Man On Wire – West Love (2012 – Jestrai / Knifeville)

Published on gennaio 27th, 2012

Quando un disco è sincero e semplice fa subito il botto senza arrampicarsi su soundgenìe in 3D o in ginnastiche stilistiche esorbitanti, fa,  senza tante chiacchiere,  presa come una colla gustosa che si appiccica e fa calco nelle ricezioni non programmate del cervello; parliamo di West Love  dei Man On Wire, il nuovo progetto avverato di Stefano Pasutto dei TARM che si fa disco compiuto e armonioso sulle tracce d’insegnamenti alt-folk, sguardi, stimoli ed impronte Americane avvolti in un plaid di lana e dentro un bel paio di stivaloni di cuoio per sfondare quella membrana invisibile che divide i sogni dalla realtà, l’alto verso il basso, il qua ed il la.

Sono a bordo di quest’avventura oltre a Pasutto, Nicolò Fortuni (Smart Cops), Marco Pilia (Oliver) e Cristina Basso Moro (Arnoux), ed è un bel navigare tra queste otto tracce, diramazioni ed essenze che prendono piglio e stupori di ballate e melodie soffici ma anche distanze dai  sfighettamenti indie che tanto vorrebbero intrufolarsi tra i solchi pur di invadere la parte sana di una musica che preferisce “stare in terra” piuttosto che inalberarsi in tendenze asettiche, improbabili; West Love è un disco da gran repertorio dreaming, piccole quadrature rotonde in cui le note acquerellano umori autunnali, fatte di malinconie ed intimità nel chiuso di sterminati spazi aperti, folk, country e decadenze romantiche che suonano tremendamente belle e profonde come tenere architetture di Wilco, Arcade Fire, Flake, Red Red Meat ed un tentacolino d’Iron & Wine che non guasta mai.
Una creatura che si presenta da sola, prima fa arrivare il profumo lontano di solitudini di provincia mischiato a quello d’Appalachi resinosi ed ossigenati, poi il flusso sonoro prende la mano del gioco ed in pochissimo tempo tutto si scioglie sulle guance di un riassunto di vibrazioni che mettono insieme questi brani irresistibili, impalpabili come il mex che si fa beat (A thousand legs), la vena spanish mid-Tortoise che danza in “Bare-footed”, le Calexiane notti stellate che brillano lungoPotential architectso la stupenda chiusura di Man on wire, lento ballatone che sfila via tra un pensiero ed un’anima sgombra da pesi, via in qualche ionosfera polverosa e di rimbalzo.

La band friulana è nata già con le scarpe buone, può certamente camminare di suo e la strada davanti non gli è sconosciuta, ha già imbastito un sonorizzato di suoni pronto a moltiplicarsi in un’osceno percorso di bellezza per molti. Ma poi sarebbe un’ingiustizia lasciare queste piccole gemme indisponibili a tutti, e allora sotto con le moltiplicazioni.

(Max Sannella)

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