ManzOni – L’Astronave EP (2011 – Garrincha Dischi)

Published on febbraio 4th, 2012

A pochi mesi dall’uscita del primo, splendido, disco omonimo ecco che tornano sulla scena i ManzOni, con un EP che raccoglie tutto ciò che è stato escluso dal primo lavoro della band oltre a due pezzi che non finiranno invece nel secondo album.

L’EP si apre subito con la studio version della title track, già contenuta nella prima fatica di Gigi Tenca e soci; un brano rarefatto, fatto di tempi dilatati scanditi dall’incedere instancabile della batteria, coadiuvata da chitarre abili a creare una giusta atmosfera sonora per il testo di Tenca, che disegna uno scenario apocalittico in cui è ancora la differenza tra classi sociali a dominare il mondo (“Dove saremo noi quando cadrà la luna? Non avremo certo un posto sull’astronave accanto al re”) e i più deboli, i lavoratori semplicemente continueranno fino all’ultimo a svolgere le loro mansioni, in una inesplicabile e insovvertibile routine (“Lavoreremo come sempre, tutti presenti nessuno in ferie e per l’ennesima volta, l’ultima, si accetterà la sorte.”). Da brividi.
Il secondo pezzo è un vero e proprio gioiello che i ManzOni ci regalano, ovvero “Fuori stagione”, che riesce ad unire il post rock in stile Massimo Volume con una densità emotiva che non può lasciare indifferenti e che è di stampo assolutamente letterario, creando un parallelismo tra l’inganno che l’uomo riesce ad offrire della natura, con le ciliegie che ormai si trovano anche fuori stagione e la finzione dei sentimenti, che porta inevitabilmente ad una conclusione amara (“Ora che non ci sei ci sono le ciliegie vere ed io da lontano ti prometto che ciliegie d’inverno, ciliegie con il freddo, ciliegie fuori stagione, a carnevale, non te le regalerò mai più. Mai più.”). In “A lei, di lei” la forza delle chitarre viene acuita e resa più ipnotica dai loop, mentre il testo narrato non è altro che una serie di aggettivi, tali da creare la descrizione di una donna angelo tipica del dolce stilnovo dantesco, anche se un velo d’inquietudine resta sullo sfondo (“stare con lei è prigione accettata”) e parlare d’amore a una simile bellezza sembra impossibile (“Perchè mi dici come si fa a parlarle d’amore quaggiù dove anche le biciclette vanno a motore?”). La successiva “Maria” è un pezzo solenne, in cui le chitarre scandiscono un ritmo ondeggiante e liturgico su cui si inserisce la voce di Gigi Tenca, vero e proprio officiante di questa cerimonia sonora che ci spiega, semplicemente, in sei minuti l’importanza del ricordo e dei gesti che tutti abbiamo prima o poi compiuto o visto compiere trovandosi di fronte alla morte, proprio come Maria. “Anna” è un pezzo più semplice, che mi ha ricordato l’acutezza e la spontaneità di certi pezzi dei Mariposa: una batteria squadrata a fare da contraltare a delle chitarre vivide e ad un testo spiazzante, con un finale strumentale che fa da apripista per “Ray Moon”, un brano in cui sono i synth a farla da padroni, creando un’atmosfera di rarefatta malinconia, che ben si sposa con un testo nostalgico e molto intenso. Davvero una splendida ballata a conclusione dell’EP, anche se poi come ultima traccia vera e propria, quasi a voler simboleggiare la chiusura di un cerchio, si trova nuovamente “L’astronave”, stavolta in una versione live.

Francesco Bianconi (Baustelle) qualche anno fa ha scritto “tra i Manzoni preferisco quello vero, Piero”, ma probabilmente solo perché all’epoca Gigi Tenca e soci non avevano ancora inciso nessun disco.

(Alessio Gallorini)

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