: Osannato (giustamente) ovunque e da chiunque, il nuovo album del trio bergamasco non ha bisogno di presentazioni. In un anno in cui il rock nostrano non ha prodotto granché, questo doppio LP ci consola ampiamente e si fa perdonare anche la forse eccessiva lunghezza.
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4. Radiohead – The King Of Limbs: Ok, l’ottavo disco di Thom Yorke e soci non è di sicuro il loro lavoro migliore. Eppure potrebbe essere l’ipotetico capolavoro di qualsiasi altra band. Facciamoci delle domande.
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5. Paolo Benvegnù – Hermann: Sul fatto che Benvegnù sia il migliore cantautore che abbiamo in questo momento in Italia penso ci sia poco da discutere. Sul fatto che io sia totalmente non obbiettivo quando si parla di Benvegnù anche. Quindi per me ogni suo nuovo lavoro è una gemma da custodire gelosamente, anche quando nei pezzi la testa tende a prevalere forse un po’ troppo sul cuore. Come in questo caso.
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Migliori Esordi
1. Anna Calvi – s/t: Per gli esordi ho peccato di nazionalismo, ma su questo non si poteva proprio sorvolare. Da anni il rock non ci regalava una figura così carismatica, torbida e sensuale. Figlia di un ipotetico ménage à trois tra Nick Cave, Nico e Siouxsie Sioux, la cantautrice britannica al suo primo disco sforna uno dei migliori album del 2011.
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2. Be Forest – Cold: Questo trio marchigiano rappresenta una delle più belle scoperte dell’anno. Un post-punk infettato di sonorità shoegaze e dream-pop, tra i Cure e i My Bloody Valentine. Se i riferimenti possono risultare abusati di questi tempi, è altrettanto doveroso sottolineare che qui il risultato è da far invidia a molti prodotti internazionali.
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3. A Classic Education – Call it blazing: Uno degli esordi più chiacchierati del 2011 e, per una volta, a ragione. Il primo album degli A Classic Education è un mix di psycho-pop sixties e indie-rock anni zero, il tutto dosato con classe e tradotto in mezzora di ottima musica senza sbavature.
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4. Marlowe – Fiumedinisi: Il primo album dei siciliani Marlowe è invece uno di quei casi in cui un po’ più di hype sarebbe stato giusto e meritato. Fiumedinisi è un lavoro affascinante e oscuro, in cui Basile incontra i Marlene e insieme piantano cattivi semi. Se non lo avete ancora fatto, gustatene i frutti.
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5. Dellera – Colonna Sonora Originale: Il bassista degli Afterhours realizza finalmente il suo primo album solista, confermando un talento compositivo rimasto fin troppo in ombra fino ad oggi. Suoni curati, bei testi e melodie di presa immediata. Se cercate davvero il cantautore figlio degli anni ’60 (italiani o inglesi che siano), è di qui che dovete passare.
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(Giampiero Troianiello)
Migliori Album
1. Vinicio Capossela – Marinai, Profeti e Balene: Un’opera complessa e completa: La narrazione di un mondo di cui solo l’estro, il genio e il talento di Capossela può raccontare così tanto. E così bene.
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2. Paolo Benvegnù – Hermann: Cantautorato da dieci e lode. Un sound sempre più ricercato e complesso. Una qualità live fantastica. Un artista umile ma cosciente.
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3. Radiohead – King of Limbs: I migliori al mondo. Un album sulla scia di quello precedente, ancora più ricco di sperimentazioni e visioni.
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4. Marta Sui Tubi – Carne con gli Occhi: La consacrazione di uno dei migliori gruppi italiani. Uno dei più sottovalutati, come spesso. Maturo e da “salto”.
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5. Dente – Io tra di noi: Il nuovo cantautorato italiano, quello da musica leggera, dipende da lui? se così è, questo lavoro è un ottimo punto a suo favore.
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2. Anna Calvi – S/T: Se Nick Cave, ancora prima dell’esordio, l’ha scelta per aprire i suoi concerti un motivo ci sarà Essere mezza italiana e mezza londinese è già un ottimo presupposto. Il disco d’esordio è la conferma.
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3. I Cani – il sorprendente album d’esordio dei cani: Non per tutti. Come lo è la qualità.
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4. Pineda – s/t: Moltheni torna alla batteria e mette un’inaspettata carica nel suo nuovo progetto. Se di rinascita si tratta, chissà che la seconda vita non sia meglio della prima.
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5. Cristiano Angelini – L’Ombra della Mosca: Un esordio completo, un cantautorato all’ombra del jazz, che ricorda un certo Paolo Conte. Premio Tenco come migliore opera prima.
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(S. de Traumnovelle)
Migliori Album
1. PJ Harvey – Let England shake: Un’artista che sa reinventarsi senza mai perdere il carisma e il talento di sempre.
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2. Paolo Benvegnù – Hermann: In quest’album c’è tutta la raffinatezza compositiva e poetica di uno degli artisti/gruppi più autentici dell’indie italiano.
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3. Verdena – Wow: Liberi ed eccentrici, sapendo aggiungere ancora qualcosa di nuovo, come dimostra questo doppio cd di 27 brani.
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4. Marta sui Tubi – Carne con gli occhi: Ironici, istrionici, irriverenti, supportati da tecnica e fantasia: una band in piena forma.
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5. The Horrors – Skying: Un sound ripulito rispetto agli esordi, ma che non altera la buona vena della band inglese.
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Migliori Esordi
1. Be Forest – Cold: La perfetta colonna sonora di un viaggio onirico nel freddo di una foresta
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2. Gleamer– The chasing method: Equilibrio ed eleganza in pieno stile english. Sembra tutto fuorché un album d’esordio per la maturità con cui è suonato.
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3. Ofeliadorme – All harm ends here: Malinconico, intenso, delicato: un album che raccoglie le sfumature della notte.
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4. The Casanovas – Hot star: Una delle voci più accattivanti del nuovo panorama italiano e poi un sound spoglio per un duo dannatamente rock’n'roll.
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5. Venus in fur – Siamo pur sempre animali: Rock in italiano suonato con passione ed energia per questi ragazzi poco più che ventenni.
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(Giulia Delprato)
Migliori Album
1. Paolo Benvegnù - Hermann: Premesso che io amo il Benve alla follia, questo disco è davvero una meraviglia, come un regalo bello fin dalla confezione, che hai quasi timore a scartare; la storia epica dell’uomo si fonde col Benvegnù-pensiero, la sobrietà delle parole si sposa finemente con la cura quasi “tenera” con cui ogni suono è tessuto. Un viaggio interiore ed esteriore, di quelle cose che ti viene voglia di avere dei figli solo per raccontarle.
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2. Radiohead - The King of Limbs: Quanto sono cambiati? Tanto. Quanto sono bravi? Tanto. Sarebbe immorale paragonare al passato questo album, così come ignorare quanto a fondo esso scavi nell’interiorità di chi ascolta, e quanto bene sia suonato. Aggiungiamoci che mi è appena arrivato il biglietto per il live di Roma, e già non sto nella pelle… inevitabile non consigliarli.
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3. Luminal - Io Non Credo: Si può andare sempre oltre? Si può non aver paura del limite? Si possono costruire brani sull’urgenza di dire a tutti che siamo sospesi su un filo, che siamo funamboli contesi fra eccezione e mediocrità, che nonostante la paura non è ancora finita, che nonostante le menzogne si può ancora credere in qualcosa, che si può ancora essere? Sì.
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4. Patrick Wolf - Lupercalia: Il buon Patrick, a ventott’anni e con cinque dischi alle spalle, spiazza tutti e tinge di nuovi colori la propria opera. A chi storce il naso perché troppo pop, dico di star zitto e di ascoltare per intero il minuto e mezzo di “William”, restare spiazzati, riascoltarla e continuare a meravigliarsi di come sia possibile racchiudere tanta sfumata bellezza in un così breve lasso di tempo.
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5. Nada - Vamp: Certo, ascoltare questo album per la prima volta dal vivo in un intimo studio Rai, con tutta la prestigiosa backing band al completo (i tre Zen Circus e Francesco Motta dei Criminal Jokers), e una Nada in stato di grazia, inficia la mia valutazione (in positivo). Ma c’è da dire che qui una voce splendida si avventura in un pop per nulla superficiale, e le liriche da bambina vissuta avvincono come romanzi.
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Migliori Esordi
1. Fast Animals and Slow Kids - Cavalli: Li aspettavo al varco, e non mi hanno deluso: questo cd è una bomba. Ma correte tutti a vederli dal vivo, a urlare con Copernico che “la realtà è stronza/e ti bacia in bocca”, a saltare anche se “Senza Lei”, e a prendere in braccio il frontman Aimone non appena si getta giù dal palco. Faranno grandi cose, se riusciranno a mantenere le ossa integre in mezzo al pogo che scatenano.
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2. Umberto Palazzo - Canzoni della Notte e della Controra: Tecnicamente, Umberto Palazzo è un veterano ed è scorretto parlare di debutto, ma questo è il suo primo album solista e si discosta nettamente da tutti i suoi altri progetti che, tant’è, ve lo trovate qui. Un disco inaspettato, ricamato nella nebbia. Bellissimo ed etereo.
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3. James Blake – S/T: Si va di ricordi. James Blake ha avuto e continua ad avere talmente tanto rumore attorno a sé, che inizialmente lo avevo snobbato. Poi a settembre casualmente l’ho ascoltato live a Berlino, mentre girovagavo in buona compagnia per una pista dell’aeroporto, e mi è venuta voglia di stendermi per terra, a guardare le nuvole un po’ grigie muoversi. Da meditazione, per scoprire quanto può essere bella la lentezza.
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4. Soviet Soviet - Nice: Il primo LP dei pesaresi è un trip nel cuore della new wave migliore, una serie di mitragliate post punk, una serie di botte di freddo una più purificatrice dell’altra, mentre il corpo inguainato in una maglietta dei Joy Division non può che dimenarsi con furore. I Soviet Soviet sanno decisamente quello che fanno, e lo fanno anche bene.
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5. The Sinatra’s - S/T: Okay, spegnete il cervello e lasciatelo bruciare a fiamma vivissima: qua si parla di metal. O meglio, come dicono loro, di “southern grunge delicato” e, aggiungo io, suonato dal vivo con una potenza pazzesca e dei deliziosi completi anni ’30. La ragione del binomio è apparentemente incomprensibile, ma funziona bene quanto il cioccolato col peperoncino, che all’inzio non ci credeva nessuno (ammettetelo!) e adesso è quasi routine. Ma dubito che col rock dei Sinatra’s si possa stare altrettanto tranquilli… Devastanti.
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(Francesco De Paoli)
Migliori Album
1. The Pains of Being Pure at Heart – Belong: I migliori anni ’80 sono gli anni ’10. Un disco dolce, arioso e pieno di cuori che potenzia alla grande il romantico dialogo fra synth e chitarra distorta iniziato 30 anni fa.
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2. Cloud Nothings – Cloud Nothings: Surf-rock e pop-punk si sposano e fanno un figlio monello e iperattivo che corre più veloce dei vostri pensieri brutti per schizzarci tuffandosi in pozzanghere piene di pioggia estiva.
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3. Verdena – WOW: La band più formativa della mia adolescenza alle prese con l’album (doppio) perfetto. Forse troppo perfetto e poco adattabile alla vita di tutti i giorni ma certo è che vederli per la prima volta soltanto quest’anno (!) in Ungheria (!!) e sentirlo suonare è stato la coronazione di una fase della mia esistenza.
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4. Josh T. Pearson – Last of The Country Gentlemen: Probabilmente uno dei dischi più intensi e tristi di sempre. Logorante morsa allo stomaco frutto della perfetta somma di una chitarra perfettamente pizzicata, una voce affranta e una vita sofferta.
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5. The Weeknd – House Of Balloons: Il futuro dell’R&B viene dal Canada, è assai misterioso e parla di un edonismo luccicante fuori ma sporco di cocaina e lacrime dentro. E si scarica gratis.
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Migliori Esordi
1. Jamie Woon – Mirrorwriting: Electro-soul-dubstep ballabile veramente ben fatta e con un’ottima voce (senza effetti). James Blake è giusto un esperimento carino al confronto.
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2. Carlot-ta – Make Me A Picture Of The Sun: Giovanissima, bravissima ed eclettica pianista-cantante. Ricorda un po’ Tori Amos e Bjork ma ha ancora tanto da dire e i mezzi per farlo.
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3. Rustie – Glass Swords: Quando i personaggi dei videogiochi 8-bit e gli orsetti dolci gommosi decidono di aprire una discoteca ecco cosa ne viene fuori.
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4. Frank Ocean – Nostalgia, Ultra.: R&B con sample di Coldplay, Eagles, MGMT e Radiohead. Se non l’avete ancora capito questo è l’anno dei neri che scoprono la musica dei bianchi e viceversa. Magie di internet.
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5. I Cani – Il sorprendente album d’esordio de I Cani: Indipendentemente dal contenuto musicale (comunque buono e canticchiabile) è la prima volta che un debuttante suscita tutto questo casino ancora prima dell’uscita dell’album. Sorprendente senza dubbio.
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(Amanda Sirtori)
Migliori Album
1. Verdena – Wow: Dai primi vagiti grunge alla rielaborazione psichedelica, nel doppio album c’è tutto e, stranamente, sembra avere un senso.
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2. Tom Waits – Bad as me: La musica di genere si anima grazie alla sua peculiare vocalità, cullandosi tra asperità, morbidezza e farsa.
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3. Ovo – Cor cordium: Esplorazione dei generi estremi con una graffiante voce femminile, demoniaci e dionisiaci.
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4. Giorgio Canali – Rojo: Il poeta della protesta sempre più arrabbiato e carico.
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5. Brunori Sas – Vol.2 Poveri cristi: Ritrarre l’Italia senza pretese di universalità e una spolverata di ironia.
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Migliori Esordi
1. Bruce Lamont – Feral song for the epic decline: Una voce da sciamano che si incontra con strati di metal, dissonanze e sperimentazioni elettroniche.
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2. Banjo or Freakout – S/T: Melancoliche melodie per indie convinti e persone comuni.
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3. Bancale – Frontiera: le parole crude e crudeli si scontrano con la musica metallica e nervosa, un treno che procede veloce su binari arrugginiti.
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4. The Casanovas – Hot Star: il garage rock non passa mai di moda.
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5. Stefano Amen – Berlino, New York, Città del Messico: amare riflessioni, slanci ironici sedati da dosi di realtà sofferente.
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(Alessio Gallorini)
Migliori Album
1. Paolo Benvegnù – Hermann: Assolutamente il miglior disco che ho ascoltato quest’anno. Un film musicale di rara bellezza che si snoda attraverso personaggi tratteggiati attraverso testi meravigliosi supportati da un sound ricco e mai banale.
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2. Vinicio Capossela – Marinai, profeti e balene: Operazione mastodontica in doppio cd con riferimenti Mellvilliani e Shakespeariani, oltre che Omerici sparsi un po’ ovunque. A fare da trait d’union la genialità poetica di Capossela.
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3. Verdena – Wow: Doppio disco che ha riportato i Verdena su livelli di eccellenza. Evidenti le influenze beatlesiane che hanno ammorbidito e reso di maggior qualità il grunge dei fratelli Ferrari. Un album che rappresenta la loro definitiva maturazione.
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4. Brunori SAS – Vol.2: Poveri Cristi: Se è vero che il secondo album è il più difficile nella carriera di un artista, Brunori conferma la sua abilità cantautorale; musicalmente non è niente di nuovo, i riferimenti al cantautorato anni ’70 sono evidenti, ma il quadro della società italiana che si dipana in queste 10 tracce è di una lucidità disarmante.
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5. Jovanotti – Ora: Potrei dire un sacco di cose su questo disco, la verità è che suona benissimo. Non è un disco solo dance. Non è un disco di sola elettronica. Non è un disco di solo cantautorato. È tutto questo messo insieme.
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Migliori Esordi
1. Vincenzo Fasano – Il sangue: Riesce a inserirsi nel solco della tradizione del cantautorato italiano in modo significativo come negli ultimi anni è riuscito a fare forse il solo Vasco Brondi. Assolutamente un gioiello.
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2. Fast Animals & Slow Kids – Cavalli: A mio parere hanno una verve punk che in Italia si è vista raramente. Suonano tiratissimi e hanno testi surreali ma assolutamente intelligenti. Geniali.
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3. Carlot-ta – Make me a picture of the sun: Il disco più raffinato del 2011, testi estremamente colti con tante citazioni poetiche inserite su una musica ammaliante. Vocalmente si sente l’ombra di Tori Amos che personalmente adoro.
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4. Cristiano Angelini – L’ombra della mosca: Semplicemente bellissimo. Un disco ben strutturato, senza cedimenti, curato fin nei minimi dettagli. Per essere un esordio è di qualità superiore.
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5. I Cani – Il sorprendente album d’esordio de I Cani: Il voto è un premio all’operazione commerciale che li ha messi in piedi. Testi intelligenti su musica elettronica che non può non spingere a muoversi e cantare, il talento è pochino ma per tutto il resto c’è il marketing.
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(Valentina Blundo)
Migliori Album
1. Bon Iver – Bon Iver: Si è risvegliato dal coma emotivo e ha sperimentato ottime tecniche post-traumatiche da folk. Immenso.
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2. King Creosote & Jon Hopkins – Diamond Mine: Uniti da un’infinita passione, questi due amici se ne fregano dei canoni temporali e ci regalano il loro “passatempo” migliore.
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3. Bill Callahan – Apocalypse: Un’apocalisse interiore che scotta. Fahrenheit Bill.
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4. Girls – Father, Son, Holy Ghost: Uno degli album più attesi di quest’anno che ha sbancato le migliori aspettative. Adorabile.
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5. Wild Beasts – Smother: La sensazione di soffocamento e il successivo attimo in cui riprendi fiato e ti sembra di tornare in vita per la seconda volta: Smother.
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Migliori Esordi
1. James Blake – James Blake: Checché se ne dica questo ragazzo ha aperto un varco tra il soul e la dub, fondendo i due generi e annullando le differenze tra i rispettivi seguaci.
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2. Youth Lagoon – The Year of Hibernation: Vero e proprio colpo di fulmine low-fi per il disco Trevor Power.
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3. Washed Out – Within and Whitout: Un’onda anomala e malinconica che scorre dentro e fuori di noi.
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4. Wu Lyf – Go Tell Fire to the Mountain: Graffianti ma mai aggressivi, catarticamente emotivi.
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5. David Lynch – Crazy Clown Time: Stessa impronta onirica e conturbante che lo rende unico nel suo genere, nei film come nella musica.
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(Gabriele Gismondi)
Migliori album
1. The Beach Boys – The Smile sessions: Per quello che poteva essere e non è stato.
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2. Battles – Gloss Drop: Potenza e visioni della pre-Apocalisse.
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3. Florence and the Machine – Ceremonials: Anima cupa e affascinante creata ad Abbey Road.
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4. Noah and the whale – Last night on Earth: I miei idoli scapigliati e canterecci.
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5. The Field – Looping state of mind: Perchè ogni tanto bisogna ipnotizzarsi da soli.
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Migliori esordi
1. Carlot-ta – Make me a picture of the sun: Il popolo saluta la nuova Regina.
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2. M+A – Things.Yes: Elettronico e dilatato, pronto ad esplodere.
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3. Banjo or Freakout – Banjo or Freakout: London, Italia, grande classe e mestiere.
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4. Anna Calvi – Anna Calvi: Grinta e melodie tra Albione e le Alpi.
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5. Alessandro Tombesi – Barene: Un’ondata di folk a 5 stelle.
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(Francesca Paolini)
Migliori Album
1. The Zen Circus – Nati per subire: Settima prova, tutta in italiano. Fotografia scanzonata e dolorosa del Bel Paese. Conferma di un talento senza eguali.
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2. Luminal – Io non credo: Rock oscuro e cinico. Cantautorato colto made in Rome.
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3. Betty Poison – Beauty is over: Potenza, sensualità ed esplosione. Gli anni ’90 catapultati nel futuro.
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4. Verdena – Wow: 27 tracce. Brevi, penetranti e intense. Fuori da ogni logica prestabilita e autenticamente indipendenti.
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5. Brunori Sas – Poveri Cristi (Vol.2): Squarci di vite disgraziate raccontate con malinconica ironia.
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Migliori Esordi
1. Nut – Gravità Inverse: Per la capacità di fare post rock in italiano, con una preparazione musicale straordinaria e un talento unico e indiscutibile.
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2. Venus in furs – Siamo pur sempre animali: Per il loro essere rock and roll fino al midollo e per la qualità dei loro lavori, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista testuale.
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3. Fast Animals and Slow Kids – Cavalli: Per l’ energia folle che trasmettono e per il loro essere scanzonati e artisticamente maturi nonostante la giovane età.
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4. Granpa – In Fast We Trust: Per il loro sound impulsivo e passionale, per essere così naturalmente e maledettamente rock.
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5. Aura – Si avvicina lunedì: Per la loro capacità di parlare d’amore e non essere banali, per saper avvolgere e accarezzare l’anima.
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(Renzo Bufalino)
Migliori Album
1. Beirut – The rip Tide: in The Rip Tide alcune canzoni ti catturano con i suoni vivaci e maestosi di una “fanfara ambulante”, mentre altri brani ti ipnotizzano con le loro melodie malinconiche e formidabilmente ben costruite. Un disco che conferma il talento dei Beirut e di Zach Condon, perché solo loro potevano costruire un album così completo: magnifico ma mai pomposo, fatto di ritmi ripetitivi però mai lascivi.
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2. Bon Iver – Bon Iver: Da ascoltare in pigiama con una tazza di the in mano sotto la pioggia estiva. O altrimenti con il muso incollato ad un finestrino di una macchina durante un viaggio verso una foresta umida. D’altronde Bon Iver sarebbe una guida perfetta per questo tour, con la sua barba bionda, la camicia a scacchi e il berretto di lana ha tutto per essere un boscaiolo.
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3. Brunori Sas – Poveri cristi: (Quasi) l’autobiografia di una generazione. Poiché Brunori ha la straordinaria abilità di condurti in un mondo in cui si dipana una soave e struggente quotidianità.
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4. Dente – Io tra di noi: Giuseppe Peveri non smette mai di intrigare, anzi impressiona per la sua capacità di rinnovarsi, di proporre qualcosa di simile e differente allo stesso tempo, di avventurarsi in atmosfere fiabesche che infondono al disco una varietà eccentrica.
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5. A Toys Orchestra.- Midnight (R)evolution: Un album da godersi ad occhi chiusi, senza porsi domande sulla sua qualità: perché questa è (ancora una volta) impeccabile.
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Migliori Esordi 2011
1. The Great Northern X – S/T: Un piccolo piacere pieno di dolcezza da auto-prescriversi per isolarsi lo spazio di un istante. Un disco contraddistinto da armonie atemporali, rilassanti e melodiose che suscitano la stessa calma che si può provare quando dal finestrino di un taxi si osservano le luci danzanti di una città che non si conosce (ancora).
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2. Girless & the Orphan – Same names for different girls: Quando il folk è un concentrato di energia e ha tutte le carte in regola per diventare la colonna sonora perfetta per una terapia antidepressiva.
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3. I Cani – Il Sorprendente album d’esordio dei Cani: Quando un titolo di un disco compendia tutto.
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4. Nicolò Carnesi – Il Colpo: Un album da apprezzare per la sua freschezza, per la sua vitalità e per il suo proposito di catturare gli stati fuggenti ed effimeri.
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5. Cardiophobia – S/T: Un disco secco, ma mai molle, capace di toccare il cuore e la mente. Composizioni dalla precisa alchimia musicale: brillanti e sorprendenti, ma mai banali.
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See you next year!!!








Comments
Great post, I am going to bookmark wiSH(IVER) list 2011 | Shiver.