Uno stupendo viaggio sonoro per scaldarsi il cuore e affrontare le lunghe giornate d’inverno ce lo offre la bella cantautrice e poliedrica artista Micol Martinez nel suo nuovissimo album La Testa Dentro, altro gioiello di pop writing cantautorale che, dopo l’eccellenza del suo primo lavoro “Copenaghen”, viene a suggellare l’intesa perfetta che questa calda intimità di donna pone nella grazia di una poetica nuvola – non più di passaggio – ma stanziale.
La voce di Micol come sempre è duttile ed espressiva, è lo strumento perfetto, intensa anche quando struggimenti, malinconie e bramosia esasperata si possono tagliare col coltello come una nebbia di primo mattino, nebbia che in questo nuovo capitolo fa capolino in buona dose, un treno di ritratti color seppia che scorre vulnerabile tra i dossi e le gallerie della vita in attesa di venti migliori; album di ballate sfuggenti, riflessive, capelli scompigliati e nodi in gola che si dovrebbero sciogliere tra filamenti di violini tirati al massimo (“Nel movimento continuo”) o legare, come promesse da fare ma non da mantenere (“Questa notte”), nove tracce che si fanno fluido contemplativo di un vezzo delicato e vellutato, il vero fondo-anima di questa cantautrice, di questa Laura Nyro senza demoni con l’appeal angelicato di Louise Rhodes. La nuova stagione di Micol Martinez è di una maturazione esemplare, molto naturale nello scrivere gli spaccati d’esperienze personali o di dintorno stretto, una nuova tappa nella sua vita artistica che tra petali fucsia, pozzanghere e arcobaleni storditi confluisce in un disco di “stazioni lunari” che raccontano, confidano e prendono lo spirito di chi ascolta fino a stringerlo come una spugna da seccare; la danza “sacrificale” in stop & go acustico di “Haggis (la testa dentro)” , l’ondifrago beccheggiare di chitarra sui mari inesplorati di una Ani DiFranco solitaria (“A filo d’acqua”, “Coprimi gli occhi”) e l’abbandono sul filo di un equilibrio tenerissimo di candore e squarci interiori “Un nome diverso” lasciano un senso quasi da “saudade” senza fine, di un filo che sta finendo il suo percorso ricamatorio da riprendere immediatamente per seguitare a tessere sogni ed illusioni.
Un disco mozzafiato ed una donna artista che sospira e respira alto, pacata, sobria, stupefacente, che in questo pezzo di vetro malinconico canta d’inganni, amori e delusioni con la rassegnazione umorale di chi è abituato al grigiore d’infinite giornate di pioggia. Da paura!
(Max Sannella)







