Ben Lee – Ayahuasca: Welcome To The Work (2013 – Lojinx)

By Shiver on 31st, luglio 2013 with in Recensioni

ben_lee-cover2013Sarà che vive nella terra dei grandi spiriti, magari preso da sogni e ossessioni tribali o animisti, oppure schiavo di visioni in quadrophonia, fatto sta che il musicista-sperimentatore australiano Ben Lee vuole dare un colpo di coda alla sue “transgeniche” volontà musicali, vuole intraprendere una linea “sopra le linee” che lo stacchi definitivamente dalle solite cose e, a drizzare bene le orecchie, qualcosa pare di intra(sentire) anche se all’inizio un rodaggio è d’uopo se ci si vuole addentrare in questa devozione allucinata.

Allucinata? Si, certamente, perche il nostro eroe Lee per scrivere il suo nuovo lavoro Ayahuasca: Welcome To The Work si è poppato una buona dose di – appunto –  Ayahuasca, bibenda propiziatoria ed alcaloide al massimo usata dagli indigeni d’Amazzonia durante i loro riti magici, e di visioni in musica ne escono a migliaia, una stravagante giaculatoria spalmata su ben dieci tracce che tutto sommato da il suo brivido “altro”,  un incastro tribal-pop-psichedelico che ha fine corsa ti lascia in testa e nelle radici il profumo accentuato di quella mistura divinatoria.
Un disco certamente contaminato e che si posta nelle definizione di un multi stile – possiamo dire – anche ricercato, in grado di muoversi su diversi territori e su molteplici direttrici di non poco conto; non cercate qui gli sballi sbracati che si potrebbero immaginare, non sacrificate l’ascolto attento per una caccia al pelo fuori posto, immergetevi in questa polla di psichedelica consapevole, affossate il corpo nei multistrato della tracklist, e se amate cose sonanti fuori ottica qui c’è pane per i vostri denti, come i giochi di respiro o un pianoforte che ama il suo giro fisso (“Welcome to the house of mystical death”, “Meditation on Boeing born”), la chitarra acustica legnosa o la pastorale corale dei versanti Sixsteen (“The will to grow”, “I am that I am”), il dondolio di un miraggio Tunisino (“Song for Samael”) e quell’eco alla Steppenwolf rilasciato dalla ballata finale “Thank you”, poi tocca a voi se continuare con la pressione sul tasto repeat di seguitare a far parte del mondo di questo cantautore, siete voi a decidere cosa fare.

 Ben Lee a trangugiato l’Ayahuasca e ha visto oltre, voi a gozzo secco cercate almeno di intuire più in là no?

(Max Sannella) 

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