Cos’è l’impegno politico-sociale? Cosa vuol dire mettersi in gioco e denunciare? Si parla molto di artisti impegnati, di cantautorato, music against capitalism e poi la maggior parte di quelli che si credeva fossero davvero “contro”, si rabboniscono, accettano le leggi del mercato e abbassano la testa. Sì, mi riferisco a qualcuno in particolare, ma non citerò nessuno. Al contrario, tra i pochi gruppi italiani che resistono, un posto d’onore è occupato dagli Ultimo Attuale Corpo Sonoro. Dopo aver pubblicato “Memorie e violenze di Sant’Isabella”, nel 2009, tornano sul finire del 2011 con un disco rabbiosamente rock, maledettamente diretto e schierato: Io ricordo con rabbia.
Il potere della musica può essere un’arma e per gli UACS lo è: la voce di Gianmarco Mercati è una pistola che spara parole infuocate, che denuncia e vomita verità scomode, stuzzica le ferite anestetizzate e le riapre. Un disco che andrebbe studiato nelle scuole, nel quale citazioni colte e letterarie (come nel caso di “Della tua bocca”, liberamente ispirata all’incipit di “Tropico del Cancro” di Henry Miller, di “Non ora, non qui”, che riprende l’omonimo testo di Erri De Luca e del pezzo strumentale “Casablanca”, omaggio al testo di Marc Augè) si confondono con riferimenti agli eventi del passato recente (citazioni cinematografiche in “Fortapàsc”, brano ispirato alla vita di Giancarlo Siani che Marco Risi ha recentemente portato sul grande schermo).
Racconti tragici della storia contemporanea, di quegli eventi dimenticati dalla società in nome di una volontà di rimozione, di disinteresse perchè fa comodo lasciare da parte le questioni in sospeso: la strage di Ustica viene raccontata in modo tragicamente sublime in “Flight Data Recorder” (“un missile, 68 adulti e 13 bambini. 81 vittime e una nazione con loro.”), una verità fin troppo nascosta, alla quale il Paese si è tristemente assuefatto, trova finalmente la libertà (“carnefici a servizio dell’occultamento”[...] “ma come si fa a chiedere a quelli che sanno di dire la verità”).
Le vicende del Cile di Allende all’indomani del colpo di stato di Pinochet e la morte di Victor Jara sono sviscerate in “Undici settembre millenovecentosettantatrè” mentre con “Tessera P2#1816” si torna nel Bel Paese, incatenando i fatti, raccontando gli eventi, facendo i nomi di quell’“unica catena che ha svilito e massacrato le generazioni che ci hanno preceduto e che ammorba le resistenze di quelli che ci seguiranno, sanguinare del nostro sanguinare” getta luce sull’oscura loggia massonica P2 e gli aderenti tesserati, tra cui svetta, con la tessera numero 1816, il tristemente noto cavaliere, ormai ex presidente del consiglio di “quest’Italia Repubblicana”.
Un disco per la memoria e per la rabbia. Un solo monito: tenere vivo il ricordo di ciò che siamo stati e essere figli di una collera naturalmente sana e volta a desiderare giustizia.
(Francesca Paolini)







