Un disco che omaggia lotte ecologiste color verde bile? Un inno dovuto alla Osram madre di tutte le lampadine ad impatto zero? Forse un nuovo stile d’illuminare la scena off nei pendagli rinascimentali degli anni zero? Molto probabile, fatto sta che Il Cane, moniker artistico del camaleonte/musicista Matteo ”Matteite” Dainese, qui al secondo album personale Risparmio energetico, ci sta schiaffeggiando per i fondelli, perché qui dentro non si risparmia una minchia, è proprio vero, giacché watt e watt d’allucinazioni urbane elettro-pop stupende fuoriescono senza regole dalla tracklist alla faccia di contatori, bollette e nature offese da peccaminose avances umane.
Così detto sembra riduttivo, ma è solo un modo per contestualizzare questo bel pugno di canzoni che Il Cane scarabocchia, canta, strapazza in un fresco “allampanante” affresco poetico stonato, annoiato e di buon senso, storto quanto ti pare pur di arrivare “al dritto della sua missione”, ovvero passare per lo stereo, agganciarti e strapparti via l’attenzione in un cickciak, e quello che più stranisce è che la missione va in porto tra i 50/60 secondi a detta di power-taste; dodici tracce pop, stimolante accenno elettronico, soluzioni indie-isoscele, levità giocose, fondi e doppifondi di verità messe in pellicola ironica che una volta agitate gocciano esplosioni ora delicate, ora col fiato grosso, talvolta con pensieri in solitaria, annebbiati di tenerezza e trombe autunnali (“Mongolia”), arrossati su chiaroscuri digitali e spennate di chitarra (“Il sole e poi la pioggia”) o arrampicati tra gli arpeggi acustici dal gusto orientale (“Cucina”).
Un flusso narrativo estemporaneo, estroverso, che si fa cogliere al volo, obbligatoriamente seduttivo senza istruzioni per l’uso e senza gli orpellami che potrebbero far deviare sui pianerottoli del non sense, ricco e smilzo nello stesso tempo nonostante le numerose partecipazioni – tra le tracce – di nomi di punta dell’underground tricolore; una bizzarra raffinatezza che tocca tutti i filamenti delle nuove espressioni come la toy-song birichina “Mago sul muro”, gli sghiribizzi da cameretta della title track, la stizza pop-rock alla Bugo (“Raderla al suolo”), il sincopato slabbro degli Ottanta plastificati (“Obesa”) che vanno letteralmente a combaciare – a fine corsa – con la ballata accecata dalla fisionomia bolsa Blasca “Dimmi”, tre minuti di dolcezza prima del “perfetto delirio” che la traccia ghost numero tredici ci prende il cuore e lo stringe come una spugna da lavandino.
Bel disco a confine tra sbornia intelligente e inconfessabili storie d’angolo, una presa diretta d’ascolto bislacca che Il Cane abbaglia con la stessa forza di un eco pompato a fondo scala. Risparmio Energetico? Pura e bella informalità tra i vagiti di questo 2012.
(Max Sannella)







