Alì – La Rivoluzione nel Monolocale (2013 – La Vigna Dischi)

Published on febbraio 15th, 2013

ali-cover2013Dal monolocale parte la rivoluzione di Alì, cantautore siciliano che di nome fa Stefano ed è prodotto da Lorenzo Urciullo alias Colapesce. Quel monolocale è il suo, condizione forzata, l’unica possibile: “Non è stata una mia scelta viverci  – ha affermato Stefano Alì in un’intervista -  però l’unico titolo che veramente rispecchiava il disco era questo, è il luogo che vivo di più, la composizione dei testi e delle musiche è avvenuta fra queste quattro mura; la mia piccola rivoluzione è un augurio a me stesso, uno stimolo a fare meglio nei confronti della società”. Fino a qualche tempo fa Alì vendeva fiori, poi nel 2011 inizia a comporre i nove brani che compongono l’album d’esordio,  edito da La Vigna Dischi, e adesso la sua musica nata tra quattro mura plana sul mare di Sicilia e raggiunge le nostre orecchie come una melodia che non conosce tempo né mode.

L’album apre con uno dei pezzi più belli: “Armata fino ai denti”, e si prende immediatamente il largo tra il trascorrere del tempo che non uccide la bellezza, e la dignità che rimane solida e salda come le colonne d’Ercole, anche e soprattutto tra le difficoltà. La precarietà e l’incertezza aumentano la volontà di trovare il proprio posto nel mondo: si respira nel disco di Alì una forza senza illusioni, ma anche senza la rabbia inconcludente di molte band che si sono rotte il cazzo. Piuttosto che star lì a sparare a zero, Alì accoglie in musica le traversìe, e le guarda in faccia, con la volontà di riflettere per costruire: i testi in fondo parlano di bellezza e d’amore, la musica è intima ma spaziosa, in qualche modo in linea con quel cantautorato siciliano che rinnova la tradizione e parte da Toti Poeta per arrivare a Pierpaolo Marino, passando naturalmente per Colapesce, la cui orma si sente molto. La terra musicale di Sicilia risuona anche nelle collaborazioni di Carmelo Amenta, Pietro Giunta, Giuseppe Sindona e altri amici musicisti che impreziosiscono un album che potremmo definire umile e senza pretese, dove umiltà e  modestia, ricordiamolo sempre, sono virtù. Tra i brani, oltre alla cover di Paolo Conte “Il miglior sorriso della mia faccia”, si trovano accenti pop di gran classe come  “Le nostre bocche incollate” e “Maggio” e delicati echi folk-rock di grande piacevolezza come “Cash”.

L’affitto e lo spread (in un altra delle perle del disco che si intitola “Continuare a vendere oro”), la musica e la paura, le gioie e le ansie quotidiane, la fatica nel restare a galla in un mare dalle acque sempre più torbide, ma anche la determinazione a nuotare bene, spinti dalla musica, sicuri di poter ritrovare la trasparenza: questo canta Alì, questa è la sua rivoluzione. Probabilmente, adesso,  l’unica possibile.

(David Drago)

 

 

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