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	<title>Shiver</title>
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	<description>Dentro c&#039;è solo passione per la musica</description>
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		<title>HTRK &#8211; Work (work, work) (2011 &#8211; Ghostly Int.)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:03:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shiver</dc:creator>
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		<description><![CDATA[HTRK. Hate Rock. Odiare il rock. Prendere le distanze dalle etichette di genere flirtando comunque con i suoi umori e le sue attitudini, perchè è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.shiverwebzine.com/2012/02/22/htrk-work-work-work-2011-ghostly-int/htrk-cover2011/" rel="attachment wp-att-23041"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-23041" title="htrk-cover2011" src="http://www.shiverwebzine.com/wp-content/uploads/2012/02/htrk-cover2011-250x250.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>HTRK</strong>. Hate Rock. Odiare il rock. Prendere le distanze dalle etichette di genere flirtando comunque con i suoi umori e le sue attitudini, perchè è risaputo che non occorre per forza usare chitarre e distorsioni per fare rock senza restare poi intrappolati in una gabbia, raramente dalle sbarre dorate, il più delle volte invece insudiciata da vomito e piscio altrui, sempre troppo stretta per il proprio ego e le proprie ambizioni. Allora il rock si odia e questo odio si cela sotto una sigla, HTRK appunto.<span id="more-23026"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Quattro lettere in cui si rintana un trio australiano dedito alla sperimentazione sonora composta fin dagli esordi da una dose squilibrata di riverberi noise e texture elettroniche che in questo nuovo lavoro discografico intitolato <strong>Work (work, work)</strong>  diventano l&#8217;elemento principale: pattern elettronici malati si sovrappongono e copulano con chitarre che molto spesso diventato talmente inafferrabili da dubitarne la presenza; una voce, quella di <strong>Jonnine Standish</strong>, seducente ma in realtà troppo stanca tante sono le esperienze vissute a filo di epidermide e finite troppo presto, come il suicidio del bassista <strong>Sean Stewart</strong> avvenuto soltanto due anni fa, quando questo disco era in lavorazione. Da allora un&#8217;aura funerea ha investito questo Work (work, work) diventandone involontario testimone e testamento di un musicista morto giovane per sua scelta, mancando di due anni l&#8217;iscrizione al Club 27. Eppure non c&#8217;è traccia di umori strettamente mortiferi in questo disco, o almeno non di morte materiale, c&#8217;è sicuramente un diverso tipo di amore: guasto, deviato come può esserlo quello consumato in una sporca camera di un alberghetto senza stelle a darne luminosità in una notte qualsiasi, di una città qualsiasi, dove corpi troppo magri e sempre troppo affollati per un solo letto cercano rifugio gli uni negli altri, una solitudine dell&#8217;anima che va saziata con il calore effimero di un altro individuo. Solitudini che si sommano anzichè sparire definitivamente. Oppure un amore talmente perfetto da far sentire anche in lontananza la puzza di plastica mentre suda e si sforza di essere impeccabile ad ogni movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo degli HTRK non è l&#8217;epitaffio di una band che ha deciso di mollare tutto quando proprio uno dei tre ha ceduto sotto il peso di una vita troppo pesante da sostenere sulle proprie spalle strette bensì un atto d&#8217;amore definitivo da dedicare proprio a quella persona che ne è stata parte integrante. Un disco affascinante, lontano dai rumorismi noisy degli esordi (<strong>Nostalgia</strong>, del 2007) e più morbosamente attaccato a quei sogni bagnati, quasi pop, descritti in <strong>Marry Me</strong> (disco uscito nel settembre del 2009 che ha segnato anche una delle ultime produzioni di <strong>Rowland S. Howard</strong>, membro storico dei The Birthday party, morto di cancro qualche mese più tardi), sogni che in questo frangente diventano desideri estremi. Alla fine quel che resta è un disco scuro e vizioso, parente drogato e più malinconico di quel debutto omonimo partorito qualche anno fa dai cugini inglesi dalla doppia X. Da recuperare, nel caso ti sia sfuggito.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #800080;">(Antonio Capone)</span></p>
<p><iframe style="position: relative; display: block; width: 300px; height: 410px;" src="http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/album=85845207/size=grande3/bgcol=FFFFFF/linkcol=4285BB/" frameborder="0" width="300" height="410"></iframe></p>
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		<title>Manetti! &#8211; Video e free download di &#8220;Trainspotting&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 13:37:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shiver</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Manetti! rilasciano un nuovo singolo tratto dal sophomore e omonimo album uscito lo scorso Giugno su Sangue Disken (Qui la recensione): la traccia in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shiverwebzine.com/2012/02/22/manetti-video-e-freed-ownload-di-trainspotting/manetti-single2012/" rel="attachment wp-att-23034"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-23034" title="manetti-single2012" src="http://www.shiverwebzine.com/wp-content/uploads/2012/02/manetti-single2012-250x250.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>I <strong>Manetti!</strong> rilasciano un nuovo singolo tratto dal sophomore e omonimo album uscito lo scorso Giugno su Sangue Disken (<a title="Manetti! – Manetti! (2011 – Sangue Disken)" href="http://www.shiverwebzine.com/2011/06/27/manetti-%e2%80%93-manetti-2011-sangue-disken/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Qui</strong></span> </a>la recensione): la traccia in questione si intitola <em><strong>&#8220;Trainspotting&#8221;</strong></em> ed è uscita assieme ad un video, diretto da <strong>Luca Merli, </strong>il quale si trovava dietro la macchina da presa anche con il precedente singolo del trio, &#8221;<em>You and I and the Screaming Trees&#8221;</em>. Ma questa non è l&#8217;unica novità riguardante il brano che, dopo essere stato in anteprima su <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.dlso.it/" target="_blank">dlso</a></strong></span><em>, </em>viene rilasciato sotto forma di 5 remix realizzati ad hoc da altrettanti musicisti gravitanti nell&#8217;orbita elettronica - Mouth, Farbror, Riga, Eniac e STRA - i quali ne trasfigurano le forme iniziali prettamente rock a favore di ambientazioni più consone ad un dancefloor che ad palco. <em>&#8220;Trainspotting&#8221;</em> è anche il brano di apertura della nostra tredicesima compilation che puoi scaricare gratuitamente <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.shiverwebzine.com/2011/06/11/shiver-vol-13/" target="_blank">QUI</a></strong></span>. Qua sotto invece trovi il video ed il player con il quale ascoltare e scaricare gratuitamente i remix del brano.</p>
<p><span id="more-23032"></span><br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/bJCHOr3JREA?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><iframe style="position: relative; display: block; width: 300px; height: 410px;" src="http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/album=2810139909/size=grande3/bgcol=FFFFFF/linkcol=4285BB/" frameborder="0" width="300" height="410"></iframe></p>
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		<title>La Biblioteca Deserta &#8211; Progetto 23 (2011 &#8211; Autoprodotto)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shiver</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il “Progetto 23” è un esperimento, uno stimolo creativo, una dimensione reale dove musica e cinema hanno la possibilità di incontrarsi, conoscersi e creare strette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.shiverwebzine.com/2012/02/22/la-biblioteca-deserta-progetto-23-2011-autoprodotto/la-biblioteca-deserta-cover2011/" rel="attachment wp-att-23029"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-23029" title="la-biblioteca-deserta-cover2011" src="http://www.shiverwebzine.com/wp-content/uploads/2012/02/la-biblioteca-deserta-cover2011-250x250.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Il “Progetto 23” è un esperimento, uno stimolo creativo, una dimensione reale dove musica e cinema hanno la possibilità di incontrarsi, conoscersi e creare strette relazioni di produzione. </em>Queste parole ci introducono all’EP de <strong>La Biblioteca Deserta</strong>, giovane gruppo barese in questi giorni alle prese con la pubblicazione del loro primo full-lenght, <strong>Travelling Without Gravity</strong>. Il <strong>Progetto 23</strong> è la colonna sonora del cortometraggio “23” prodotto dalla Faro Records, giovanissima etichetta pugliese che si sta facendo spazio nel già troppo variegato panorama musicale italiano, a suon di uscite clamorose, come questo disco.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-23028"></span>Cinque tracce, anche in free download, per spiegare un po’chi sono i La Biblioteca Deserta, da dove vengono e dove vanno. Vengono da un background musicale ovviamente ampissimo, condizione necessaria per avventurarsi tra le maglie del post-rock e vanno in una direzione ben precisa, quella volta a creare un suono riconoscibilissimo e personale, come sembrano suggerire gli organi sintetizzati nella maggior parte delle tracce, oppure la dolcissima ed ipnotica chitarra dell’ultimo pezzo che richiama alla mente atmosfere tipicamente figlie degli <strong>Ulan Bator</strong>.<br />
Il risultato di questi venticinque minuti di musica è un ep gradevole oltre ogni previsione, costellato di momenti esplosivi ed altri riflessivi, capace di riprendere la lezione della scena post-rock nordamericana senza riproporne ostinatamente i soliti canoni, ma trovando un punto di originalità che porta ad un solo effetto: Play. Di nuovo.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #800080;">(Mario Mucedola)</span></p>
<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.labibliotecadeserta.com/" target="_blank">Sito</a></strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/TS4_iGcT2lY?rel=0" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
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		<title>Gli Ex-Sogni degli Uomini</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 10:44:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shiver</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aggiornato il post sul nuovo album dei The Men: Ora oltre ad ascoltare la traccia che dà il nome all&#8217;intero disco, Open Your Heart, c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiornato il post sul nuovo album dei <strong>The Men</strong>: Ora oltre ad ascoltare la traccia che dà il nome all&#8217;intero disco, <strong>Open Your Heart</strong>, c&#8217;è in streaming la tiratissima <em><strong>&#8220;Ex Dreams&#8221;</strong></em>. Puoi  ascoltare i due brani e trovare tutte le info sul nuovo disco <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.shiverwebzine.com/2012/02/05/the-men-open-your-heart-primo-singolo-e-nuovo-album/" target="_blank">QUI.</a></strong></span></p>
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		<title>Trailer Trash Tracys &#8211; Ester (2012 &#8211; Vagrant)</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 15:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shiver</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si esce vivi dagli anni ottanta. Per chi ha vissuto quel momento musicale o per chi invece non era ancora nato ma lo riporta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shiverwebzine.com/wp-content/uploads/2011/12/trailer-trash-tracys-ester-.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20346" title="trailer-trash-tracys-ester-" src="http://www.shiverwebzine.com/wp-content/uploads/2011/12/trailer-trash-tracys-ester--300x300.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non si esce vivi dagli anni ottanta. Per chi ha vissuto quel momento musicale o per chi invece non era ancora nato ma lo riporta in auge nel tempo, è davvero difficile dimenticare e cambiare abito. Sto parlando degli &#8217;80 dark (non quelli fluorescenti da Best Company), dove il re era <strong>Robert Smith</strong> e il suo regno, tutto nero, pullulava di ragnatele impolverate. Le sonorità che rendono davvero speciale questo debutto arrivano però dalle diramazioni più sognanti di quel filone nato con i <strong>Cure</strong>.<span id="more-23010"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Forse è meglio posizionare il sound dei <strong>Trailer Trash Tracys </strong> tra lo shoegaze dei <strong>My Bloody Valentine </strong>e quell&#8217;aria mistica mediorientale dei <strong>Dead Can Dance</strong>. Insomma, dico io, un bel mix. Ma la vera genialità che divide le band che fanno musica degli anni ottanta da quelli che fanno musica anni ottanta nel 2012 è il sapersi musicalmente adeguare alle sonorità del presente. I TTT questo lo sanno benissimo e non si limitano a suonare dark. In tutto quel nero riescono a piazzare nuovi effetti sonori dati dal synth, cambiamenti di ritmo all&#8217;interno della stessa canzone che regalano quel lato attuale a un concetto passato. Ma per le persone nostalgiche come me, che difficilmente riescono a separarsi anche della polvere sui vinili, è impossibile non sentire la pelle d&#8217;oca quando inizia il giro di basso nella track <em>“<strong>You Wish You Were Red</strong>”</em>. In rete c&#8217;è un vero dibattito riguardo a questo brano. Molti dicono che assomiglia a una canzone intitolata <em>“Bitch”</em> di  una certa  <strong>Meredith Brooks</strong>, alcuni invece affermano che è spudoratamente copiata da <em>“<strong>Baba O&#8217; Riley</strong>”</em> degli <strong>Who</strong> (sicuramente il giro di basso è palesemente presa da questa canzone). Io non lo so, forse è stata la signorina Brooks a plagiare gli Who, di certo so solo che a me ricorda così tanto la colonna sonora della serie televisiva Twin Peaks che tanto ha fatto sognare e rabbrividire gli angoli più oscuri della mia adolescenza dark.<br />
Quindi se non si esce vivi dagli anni ottanta penso che ci morirò sguazzandoci dentro felicemente, fino all&#8217;ultima nota.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #800080;">(Alessio Basile)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://trailertrashtracys.com/" target="_blank">Sito</a></strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/g13j8rECBi4?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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		<title>A Classic Education &#8211; Forever Boy (nuovo video)</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 13:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shiver</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La brace di una Winston si consuma lentamente in un officina mentre mani esperte si prendono cura della &#8220;bimba&#8221; che di lì a poco porterà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shiverwebzine.com/2012/02/21/a-classic-education-forever-boy-nuovo-video/a-classic-education-video2012-2/" rel="attachment wp-att-22985"><img class="size-medium wp-image-22985 alignleft" title="a-classic-education-video2012" src="http://www.shiverwebzine.com/wp-content/uploads/2012/02/a-classic-education-video2012-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>La brace di una Winston si consuma lentamente in un officina mentre mani esperte si prendono cura della &#8220;bimba&#8221; che di lì a poco porterà il <em>&#8220;Forever Boy&#8221;</em>  a spasso, assaporando assieme il vento freddo che solca strade percorse mille volte. Cambio scena, da un&#8217;altra parte c&#8217;è una gang che invece preferisce tenere le moto a parcheggio, bevono fumano e fanno i bulli per impressionare le signorine presenti, si sentono tutti fratelli, parte di qualcosa che durerà per tutta la vita o solo per una stagione&#8230; poco importa, ora si sentono giovani e immortali. Il paesaggio è incantevole come pure il bianco e nero (ormai di serie) utilizzato per il nuovo video degli <strong>A Classic Education</strong>, i quali ad un mese da quello di <em><strong><a href="http://www.shiverwebzine.com/2012/01/11/a-classic-education-baby-its-fine-nuovo-video/" target="_blank">&#8220;Baby it&#8217;s Fine&#8221;</a></strong></em> decidono di girarne un&#8217;altra clip a supporto del brano &#8220;<em><strong>Forever Boy&#8221;</strong></em>. Il brano è contenuto in quel gran bel disco d&#8217;esordio dal titolo<strong> Call It Blazing</strong> ed il suo videoclip  è stato filmato e diretto dall&#8217;Opificio Ciclope.<span id="more-22983"></span></p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/36715604?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/36715604">A Classic Education &#8211; Forever Boy (Official Video)</a> from <a href="http://vimeo.com/aclassicedu">A Classic Education</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gaia Riva – Tutto Cade (parte 1) (2012 Sun Music/ Wondermark)</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 12:22:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shiver</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giocare a supereroe, a fare la principessa e – non a caso – la rockstar è non soltanto eccitante, figo ma decisamente evolutivo, si scoprono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shiverwebzine.com/2012/02/21/gaia-riva-tutto-cade-parte-1-2012-sun-music-wondermark/gaia-riva-cover2012/" rel="attachment wp-att-22972"><img class="size-full wp-image-22972 alignleft" title="gaia-riva-cover2012" src="http://www.shiverwebzine.com/wp-content/uploads/2012/02/gaia-riva-cover2012.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Giocare a supereroe, a fare la principessa e – non a caso – la rockstar è non soltanto eccitante, figo ma decisamente evolutivo, si scoprono infinite cose e nuove sorprese, prototipi perfetti per la costruzione –  rimanendo nel fattore musica – di personaggi che hanno qualcosa da dire in note e canzoni e che vivono appieno lo slancio avventuroso che li porta ad una ribalta conquistata in minima parte, ma è una minima parte che si fa notare sfrontatamente.<span id="more-22973"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gaia Riva</strong> è una nuova cantautrice, bresciana, ribelle e dolce che si affaccia al gran pubblico – ha già in attivo un altro disco nel 2009 – con <strong>Tutto cade (parte</strong> <strong>1)</strong> una prova musicale in sette tracce che tocca molti generi, inafferrabile come una farfalla alla ricerca di un linguaggio tutto suo, ma appunto come una farfalla di una bellezza encomiabile, incrocio tra una <strong>Sandra Nasic</strong> (<em><strong>“Ego”</strong></em>) d’oggi e un’<strong>Angela Baraldi</strong> (<em><strong>“20 ragioni (per stare con me)”</strong></em>) di ieri, una forza femminile che esplode e riflette libertaria, orientata a far parlare di sé da qui ad un futuro prossimo: restringere la possibilità di scelta di una qualsiasi di queste tracce è una cosa ardua e di poco significato, tutte valgono il palma res di un ascolto vivo e attento, tutto è un respiro aperto, rock, pop, cantautorato e colori che hanno una musicalità incredibile, panacea e bava alla bocca per palinsesti radiofonici illimitati e per stereo affamati di cose buone.<br />
L’artista Riva ha una voce pervasa da una grande e appassionante comunicativa fuori delle regole consuete, diciamo bel canto trasversale e rebel ideale per un disco “dei nostri giorni”, fresco, pimpante, che sa quello che vuole e che indovina quello che da, senza faticare le pesantezze intime o traspeggiare con carcasse ideologiche di resistere al mercato, un Ep – per essere corretti – che arriva come un killer, ti consuma di piacere e ritorna a caricarsi per reiterare colpi senza fine; schizzato il refrain alla <strong>Sick Tamburo</strong> (<em>“<strong>Megafono che</strong>”</em>), storie con i nervi tesi (<em>“<strong>Silenzio</strong>”</em>), con gli occhi persi dentro quelli di un padre (<strong><em>“Papà”</em></strong>), a fondo nell’epico di un sentimento <em>“<strong>Bianco e nero (dicotomia)</strong>”</em> come nella penna che rimarca la scrittura di una cantautrice che afferma la propria autonomia creativa come l’aria che respira rarefatta (<em>“<strong>Tutto cade</strong>”</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Se si vuole fare l’evoluzione e non soltanto subirla, allora è la forza, la confidenza e anche la faccia tosta che fa la differenza, tutta la differenza del mondo, e Gaia Riva vive e suona dove c’è da rischiare qualcosa, con quel seme in petto di chi sa di essere una rockstar dentro ma che aspetta il momento giusto per saltarci addosso.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #800080;">(Max Sannella)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.gaiariva.it" target="_blank">Sito</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Tutto Cade (parte 1) Previews&#8221;</em><br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/dRvvg7Y7Yfk?rel=0" frameborder="0" width="560" height="30"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Soviet Soviet &#8211; Contradiction (nuovo video)</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 11:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shiver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[contradiction]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo video]]></category>
		<category><![CDATA[soviet soviet]]></category>
		<category><![CDATA[summer jesus]]></category>

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		<description><![CDATA[Brutta storia avere una madre violenta, un fidanzato intraprendente come un ameba e, ciliegina sulla torta, un padre troppo affettuoso e premuroso tanto da far [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Brutta storia avere una madre violenta, un fidanzato intraprendente come un ameba e, ciliegina sulla torta, un padre troppo affettuoso e premuroso tanto da far sembrare casti e innocenti certi preti in cerca di strusci e &#8220;coccole&#8221;  su giovani chierichetti.<br />
Questi sono i protagonisti del nuovo video dei <strong>Soviet Soviet</strong> realizzato per <em><strong>&#8220;Contradiction&#8221;</strong></em>, traccia contenuta nel recente ep della band marchigiana <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.shiverwebzine.com/2011/07/01/soviet-soviet-summer-jesus-ep-2011-tannen-rec/" target="_blank">Summer Jesus</a></strong></span>. La regia è affidata a Roberto RUP Paolini.<span id="more-22961"></span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/cJOx0GxS-Xw?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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		<title>Ma che musica è questa? Gunzard+Psychofagist+Bologna Violenta@Leoncavallo &#8211; 16/02/12</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 10:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shiver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live Report]]></category>
		<category><![CDATA[bologna violenta]]></category>
		<category><![CDATA[gunzard]]></category>
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		<category><![CDATA[psychofagist]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shiverwebzine.com/2012/02/21/ma-che-musica-e-questa-gunzardpsychofagistbologna-violentaleoncavallo-160212/psychofagist9/" rel="attachment wp-att-22945"><img class="alignleft  wp-image-22945" title="Psychofagist9" src="http://www.shiverwebzine.com/wp-content/uploads/2012/02/Psychofagist9-300x224.jpg" alt="" width="240" height="179" /></a>Leoncavallo e TRoK! (persone che provano a far capire che qui c&#8217;è tanto di valido e non è solo la musica ma l&#8217;ottica l&#8217;atteggiamento che solo per come si è si è strutturalmente diversi e opposti alla logica del mercato musicale &#8211; cit) sono una coppia pericolosa. Lo ha dimostrato la serata del 16 febbraio, in cui sul palco della Foresta si sono alternate tre band di curiosa estrazione musicale. Definirle metal sarebbe improprio. Le influenze sono talmente varie che è difficile, soprattutto per una frequentatrice sporadica del genere, arrischiarsi in catalogazioni o cavillare sulle definizioni. <span id="more-22939"></span><br />
Probabilmente basta citare uno dei protagonisti <em>&#8220;le altre due band fanno un noise cattivissimo&#8221;</em>. Purtroppo dei <strong>Gunzard</strong> ho avuto l&#8217;occasione di ascoltare solo la parte finale del set. I due ragazzi erano intenti a manopolari i suoni da una grande console, cut-up sonori e distorsioni fino al lento scemare nel vuoto. Poi è il turno degli <strong>Psychofagist</strong>, trio di chitarra-basso-batteria che non ha nulla di classico. La musica ha una struttura impeccabile, guidata da una sezione ritmica densa. I tre si muovono sul palco inseguendo le note e il loro ritmo spezzato, fino a contorcersi al suolo abbracciati al proprio strumento. A completare la musica c&#8217;è il growl, poche ed <a href="http://www.shiverwebzine.com/2012/02/21/ma-che-musica-e-questa-gunzardpsychofagistbologna-violentaleoncavallo-160212/bologna-violenta2/" rel="attachment wp-att-22944"><img class="alignright size-medium wp-image-22944" title="bologna-violenta2" src="http://www.shiverwebzine.com/wp-content/uploads/2012/02/bologna-violenta2-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>efficaci urla d&#8217;impatto. Ultimo a salire sul palco del Leo è <strong>Bologna Violenta</strong>, aka Nicola Manzan. Armato di SG nera d&#8217;ordinanza il musicista propone live i brani del suo ultimo album <strong>Utopie e piccole soddisfazioni</strong>. Il set è serrato e alterna i &#8220;tormentoni&#8221; dei precedenti lavori alle chicche del nuovo materiale. I campionamenti di dialoghi, voci e altri strumenti, si scontrano con i tagli della chitarra elettrica. La crudezza dei suoni si carica di ironia, gesti e sguardi divertiti, la gag sulla base &#8220;gay&#8221;, il sommo fallo <em>&#8220;che non mi piace più&#8221;</em>, piccole sfumature che fanno sorridere. A richiesta del pubblico Nicola estrae dalla custodia il violino e si esibisce in una versione di <em><strong>&#8220;Blue Song&#8221;</strong></em> da brivido. L&#8217;unica pecca è l&#8217;assenza di <em><strong>&#8220;Valium Tavor Serenase&#8221;</strong></em>, cover dei CCCP interpretata sul disco da Aimone dei FASK, una vera chicca.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #800080;">(Amanda Sirtori)</span><br />
<span style="color: #800080;">Foto: Jessica Bartolini </span></p>
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		<title>Babel – Babelizm (2012 &#8211; Lo Scafandro/UPR/Edel)</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 09:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shiver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[babel]]></category>
		<category><![CDATA[babelizm]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Ascoltare gruppi come i Babel conforta, un ensemble composto da una cantante italo-indiana, un musicista greco che suona jazz e rock, un bassista che milita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shiverwebzine.com/2012/02/21/babel-babelizm-2012-lo-scafandroupredel/babel_babelizm-cover2012/" rel="attachment wp-att-22951"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-22951" title="Babel_Babelizm-cover2012" src="http://www.shiverwebzine.com/wp-content/uploads/2012/02/Babel_Babelizm-cover2012-250x250.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Ascoltare gruppi come i <strong>Babel</strong> conforta, un ensemble composto da una cantante italo-indiana, un musicista greco che suona jazz e rock, un bassista che milita in un gruppo di taranta, un violinista bosniaco, un ex componente dei Modena City Ramblers, uno degli animatori di progetti quali Materiale Resistente, un elettronico che non disdegna il blues…<span id="more-22946"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E forse non è un caso che questo progetto nasca in un ideale punto di mezzo, un paese di provincia come Correggio (Reggio Emilia), che negli anni Novanta ha ospitato una delle Feste dell’Unità sui cui palchi non suonavano Orietta Berti o Michele ma artisti del calibro di Sonic Youth e Neil Young. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti, i testi spaziano dall’italiano all’hindi al greco… un vero e proprio melting pot, canzoni che si rifanno al passato, che vivono nel presente e ochieggiano al futuro… come riporta il comunicato stampa – ma non è, credetemi, una semplice definizione da manifesto – questo gruppo rappresenta uno spaccato di quella società multietnica e multi culturale nella quale viviamo ma che molti si ostinano a non vedere; il miracolo dei Babel è di riuscire non solo a raccontarle, quelle culture neanche poi così diverse, tutte affacciate su varie sponde del Mediterraneo, ma anche a farle incontrare, a mescolarle ed incrociarle, senza costruire sterili omaggi a una o all’altra tradizione, ma unendole indissolubilmente, dando vita ad un suono nuovo, dove l’elettronica fa da sottofondo al bouzouki, i tamburi si alternano ai violini e la voce, bella e modulata, ricuce con ago e filo questo tessuto fitto di lingue, vestiti, pettinature diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">I Babel esprimono una musica densa di stili differenti, ascoltare questo album è come fare un ideale viaggio che passa dalla pianura padana ai Balcani al mondo ellenico, un viaggio compiuto mentre si balla e si canta, con un idioma differente ogni volta che si raggiunge la tappa successiva. Menzione speciale per la track n. 1,<em><strong> “Cose che cambiano”</strong></em> e la malinconica e suadente “<em><strong>Mi hanno insegnato”</strong></em>. Meno interessanti gli esperimenti dance di pezzi come <em><strong>“Balla con la benda”</strong></em> e deludente la virata quasi macarenasca di altri come <em><strong>“Bada la badante”</strong></em>, peraltro mirabilmente introdotta e periodicamente interrotta dall’inconfondibile e incontenibile tormentone di Mahalageasca (Bucovina Dub).  Ma, critiche a parte, contaminare si deve e si può, e i Babel lo dimostrano.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #800080;">(Patrizia Lazzari)</span></p>
<p><a href="http://www.myspace.com/babelbazar" target="_blank"><strong>Myspace</strong></a></p>
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