L’indie pop nel senso più puro del termine, quello dei ritmi incalzanti e delle melodie cristalline attraversate sempre da un velato senso di occasione mancata. Il nuovo album dei Veronica Falls, Waiting For Something To Happen, prodotto da Rory Atwell (The Vaccinees, Yuck e altri), è soprattutto questo: un compendio perfetto del suono C86, devoto in maniera particolare alle Shop Assistants e Talulah Gosh, e se pensate che non sia innovativo abbastanza allora forse avete sbagliato genere.
La continuità con il loro debutto si direbbe – come dire – totale tanto nei suoni quanto nei temi, ma dell’immaginario lugubre con il quale “Veronica Falls” tornava spesso a giocare, qui non rimane che qualche traccia. Nella esplicita “Buried Alive”, nella cui scrittura si intravede un tocco sinistro alla Morrissey, ma anche in “So Tired”, che mostra più di qualche affinità con le Dum Dum Girls. Mediamente luminoso è invece il singolo “Teenage”, un inno alla adolescenza catchy come potrebbero farlo dei Camera Obscura più chitarrosi del solito. Quel che è più importante però è che in “Waiting For Something To Happen” si confermano tutte le qualità che i Veronica Falls avevano mostrato col precedente album, prima fra tutte quella di riuscire, come pochi altri, ad avvicinarsi con apparente facilità alla perfetta canzone pop. All killers no fillers, per dirla come piace agli anglofoni. Non ci si stanca mai, infatti, di ascoltare la voce morbida di Roxanne Clifford e quelle di Doyle e Hoare che si intrecciano in una “Broken Toy” tenera e punkeggiante, così come nel surf appiccicoso di “My Heart Beats” o in “Waiting For Something To Happen”, il brano dal carattere tutt’altro che remissivo che dà il titolo al disco. Che le armonie vocali siano però uno dei punti di forza dei Veronica Falls lo si capisce anche da altri pezzi forse identificabili come minori nonostante non manchino nemmeno qua i ritornelli letali. Su tutti “If You Still Want Me” e “Falling Out”, con le quali è quasi impossibile non pensare alle Lush, e “Last Conversation”, ultimo nella tracklist dell’album ma possibilmente il migliore brano dell’intero lavoro, un capolavoro di malinconia e dolcezza con la progressione delle chitarre e delle voci che in punta di piedi arrivano fino al confine col noise-pop.
I Veronica Falls riescono così nel loro piccolo miracolo: “Waiting For Something To Happen” mantiene tutto ciò che promette – canzoni pronte all’uso e un’energia contagiosa con cui gratificarsi senza mai andare oltre i tre minuti – e non è per niente semplice come può sembrare. Non fate però l’errore di aspettatevi altro da questo, in fondo è indie pop nel senso più puro del termine, mi sembrava di averlo già detto.
(Alberto Mazzanti)







