Affascina e non poco questo nuovo lavoro dei Grimoon, che cita Boris Vian nel titolo e si rivela un gioiello folk noir di rara raffinatezza. Ma chi sono i Grimoon? Il progetto è nato nel 2003 come una curiosa e inedita esperienza di concerto/cinema, in cui ogni canzone è accompagnata da un cortometraggio. I corti sono ideati e realizzati da Solenn Le Marchand (synths, voce e autrice dei testi) e Alberto Stevanato (chitarra acustica, voce).
Rispetto ai dischi precedenti, questo Le Déserteur evidenzia un’efficace virata verso sonorità maggiormente psichedeliche e tinte dark. Questo cambiamento, dettato in parte dai nuovi ascolti della band, è il frutto di una stretta collaborazione col leader dei Black Heart Procession Pall Jenkins, da sempre amico della band e qui anche in veste di produttore artistico. Il sound germogliato da questo sodalizio è un’affascinante miscela di folk declinato in svariate forme, che pesca dal cantautorato più classico, così come dalle sonorità noir dei 16 Horsepower di Folklore (“Draw On My Eyes”, unico brano in lingua inglese), passando per i Noir Désir (“Les demons du passé”), fino ad arrivare al folk-wave degli Arcade Fire (“Monument aux déserteurs, Tango de guerre”). Così come in passato, anche per questo nuovo album non mancano le collaborazioni illustri, oltre al sopracitato Jenkins, troviamo fra i crediti i nomi di Scott Mercado dei Manuok alla batteria, di Enrico Gabrielli (poteva forse mancare?) e di Giovanni Ferrario (produttore di due dischi precedenti della band).
Lontano dalle mode e dal già sentito, Le Déserteur si rivela una delle più intense sorprese di questo inizio 2012, mostrando una cura nei testi e negli arrangiamenti di grande livello e riuscendo ad arrivare al cuore senza imboccare facili scorciatoie. Decisamente consigliato.
(Federico Anelli)







