Nel corso della nostra vita abbiamo modo di cambiare città, modi di dire e le facce che ci circondano. Ma per quello che mi riguarda, e spero che sia una cosa comune a tante persone, la musica è l’unico filo sottile sempre presente che terrà in equilibrio la mia vita. Cambiano i paesaggi, cambiano i locali ma per me i concerti sono una fonte di pura vita che legano da molti anni gli attimi della mia esistenza. E così, un lombardo come me che da poco è diventato emiliano, ha battezzato il suo cambio di residenza con il suo primo concerto. E quale gruppo poteva essere testimone di questo cambiamento se non i miei adorati S.C.U.M?
E mi ritrovo catapultato a percorrere strade nuove, che ti portano in locali ancora sconosciuti ma che quando ti ci ritrovi dentro e come se avessi avuto da sempre un’unica casa, soprattutto quando poi incontri più o meno sempre le stesse persone. Sto parlando del Covo, locale storico, così mi dicono, di Bologna che attira subito la mia simpatia appena metto piede tra le sue mura. Mura che racchiudono soprattutto sonorità indie rock che non hanno
nemmeno una insegna all’ingresso e questo lo rende ancora più figo. Il Covo è proprio un covo e proprio per questo non avrei voluto nessun’altra location per il mio primo live in terra straniera. L’attesa sale, aspetto con ansia l’apparizione di questa band inglese che al suo debutto sta già facendo sfracelli nelle chart inglesi. Il palco piccolo darà modo alla band di essere una cosa unica ed è proprio quello che succederà. L’atmosfera buia e compatta viene subito colmata dalle note di “Faith Unfolds”, che dire? Avrei potuto sperare in un inizio migliore? Again Into Eyes forse non sarà l’abum di debutto più bello della storia ma lancia messaggi di capacità sonora e abilità artistica di una band composta da elementi giovanissimi che, come nel caso di Thomas Cohen, cantante del combo, strabordano di charme sia nei movimenti che nell’aspetto per non parlare della voce calda e suadente che mi ricorda con piacere quella di Finn Andrews dei The Veils. Per questo live gli S.C.U.M. come un canovaccio, seguono l’ordine dell’album. Le emozioni si intrecciano supportate dai ritmi incalzanti della batteria suonata da una giovanissima ragazza dai lunghi capelli e dagli effetti distorti donati dai synth. Il concerto non dura molto, ma con un solo album all’attivo non si può pretendere troppo. “Whitechapel” è il finale degno di questa eisibizione.
Esco dal Covo con la sensazione di aver assistito a un inizio, come quando Ian Curtis, non ancora nei Joy Division, andava a vedere un gruppo di sconosciuti che si faceva chiamare Sex Pistol.
(Alessio Basile)







