Il Rumore Della Tregua – La Guarigione (2013 – Autoprodotto)

Published on marzo 4th, 2013

rumore-della-tregua-cover2013Il modo in cui il quintetto di Milano si presenta sulla scena indipendente italiana è perfettamente coerente con la musica che ha scelto di fare: Il Rumore della Tregua “non scrive inni generazionali, non può morire giovane perchè è nato vecchio, ripudia l’ukulele e il glockenspiel come strumenti di risoluzione ai problemi del cantautorato moderno, non è pre e soprattutto non è post”. Mica facile trovare un grado così elevato di consapevolezza, considerato quanto sia difficile districarsi tra le elucubrate descrizioni che le band fanno di sé, quando non ci si mettono i loro uffici stampa. Con Il rumore della tregua e il loro ep “La Guarigione” che esce il 10 marzo e che, da oggi in anteprima su Shiver, sarà presentato in showcase il prossimo 14 marzo al circolo Arci Biko di Milano in apertura a I Giuradei, è tutto assai più semplice.

Dopo una “Autarchica Demo” del 2012 e un cambio di formazione che li ha trasformati in quintetto,  Il Rumore della Tregua acquista potenza e sforna un disco che potrebbe iniziare a riempire un vuoto. Quello lasciato da una tendenza cantautoriale che da un lato ha virato verso un talvolta esasperato e furbo giovanilismo con quei finti inni generazionali da hipster disfattisti che sono carinissimi da ascoltare e poi lasciano più vuoti di prima, e dall’altro è rimasta attaccata come un clone di zecca a modelli che più che vecchi sono consunti. Se vi siete rotti il cazzo de Lo Stato Sociale o dei pariolini di 18 anni, se vorreste imbracciare un mitra davanti agli ennesimi cloni di De Andrè o di Rino Gaetano, se emigrereste in Antartide piuttosto che sorbirvi ancora un concerto dei Modena City Ramblers, ecco che con Il Rumore della Tregua potreste tirare un sospiro di sollievo. Senza dubbio, il cantautorato del quintetto milanese è di stampo classico. Ma la loro sapienza musicale e lirica promette qualcosa che sta tra il troppo vecchio e il troppo nuovo. È vero che “La guarigione è un disco per chi vive fuori dal cerchio di quelli che si dichiarano fuori dal cerchio”, ed è vero anche che non è affatto facile. Qualche dettaglio da mettere ancora a punto infatti c’è: i cinque brani che compongono “La guarigione” sembrano frutto di un lungo lavoro ma non sono così unitari. È come condensassero troppe volontà:  tra la delicata “Haiku” (che potrebbe magari piacere a Paolo Benvegnù) e la irrisolta “L’odore dei cani” (tra Dente e un cantautorato “che forse suona come gli anni Settanta negli anni Novanta” bisogna pur scegliere) la differenza è eccessiva. Anche nell’uso della voce, così bella in “Haiku” e così compressa in “L’odore dei cani”. Una voce che si spiega potente invece nei pezzi migliori: oltre la già citata “Haiku”, la classica “Confessa il peccato, Harry” (efficace ritratto della sconfitta di un qualunquista) e “La ballata del pignoramento” (ascoltate su You Tube la versione unplugged per scoprire quanto sono bravi, nei suoni e nelle voci amalgamate alla perfezione) calibrano influenze e stili in efficace e originale equilibrio. Chiude l’ep una folk-rock “Revival” che, seppur trascinante con i suoi fiati in primo piano sul tappeto di batteria e percussioni, è lontana dalla “Haiku” che lo apre molto più dei tre brani da cui la separa.

I testi di Federico Anelli hanno la delicata profondità di chi osserva il mondo e lo riporta tra le note senza cinismo né furbizia, e con una vena decisamente poetica.  Il Rumore della Tregua sono, oltre ad  Anelli (voce, acustica), Andrea Schiocchet (batteria), Marco Magister Torresan (chitarra), Marco Cullorà (basso), Lorenzo Monesi (fiati, percussioni): insieme, potrebbero riuscire dove altre band hanno fallito, ovvero suonare classico e solido gli anni della mancanza di memoria e dell’esasperata tecno-evacuazione di tutto quel che passa e va.

(David Drago)

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