Havah – Settimana (2012 -To Lose La Track)

Published on dicembre 16th, 2012

Havah è il progetto solista di Michele Camorani (già batterista dei La Quiete e dei Raein) e in questo suo terzo disco scrive e compone tutta la musica, servendosi della collaborazione di Jacopo Lietti (Verme, Fine Before you Came) per la scrittura dei testi, tutti in Italiano. A prima vista, osservando con occhio poco attento l’artwork di questo Settimana, non so spiegare il motivo, ho pensato subito che si trattasse di qualcosa “alla CCCP”. Sono stato subito smentito una volta schiacciato il tasto play del mio lettore, ok il punk è presente nel sound di Havah, così come le composizioni frenetiche e istintive, ma qui c’è molto di piu’.

Le canzoni sono sette, come i sette giorni della settimana, andando a creare un concept album basato appunto sulle sensazioni e gli umori che l’autore vive durante i suddetti giorni. Se ”la strada è alternativa a qualcosa dovrò pure oppormi/le mie fasi iniziano in anticipo/ma non finiscono mai/non sono diverso/non lo sono abbastanza/voglio anch’io un funerale gremito di gente che piange/e una sveglia che non suoni ogni dannato lunedì”. Questo un estratto di “Lunedì”, traccia d’apertura del disco, una canzone cadenzata e pittosto atmosferica, che non avrebbe secondo me sfigurato in Movement dei New Order, col suo incedere lento e a tratti ipnotico. Completamente diversa invece la seconda “Martedì, tra Cure e Smiths. Discorso analogo per “Mercoledì” e “Sabato” che si muovono sulle stesse coordinate citate poc’anzi, seppur con le dovute differenze di arrangiamenti strumentali. Molto più oscura e malinconica invece “Giovedi” una bella canzone dark-punk con inserti shoegaze, alla maniera dei primi The Jesus and Mary Chain. Non mancano suoni piu dolci e rilassanti, scanditi dal suono di una chitarra acustica in “Venerdì” per poi finire il nostro viaggio musicale con l’aggressiva e distorta “Domenica”, la traccia più punk-oriented dell’intero lavoro. A completare positivamente il tutto ci si mette un registrazione lo-fi e impastata al punto giusto.

Bisogna ascoltare più volte attentamente questo disco per coglierne la vera essenza, un ascolto distratto non basta. Si potrebbe pensare inizialmente che il cantato dal tono monocorde possa fungere da impedimento e rendere il tutto un po’ fastidioso, ma è una sensazione che svanisce subito durante i ripetuti ascolti. Concludo col dire che questo è un lavoro che più lo ascolti e più ti prende, ci troviamo al cospetto di una delle realtà più interessanti e alternative del nostro panorama musicale, da scoprire e supportare.

 (Marco Locorotondo)

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