Predestinato non è la parola esatta ma è la prima che viene in mente, vedesi anche rivelazione e talento. Regno Unito Ottobre 2012 esce l’album di debutto di Jake Bugg, e sembra in un attimo di essere tornati indietro di molti decenni, quando la coessenzialità tra musica poesia e sentimento era sinonimo di nomi come Dylan, Young, Beatles e soci. La giovane età lascia basiti, infatti Jake è appena diciottenne e chi non lo sapesse penserebbe per via delle sue canzoni di ascoltare un veterano cantautore folk-blues, con la barba ispida e gli occhietti un po’ persi a causa dei troppi “trip”, ed invece come la cover dell’album ci svela si tratta di un ragazzino dalla faccia pulita e con gli occhi svegli che sanno molto bene dove stanno andando, sin dal giorno in cui alla tv per caso ascoltò la canzone “Vincent” di Don McLean e decise che avrebbe voluto scrivere canzoni.
Nel 2011 già era chiaro che avremmo sentito parlare di lui, infatti dopo essere stato scelto dalla BBC tra gli artisti emergenti da far esibire sul palco “introducing” del Festival di Glanstonbury, le sue canzoni iniziarono ad avere regolari passaggi radiofonici, ecco perchè non è stato un caso ritrovarlo appena debuttante al primo posto delle classifiche britanniche, e poi vederlo ricevere il disco di platino con oltre 300.000 copie distribuite in Inghilterra. Chiunque si facesse ingannare dall’idea che possa essere una nuova figura del panorama inglese che tenta di imitare i vari Oasis, Verve o Blur, desista, perché si tratta di un artista che sicuramente deve qualcosa ai suoi predecessori (come tutti del resto) ma riesce anche a trovare un punto d’incontro tra la romanticità delle vecchie venature blues e rock dei tempi che furono e la modernità evolutiva della musica odierna. Lo stesso Noel Gallagher ha detto di lui che sarà il futuro della musica, ed è proprio per il suo grande talento che l’ha voluto come spalla in alcune date del suo tour. Canzoni come “Broken” o “Someplace” sono l’esempio lampante di come la maturità artistica non si possa misurare all’anagrafe; ballate soffici e ruvide allo stesso tempo, s’intrecciano in una architettura stilistica da fare invidia ad ogni menestrello attualmente in giro. “Trouble Town” invece rende l’idea di come si possa anche aumentare il numero di giri senza perdere però smalto poetico ed armonia.
Per chi avesse snobbato, tralasciato o semplicemente ignorato l’esistenza di questo formidabile cantautore non ha che da mettersi in pari iniziando dall’ascolto delle canzoni che noi di Shiver vi proponiamo qui di seguito… stay tuned
(Marco Iannella)







