C’è un noto adagio nel mondo dello sport che recita: “Vincere è difficile, ma confermarsi lo è ancora di più”. Formula che può essere ovviamente traslata nell’ambito musicale, anche se naturalmente esistono doverose eccezioni. Tra queste rientra senza dubbio il duo italo-scandinavo Caccese&Pattersson che (con apparente) facilità è riuscito a centrare entrambi gli obiettivi.
Difatti, gli I Used To Be A Sparrow con Luke, la loro opera prima, avevano vinto la scommessa del loro esordio, riuscendo a convincere contemporaneamente critica e pubblico. Sicuri dei loro mezzi e delle loro indubbie capacità hanno scelto di sfornare un nuovo disco, dal titolo You are an empty artist, in uscita il prossimo 15 marzo, con il quale riescono a confermare la bontà del progetto e della loro musica. Rimanendo in tema di citazioni, questo ritorno del duo venuto dal freddo smentisce quell’altra massima sportiva secondo la quale: “Formula che vince non si cambia”. In effetti se il primo album era dominato da un indie-pop caldo e festivo, in “You are an empty artist” troviamo un elettro-folk audace e galvanizzante. Così nello scorrere degli undici brani che compongono l’ultima fatica di Andrea Caccese e Dick Pattersson è possibile scorgere, oltre le già note solide basi pop, piacevoli sprazzi di folk e sapienti tocchi di elettronica. Però, nonostante l’aggiunta di nuovi “pezzi”, il puzzle musicale proposto dagli I Used To Be A Sparrow rimane invariabilmente avvincente. Inoltre, ciò che sorprende della premiata ditta italo-svedese è l’aver realizzato un album in cui nessun brano prevale sugli altri, poiché in “You are an empty artist” non c’è un “punto culminante”, ma non ci sono neanche passaggi a vuoto, piuttosto si susseguono ininterrottamente undici singoli, undici storie d’ascoltare tutto d’un fiato. Si tratta, insomma, di un album da tenere lontano dalla portata della “generazione playlist”, mentre è vivamente consigliato a chi, da buon appassionato, sviscera i dischi dall’inizio alla fine.
A questo punto la domanda è: potranno fare meglio? Chissà, di certo anche con quest’ultimo lavoro gli I Used To Be A Sparrow hanno confutato il celebre aforisma di de Coubertin: per loro non è importante partecipare, ma realizzare dell’ottima musica.
(Renzo Bufalino)







