Se poteste avere la facoltà di dipingere l’anima della “stanza dei colori”, toccare con mano la passione dell’età adulta come riflesso di ciò che è stato specchio amato lungo l’infanzia, cosa vorreste avere per “surroundare” tutta quest’escalation d’emozioni e atmosfere insperate? Aiutino, i livornesi Mandrake con Zarastro sono il toccasana per tutto questo, influenzano il vostro “sentire” con un indie-pop magnetico e “macchiato”, un sound che supera i nostri territori perché pronto a guardare verso altri e nuovi paesaggi, special modo la Terra d’Albione, con la temperanza autentica di caratterizzatori, stilisti, di nuove prospettive sonore.
Se l’armonia ha una forma compiuta in questi tempi stonati e afasici la possiamo ritrovare tra le liane dolci di questa tracklist, undici respiri di trombe, violini, viole, flauti, atterraggi e partenze, Beatles (“The evil meeting”) tenere fuliggini New Wave e piccole fuoriuscite come a prendere una boccata d’aria per interagire ancor di più; sono tutte canzoni che colpiscono con la forza di una carezza “I’m so confused part I e part II”, ora malinconica “Black tambourine”, ora con l’ottimismo di un giocherellone raggio di sole “You’re not here” che da un ritmo guascone e carrettero o con le confessioni arpeggiate dentro un pathos invernale e ozioso (“The Copelands”); una collana di piccole perle che sposta ancora la barra d’interesse verso quella raffinatezza di retrogusto The National (“Soft temple”) , spore di Maniac Street Preachers e acide ispirazioni The Thousand Maniac oriented, un vertice di lirismo e sound, un canzoniere di bellezza mid-mariachi (“Uncertain moment”) che t’imbambola come uno schiaffo di piacere inaspettato.
Zarastro, moniker tratto dal Flauto Magico di Mozart,è un disco dal tempo scandito e suonato con i contro “apparati riproduttivi”, anche questa peculiarità vincente della “ditta”. Quando noi del giornalismo critico incappiamo in questi esordi – sbilanciamoci – stupendi, ci sale in gola il groppo, pensiamo alla perfezione che hanno queste giovani band emergenti quando dirimpetto ci tocca sorbire, sporcarci spesso con incubi catodici “più noti” che, perdonaci o Dio, “non sanno quello che fanno e suonano” incassando però glorie e monetizzazioni industriali; tanti direbbero oggigiorno trattasi di mal comune e minore, ma pazienza non addentiamoci il fegato quando la buona sorte ci ha dato in premio questo campionario di gemme indie-pop d’autore, queste stupende Mandrakate che lasciano il segno nelle Trombe d’Eustachio e cicatrici nel cambiamento delle cose soniche accanto. Cercatelo ovunque!
(Max Sannella)







