Notti insonni, ansie soffocanti, voglia di spaccare il pavimento a suon di riff acidi mentre i soffitti stessi stanno venendo giù. Sembrerebbe la scenografia di una catastrofe e invece è un disco, tredici pezzi che prendono fuoco: eccolo il debutto dei Venus In Furs, pisani e incazzati neri, vincitori di “Italia Wave Band Toscana” e di “Lucca Summer Festival Giovani” edizione 2009. Un sonoro schiaffo e giù dal letto! I problemi non mancano, il mutuo oggi ci risucchia, l’affitto ci mangia vivi. Una vita agra, avrebbe detto Bianciardi -quando erano solo gli anni ’60-. Oggi è pure peggio. E un disco scuro, beffardo, nefasto non può che aprire gli occhi a quei giovani ancora vittima del disincanto. Uscito lo scorso 25 ottobre per l’etichetta indipendente Cavalleria Burlesque, Siamo pur sempre animali è il disco perfetto di fronte alla crisi: o soccombi o stringi i denti e ti rialzi. Le certezze sono in sciopero e siamo soli di fronte all’apocalisse, è l’ora di tirar fuori la parte più bestiale, animale appunto. Ecco cosa ne è uscito da una chiacchierata-colazione con la band, in una fredda mattinata pisana.
Siete pur sempre animali: come si presentano i componenti di questo quartetto rock? Quando nascono i Venus in Furs e come si sono scelti?
Claudio: Ci siamo scelti nel tempo, Niccolò, il batterista storico nonché membro fondatore insieme a me dei Venus In Furs è uscito a metà disco ed è stato un greatest hits di elementi che si sussegue da tempo… avevo undici anni quando con Niccolò decidemmo di mettere su una band. In seguito a vari periodi di evoluzione nel genere abbiamo poi trovato una nostra stabilità con l’entrata di “Zorro” al basso e in seguito -nel 2006- è arrivato Giampiero col suo violino; e adesso c’è il nuovo batterista, Giacomo.
“Siamo pur sempre animali” suona molto come un J’accuse à la Zola, l’invettiva più famosa della storia… voi chi accusate e di che cosa?
C: Obbiettivamente suoniamo come un’accusa, anche se l’album non nasce con questo intento… anche se a fine mixaggio ce ne siamo resi conto. Siamo pur sempre animali era la frase che faceva da minimo comune denominatore fra ogni pezzo ma è comunque arrivata dopo… non era niente di programmato, è stato tutto molto spontaneo.
Ascoltando il disco ci si accorge che molte certezze sono in ‘sciopero’: Dio, la famiglia, il buon senso, la politica. Come si vive a vent’anni in un’epoca così allo ‘scatafascio’ (come dicono gli stessi Venus in Nefasta in testa, N.d.R)?
C: Che bella un’intervista così citazionistica! È un periodo di incertezze totali, e penso che questa cosa traspaia abbastanza dal disco, è un’incertezza vera, tutta provata, e alcuni testi hanno pure anticipato periodi problematici della nostra attualità, la crisi in primis! (al riguardo ascoltatevi “Toc Toc”, una lista à la Saviano dove titoli di borsa, religione e torri gemelli vengono giù come costruzioni lego N.d.R.)
Pisa, città universitaria, piena di giovani, viva e con buoni locali: è il posto giusto per far musica o almeno per iniziare a farla?
Giampiero: ultimamente non è affatto male, è diventata un bel centro musicale, molto vivo. Magari in passato erano preferibili altri centri, come le zone più a nord.
In uno dei testi a mio parer più riusciti, e anche spietati, citate velatamente alcuni delitti italiani tristemente famosi (Cogne,
Erika e Omar, Olindo e Rosa N.d.R.), perché questo riferimento alla cronaca nera? Il nostro paese è diventato lo scenario dell’Apocalisse?
C: Pensando anche agli ultimi avvenimenti non solo nazionali, ad esempio la strage avvenuta in Norvegia, credo sia una cosa più figlia del nostro tempo che del nostro paese anche se obiettivamente, si apre il giornale e ogni mattina ce ne troviamo sempre una nuova.
Zorro: il testo si concentra sull’accanimento mediatico dei tg, il terrore sempre messo in primo piano, questa cronaca nera che è ovunque, programmi televisivi che invadono la vita privata delle persone anche in maniera spietata solo per una questione di ascolti, e questa purtroppo va detto, è una cosa tipicamente italiana.
Sempre parlando del disco, si trova un omaggio al grande scapigliato Emilio Praga; come nasce questo amore e perché la scelta di musicare un’intera poesia?
Claudio: lessi quella poesia alle medie e scherzando fra compagni di banco decisi che un giorno l’avrei musicata. Il gruppo al tempo stava mettendo le radici e io intanto sognavo la mia futura band durante le ore di italiano..nel 2010 c’è stato un concorso per il MEI di Faenza chiamato ‘Suona la poesia’ e mi è subito venuto in mente di rispolverare quella vecchia scommessa che mi ero auto lanciato da ragazzino. Il pezzo è stato poi selezionato per il concorso e quando dovevamo decidere quali brani inserire nel nostro primo disco, La vendetta di Praga è stata considerata uno dei pezzi che meritava di essere in scaletta.
Il vostro disco è prodotto da un’etichetta indipendente, Cavalleria Burlesque; un tempo si parlava di indie con un’accezione diversa riferendosi a ciò che non era mainstream, fuori dalle major e quindi qualitativamente superiore, più raffinato. Oggi internet e l’informatica hanno rovinato questa idea e tutti possono essere indie creando talvolta una presunta superiorità artistica che si tramuta in spocchia, in un voler essere alternativi per forza. Voi siete indie o solo indipendenti?
C: Noi siamo alternativi per forza! (ride N.d.R) Sinceramente non ci sofferma molto sulle definizioni, anche se è vero che ultimamente c’è un trend abbastanza corrente e in uso che è quello di etichettarsi indie con quella spocchia che secondo me meritava unicamente l’Island (Island Records N.d.R.) dei tempi d’oro del primo Tom Waits e Jarmush, il top! e che spaziava a 360° su tutti i campi… ora come ora non mi viene in mente nemmeno una etichetta indie per cui possa valer la pena la vecchia accezione.
Z: e poi oggi è anche cambiato il rapporto fra major e indie. Un tempo la major era comunque un’etichetta grossa che poteva investire su un gruppo e chi voleva fare roba più di nicchia veniva messo da parte… al giorno d’oggi la major hanno una politica quasi inconcepibile, tutta mirata quasi esclusivamente al profitto però le indie non hanno un ruolo di nicchia, si trova anche musica abbastanza reperibile e commerciale tra le etichette indie.
A chiosa del disco troviamo ‘In questa città’, pezzo che profuma di Led Zeppelin (e che alla sottoscritta ricorda tanto la jam session di un trio tutto british alla metà degli anni ’70 quando Marc Bolan, Ringo Starr e sir John Lennon si divertirono a suonare tutti insieme una splendida Children Of The Revolution N.d.R.) troviamo ospiti d’eccezione come Andrea Appino (leader degli Zen Circus, certezza italiana), Gianluca Bartolo (chitarrista de Il Pan del diavolo, qui al banjo) e Francesco Motta (sciamanico batterista e cantante dei Criminal Jokers). Come nasce questo incontro?
C: Tutto nasce dal brano ‘Ogni mattina un nuovo disastro’ che ho scritto cercando di avvicinarmi alla scrittura di Vana Gloria (brano degli Zen Circus N.d.R) e dopo vari incontri per Pisa con lo stesso Appino ho deciso di mandargli il pezzo e chiedergli se gli andava di metterci del suo… “Ne sarei onorato. Mandami un mp3 via mail che quando posso lo ascolto”. E il giorno dopo lo passammo a prendere col nostro camioncino Volkswagen arancione e andammo verso Volterra, al White Rabbit Hole Studio di Nicola Baronti. È lì che Appino ha marchiato con il fuoco della sua chitarra elettrica due tracce dell’album: “Ogni mattina un nuovo disastro” e “In questa città”. Ma per quest’ultimo pezzo l’ospite non è stato solo Appino: l’incontro con Il Pan del diavolo risale al 2009: prima ho avuto modo di conoscere Gianluca che al tempo suonava nei Granpa e poi Alessandro, incrociato al MEI di Faenza. Ero d’accordo già da un po’ con Gianluca nel volere assolutamente con noi la sua dodici corde a suonare nel pezzo “zeppeliniano” che ci chiudeva l’album, “In questa città”. Loro giravano in tour molto spesso e non era facile beccarli in un day off o simili. Il tutto è stato molto più facile e spontaneo quando me li son visti sbucare in studio proprio uno degli ultimi giorni con tanto di Criminal Jokers (anche loro amici di vecchia data!) al seguito per preparare il live set del Pan del Diavolo Band (con i Criminal nella veste della backing band). Lì tutto si è compiuto: abbiamo creato dal niente il finale in crescendo, molto sixties style suonando tutti insieme con tanto di Francesco Motta in veste di pianista.
Che tipo di risposta vi aspettate da questo primo album?
C: Non lo so ancora… con la stampa sta andando tutto molto bene, ora stiamo cercando di suonare il più possibile. Chi ha ascoltato il disco ha apprezzato molto, anche coloro che non sono amici e conoscenti. La distribuzione con cui stiamo lavorando è rimasta piacevolmente colpita e ci fa molto piacere… fondamentalmente lo usiamo come trampolino per il secondo, non ci soffermiamo troppo su Siamo pur sempre animali… vista la gestazione molto lunga di questo primo disco speriamo di fare il secondo nell’arco dei nove mesi.
Parlando quindi di progetti futuri, ci sarà un secondo disco. Troveremo un lavoro con meno malessere?
C: Beh in effetti i molti che hanno ascoltato e apprezzato il disco ci hanno fatto notare una gran bella dose di depressione tanto da non riuscire ad ascoltarlo tutto di seguito!..magari il secondo potrà essere più ironico, di certo al momento i nuovi testi non sono super ottimistici quindi direi che è un po’ il continuo naturale di questo primo lavoro…
Z: ma come fai oggi, al punto in cui siamo arrivati, a scrivere un testo con sole, cuore e amore… anche volendo non ce la fai! Non c’è più quell’allegria che ti portava a dire ‘Ho vent’anni, lavorerò, e mi occuperò della mia famiglia… intanto oggi mi diverto!’ Oggi a vent’anni non ci si riesce…
Nel gruppo è presente il violino, elemento non nuovo nel panorama rock, basti pensare a John Cale, Rodrigo d’Erasmo negli
Afterhours, ma nemmeno così largamente utilizzato. Come ci si trova a portar dentro un live rock uno strumento più ‘classico’?
G: all’inizio non è stato facile ma perché fondamentalmente anche io avevo poca concezione del pezzo rock in sé… oggi, al sesto anno di vita con i Venus in Furs, posso dire che le cose sono migliorate… inoltre il violino non viene qui utilizzato in maniera classica ma come una seconda chitarra; e non lo si trova in ogni brano perché in alcuni suono anche l’organo.
Ci sarà un tour di promozione del disco? Attraverserete l’Italia in lungo e in largo?
C: Ci stiamo provando..prendiamo quello che capita. Ci stiamo muovendo il più possibile anche se non lavoriamo ancora con un’agenzia di booking. Al momento quello che troviamo e ci piace lo facciamo.. (se siete interessati qui trovate tutte le prossime date, http://www.facebook.com/venusinfursitaly )
Parliamo un attimo dell’artwork in cui si manifesta l’aspetto più brutale dell’essere animali. Come nasce questa idea?
C: Dell’artwork si è occupato Francesco ‘Roger’ Fadda con cui ormai collaboriamo da molto tempo, e anche in questo caso si è prestato per aiutarci con la copertina. Il concetto di bestialità è stato cambiato, corretto e stravolto un sacco di volte tanto che abbiamo finito il lavoro giusto un’ora prima di andare in stampa perché spesso non eravamo pienamente soddisfatti e concordi sulle ultime modifiche. Alla fine abbiamo trovato un accordo e il concept è nato nello Studio Quagli di Firenze; all’interno del disco ci sono tre foto di noi con vari richiami all’aspetto dell’alimentazione fra uomo e animale: io sono legato con della lenza da pesca, Zorro è avvolto nel cellophane e Giampiero subisce una vera e propria manipolazione.
Che genere di musica scorre in questo periodo nei gigabyte dei vostri lettori?
G: principalmente elettronica svizzera.
C: al momento sto ascoltando Rome di Danger Mouse e Daniele Luppi, e sto aspettando di fiondarmi su Cab Calloway!
Z: ecco, io sto ascoltando tantissimo Cab Calloway e anche Willie Dixon
G: come ultimi ascolti, i nuovi dischi di Tom Waits e dei Black Keys però non smentirò mai il fatto che le sigle dei cartoni animati sono un esempio di ottima musica, e voglio portare avanti questa mia personale battaglia!
Concludendo vi chiedo il sogno nel cassetto: la collaborazione perfetta sarebbe quella con..
G: Jack White, sarebbe un gran bel colpo!
G: Del Piero, lo sponsor perfetto!
C: il cantante dei Black Keys, Dan Auerbach o anche Danger Mouse, super produttore!
Z: personalmente mi piacerebbe tanto far registrare tutti i bassi al contrabbassista dei Soul Coughing e poi sarebbe un sogno avere Bukka White accanto al nostro Claudio!
E fra le risate generali e i rimasugli di caffè, il risveglio mattutino si è compiuto. Il tempo di preparare un set acustico con tanto di contrabbasso e melodica ed ecco che le quattro veneri ci regalano un live alternativo e frizzante. Non ci credete? E allora non vi resta che premere il tastino play e imbestialirvi con noi.
(Si ringrazia Sottobosco Libri&Cafè, Pisa)
(Beatrice Pagni)
“Las Vegas”
“Toc Toc”
“Ogni Mattina Un Nuovo Disastro”







