Lucia Manca ha radici che stringono e prendono vita nelle terre pugliesi ma i rami della sua giovane età si allungano e arrivano molto lontano, tanto lontano che nel suo disco d’esordio, omonimo, Si respira un’aria fresca e gentile tipica di certe lande nord europee dove i pomeriggi d’estate non sono mai completamente baciati dal calore del sole.
Presa sotto l’ala protettiva di Giuliano Dottori (Amor Fou) il quale ne cura suoni e produzione artistica nonché mette la firma su “Tutte le parole” e scrive con Lucia “Il tuo ritorno”, riesce a raccogliere in poco più di mezz’ora 10 tracce pronte a rilasciare dolce nettare ad ogni ascolto: ci si imbatte in soffici ballate al sapore di zucchero filato (“Sogno Antico”, “Dea”, “Incanto”, “Lontano”) nelle quali è forte l’accostamento con le ultime composizioni di Cristina Donà; al western da luna park di “Prova a cercarmi” fino ai carillon notturni di “Giochi ancora”, brano in cui si materializza il fantasma di Meg nella sua versione solista e delicata. La traccia forse più completa e nella quale si scorge una piacevolissima deviazione rispetto alle intime rappresentazioni musicali del disco è “Il mio Canto”, brano più sostenuto nelle ritmiche e con una scrittura compositiva molto matura per essere solo al primo album.
Sul fronte testi invece si scorgono tre elementi che legano con un filo rosa antico quasi tutte le canzoni : l’acqua, come elemento tangibile o metafisico nel quale adagiare la propria calma (“l’anima galleggia sul pavimento/naviga nel mare senza di me”, da “Sogno Antico”; “Non vedi quante lacrime profumano i capelli miei”, da “Il tuo ritorno”), la purificazione (“Affascinante ammirarti nuda/vestita di bianco/affondi nell’acqua”, da “Dea”), la liberazione da qualcosa che non tornerà più (“Sola cerco riparo/oltre i diafani fili di pioggia/come lame di acciaio vibranti/l’anima mia si scolora”, da “Lontano”) ; Il secondo elemento è il “canto”, utilizzato per raccontare e raccontarsi (“le sue lacrime arrivano a me/come il mio canto non arriva più”, da “Incanto”; “Corri non perder tempo/e la mia voce si infrange nel fondo/ danzo su campi bianchi accompagnata dall’eco del canto tuo”, da “Prova a cercarmi”). Ed infine “la Casa”, nelle fattezze di edificio, fortezza o stanza, nella quale trovare rifugio accogliente (“Nella stanza/anni luce da te/ tutte le paure/le hai vissute già”, da “Tutte le parole”), di prigione (“Dentro questo castello incantato/ti lascio andare/voglio uscire voglio uscire voglio uscire anch’io fuori”, da “Prova a cercarmi”) , ma anche come luogo di memoria e ricordi andati (“Nella tua casa c’è un cigno bianco che non vuole più tornare nel suo lago perchè/ la tua mancanza lo farà morire”, da “Incanto”).
Bella e delicata questa prima prova di Lucia Manca, la quale grazie anche alla mano esperta di Giuliano Dottori confeziona un dolce bon bon color pastello dolce e mai stucchevole con il quale si inserisce nel nuovo filone pop “dreamy” inaugurato con gli album di Petrina, Missincat, Denise e Carlot-ta: musiciste dal tocco raffinato e fuori dal tempo con le quali Lucia in qualche modo si è imparentata avendo dalla sua anche una squisita personalità compositiva.
(Antonio Capone)








Comments